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Volume

 

Bruno Forte

Confessarsi perché?

Il libro vuole essere un piccolo aiuto per coloro che trovano
difficoltà ad accostarsi al Sacramento della Confessione.
Come il papà con il figlioletto egli prende per mano il lettore
e l’accompagna con grazia e sensibilità ad accostarsi
al momento di riconciliazione con Dio.
Non è cosa facile confessare i propri peccati ad un estraneo e soprattutto se c’è una certa diffidenza o pregiudizio, ma l’autore gradualmente spinge il lettore ad un’analisi chiara
del perché bisogna confessare le proprie colpe al sacerdote che, investito da Gesù, ha il potere di rimettere le colpe.
Il libro si legge velocemente
ed in esso si affrontano le varie tappe che segnano il cammino di dolore e di pentimento dell’uomo ed infine
la speranza nel perdono e nella misericordia di Dio Padre.
La seconda parte del testo analizza la parabola del Figliol Prodigo. Come il padre accetta e perdona il figlio che ha dilapidato le sue sostanze e lo investe nuovamente di tutta la dignità del figlio,
così Dio Padre gioisce ed accetta con gioia nella sua casa
il peccatore pentito e rigenerato. 
Ma per fare una buona confessione si deve fare
anche un buon esame di coscienza e l’autore pone
in fondo al libro una serie di interrogativi per riflettere sul nostro comportamento nei confronti di Dio, del prossimo e delle cose.

Vai a Confessarsi perché? Prima e seconda parte

in Magistero in briciole.


Per che cosa vivere?

  Abbé Pierre

Mi chiedono spesso: qual è lo scopo della vita?

 Malgrado tale assurdità, ho tuttavia una certezza che sento mia dal momento in cui ho incontrato Dio nell' adorazione, quando ero un giovane frate cap­puccino. Tremando, con grande scandalo della mia intelligenza ma con la convinzione del cuore e della fede, io rispondo: lo scopo è di imparare ad amare.

Amare è quando tu, l'altro, sei felice, e allora sono felice anch'io. E quando tu, l'altro, sei infelice, e soffri, allora sono in pena anch'io. È tutto molto sempli­ce. Allora dico: la vita è un po' di tempo concesso ad alcune libertà, per imparare, se vuoi, ad amare, con la certezza di dover lottare contro il male.

  Significato della creazione: l'amore che risponde all' amore. Se non ci fosse al culmine questo fatto, do­ve d'improvviso due libertà possono concedersi e amarsi, tutta la creazione sarebbe assurda

 Amore e felicità

 Mi sono reso conto, con il trascorrere del tempo, che è importante distinguere bene la felicità dall'amore.

Anche se la gioia che accompagna l'amore è in­comparabile a ogni altra e determina la felicità più grande, è però fragile e non impedisce le sofferenze. Amare non impedisce dunque di soffrire. Come di­ceva la Vergine Maria a Bernardette di Lourdes: «In questa vita ti prometto di insegnarti ad amare ma non necessariamente a essere sempre felice».

Naturalmente tutti gli esseri umani cercano la feli­cità. Ma vivere una vita cristiana autentica non è cer­care la felicità a ogni costo. È cercare 1'amore, quale che sia il prezzo da pagare.

Dicendo questo, sono ben consapevole di una de­generazione che conviene evitare e nella quale sono caduti molti cristiani pii: quella del dolorismo.  Contrariamente a quanto ci hanno insegnato, il merito non ha alcun rapporto con la difficoltà.  Il merito si misura dall'amore con cui un atto viene eseguito e non da quel che costa (dolorismo).

 Il dolorismo è una perversione e una caricatura della vita cristiana che consiste nel ricercare la sofferenza, o nel compiacersene, con il pretesto che Gesù ha sofferto.

 No. Bisogna semplicemente accettare la vita come si presenta, e se non è possibile evitare una sofferenza, allora è meglio accettarla con amore che ribellarsi o fuggirla rinchiudendosi in sé stessi.

 

 

 

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