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S.E. Mons. FRANCESCO PIO TAMBURRINO

ARCIVESCOVO di FOGGIA - BOVINO

 

OSB Nato a Oppido Lucano, arcidiocesi di Acerenza, il 6 gennaio 1939.

Ordinato presbitero il 29 agosto 1965;
nominato abate ordinario di Montevergine il 29 novembre 1989;
eletto alla sede vescovile di Teggiano-Policastro il 14 febbraio 1998;
ordinato vescovo il 25 marzo 1998;
nominato segretario della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti il 27 aprile 1999;
nominato arcivescovo di Foggia-Bovino il 2 agosto 2003.

Attuali Incarichi

· 

Membro della Commissione Episcopale per la liturgia

· 

Membro della Conferenza Episcopale Pugliese

 

 

 

Mistero Pasquale e Sacramento della Penitenza

 

Messaggio di Sua Eccellenza Mons. Francesco Pio Tamburrino

All’Arcidiocesi di Foggia – Bovino

Per la quaresima 2007

 

Carissimi fratelli e sorelle nel Signore!

 Il Mistero che ci apprestiamo a celebrare nella Pasqua annuale è sempre presente e rifrange la sua luce in tutti i sacramenti della Chiesa. Anche il cammino quaresimale di conversione-penitenza è un~ dimensione pasquale della vita del cristiano. E del tutto naturale che, in Quaresima, cerchiamo di porre rimedio alle negligenze e ai peccati degli altri tempi dell'anno (cf.  S. LEONE M., Serm. de Quadr. I, 2.6; S. BENEDETTO, Regula, 49, 3), e intensifichiamo quegli atteggiamenti penitenziali, che possono sradicare dal nostro cuore ogni legame interiore con il peccato (GIOVANNI CASSIANO, Conl., 20, 5.8).

Sappiamo che la Chiesa nel tempo liturgico quaresimale prepara i catecumeni al battesimo e i fedeli a rinnovarne le promesse nella Veglia Pasquale, ed è questo il tempo nel quale la Chiesa e i singoli suoi membri sono chiamati a vivere le esigenze intrinseche di questo sacramento mediante una più profonda e progressiva conversione. Pertanto, mi è parso opportuno, nella Quaresima di quest'anno, invitare la Chiesa di Foggia-Bovino ad una riflessione sul "quarto sacramento", perché, sotto la luce e la forza della Parola di Dio e la potenza dello Spirito che operano efficacemente nei sacramenti della Chiesa, ci sentiamo chiamati a tornare a Colui che ci ama con amore di Padre e ci lava da ogni peccato nel sangue del suo Figlio.

Il sacramento della Penitenza o Confessione trova la sua collocazione, per così dire, originaria, nel tempo di Quaresima, perché ne è come un compendio. La penitenza, in senso cristiano, è fondata sulla stessa realtà battesimale ed è poi ripresa e vissuta in un sacramento da quanti ricadono nel peccato dopo il battesimo, nel "secondo laborioso battesimo" del sacramento della Riconciliazione. In questo Rito della Penitenza, i fedeli "ricevono dalla misericordia di Dio il perdono delle offese fatte a lui, e insieme si riconciliano con la Chiesa, che è stata ferita dal loro peccato, ma che mediante la carità, l'esempio e la preghiera coopera alla loro conversione" (CONC. VAT. II, Cost. Lumen Gentium, 11).

"Con tanta maggiore verità questo sacramento di salvezza influirà efficacemente sui fedeli, quanto più allargherà la sua azione a tutta la loro vita, e li spingerà ad essere sempre più generosi nel servizio di Dio e dei fratelli" (Premesse al Rito della Penitenza, 7b). La Quaresima ci aiuterà a far sì che la liturgia sporga sulla vita pratica. "Questo è massimamente chiaro nella penitenza. La penitenza non si può semplicemente «celebrare», la si deve vivere e patire" G. RATZINGER, Cantate al Signore un cantico nuovo, Milano 1996, ). Questo mio Messaggio intende sviluppare una riflessione sulla Penitenza come unità di sacramento e vita.

Nessuno può negare che il sacramento della Penitenza, nella tradizione e nella prassi cristiana, abbia rappresentato un forte momento di discernimento della coscienza e della guida pastorale, in quanto la vita cristiana non rappresenta solo una proposta oggettiva, ma tocca la coscienza dei singoli. Tuttavia, negli ultimi decenni, in molte regioni del mondo cattolico il sacramento della Penitenza è entrato in crisi, se non addirittura scomparso. Anche dove la frequenza ha ancora una certa tenuta, si deve notare che il credente attende qualche occasione, nella vita personale o familiare, che lo persuada ad accostarsi al Sacramento: prima Comunione dei figli, funerali di parenti o persone care, grandi feste dell' anno liturgico come Natale e Pasqua, oppure circostanze gravi della vita personale, come una malattia, ecc. Ma la Confessione o Penitenza difficilmente riesce a collocarsi stabilmente nella vita del singolo. Non se ne sente propriamente il bisogno. Non di rado si preferisce trasformare l'incontro sacramentale in un colloquio a carattere consolatorio, liberatore dell' ansia o semplicemente chiarificatore su problemi morali o familiari. Spesso assistiamo ad uno sforzo di "abbassare la soglia del confessionale" per rendere più accessibile la confessione.

l. Trovare un senso per "confessarsi"

Molte volte chi accede al confessore esordisce costatando che "non sa cosa dire": è una tacita dichiarazione non tanto di impreparazione ad una Confessione ordinata e sostanziosa, ma che è in crisi nel credente il senso del peccato. Già papa Paolo VI costatava: "Non si parla più di peccato, perché questa tristissima e realissima condizione dell'uomo peccatore implica l'idea di Dio. Implica l'idea dell' offesa fatta a Dio. Implica l'avvertenza del rapporto vivificante e reale con lui; implica la coscienza d'un intollerabile disordine nell'uomo delinquente; implica il terrore della sanzione collegata col peccato, la riprovazione eterna, l'inferno; implica il bisogno assoluto d'una salvezza, anzi di un Salvatore" (Discorso del 17 marzo 1971).

L'affievolirsi della coscienza del peccato è alimentato:

* dalla difficoltà di dare un nome al peccato, per l'evanescenza di senso della norma morale;

* dalla percezione della colpa come difetto umano, come incoerenza, come qualcosa che impedisce la realizzazione di sé, ma non come peccato contro Dio;

* dal senso della colpa, inteso in modo psicologico come immaturità, come disagio psichico, senza che sia chiarificato nel suo contenuto morale.

Il penitente dev'essere aiutato, appunto, a "dire il peccato" (confessione) dandogli un nome, riscoprendo che la norma morale ha un rapporto religioso con Dio. E qui si comprende perché il nuovo Rito della Penitenza prevede, in ogni forma celebrativa, l'annuncio della Parola di Dio. "È infatti la parola di Dio che illumina il fedele a conoscere i suoi peccati, lo chiama alla conversione e gli infonde fiducia nella misericordia di Dio" (Premesse al Rito della Penitenza, 17). È solo la Parola di Dio che riesce a dare un nome al peccato dell'uomo: (Riconosco la mia colpa, il mio peccato mi sta sempre dinanzi. Contro di te, contro te solo ho peccato, quello che è male ai tuoi occhi io l'ho fatto" (Sal 50/51, 5-6). Confessare il peccato davanti a Dio equivale a confessare la misericordia di Dio. "Non c'è confessione dei peccati più utile, dove non si loda Dio nel profondo del cuore, ma anche con la parolà' (S. AGOSTINO, Enarr. in ps. 105,2).

Non ci deve ingannare il fenomeno di un certo ritorno dell' etica anche nel mondo laicista, perché la norma morale è, in qualche modo, percepita come norma umanistica e non come norma religiosa e, quindi, con un riferimento a Dio e alla sua legge. Si cerca nell' orizzonte dell'uomo il riferimento assoluto di ogni valore morale.

Vivendo in tale contesto sociale e culturale, anche il credente, nella Confessione, fa fatica a capire il significato delle norme morali predicate dalla Chiesa, perché, valutandole in riferimento alla realizzazione di sé, si sente non compreso nel suo vissuto biografico.

Il conflitto che stiamo vivendo attualmente in Italia nasce da questa diversa lettura di ciò che "conviene" all' uomo nelle scelte di vita in base a criteri molto diversi: quello della cultura laicista o quello che guida l'insegnamento della Chiesa e la fede cristiana. Se l'uomo è il fondamento e misura della legge morale, a suo arbitrio può scegliere ciò che sembra convenirgli, anche a costo di intaccare la stessa natura umana come è stata creata da Dio. La Chiesa si appella alla legge iscritta dal Creatore nella natura umana: essa rappresenta l'unico valido baluardo contro l'arbitrio del potere o l'inganno della manipolazione ideologica.

Nella visione cristiana, l'autonomia morale dell'uomo non può contraddire i "fondamentali valori e principi antropologici radicati nella natura dell' essere umano, in particolare riguardo alla tutela della vita umana in tutte le sue fasi, dal concepimento alla morte naturale, e alla promozione della famiglia fondata sul matrimonio, evitando di introdurre nell' ordinamento pubblico altre forme di unione che contribuirebbero a destabilizzarla, oscurando il carattere peculiare e il ruolo sociale insostituibile della famiglia e del matrimonio" (BENEDETTO XVI, Discorso al IV Convegno ecclesiale nazionale di Verona (19 ottobre 2006).

Un altro passaggio che si impone è quello di riuscire a intravedere la connessione tra senso di colpa e coscienza del peccato. Il senso di colpa è inteso in modo psicologico come immaturità, ma non come peccato contro Dio. Il sacramento della Penitenza deve far maturare la coscienza del peccato che emerge quando il rapporto con Dio è percepito con valenza morale. Solo allora si può pensare di intraprendere un cammino di conversione.

Insomma, il senso del "confessarsi" e la richiesta rivolta al sacerdote "Padre, mi aiuti a confessarmi bene" indicano certamente il desiderio di conversione, cioè dell' esplicito riconoscimento della dimensione morale e teologica (e quindi anche cristiana) del proprio comportamento morale. Contestualmente il penitente è condotto a riconoscere il senso della misericordia di Dio, del suo perdono, che ci è donato attraverso la parola autoritativa della Chiesa (assoluzione) per la potenza dello Spirito Santo e il potere conferitole da Cristo.

La penitenza, la confessione è un sacramento che ci deve essere estremamente caro, perché ne abbiamo bisogno; perché ci umilia e poi ci rende beati; perché ci fa rientrare in noi stessi e rimette la coscienza nella giusta prospettiva con dinamica chiarezza; perché ci fa usufruire, fino all' esperienza interiore, della misericordia, della bontà, dell' amore paterno di Dio. Il sacramento ci restituisce la pace, la speranza del bene, la dignità battesimale; ci restituisce alla comunione con la Chiesa. Insomma, è la nostra Pasqua di risurrezione (cf. PAOLO VI, Discorso del 18 aprile 1973).

L’atto sacramentale della Penitenza non resta chiuso in se stesso, ma "sporge sulla vita pratica", diventa, cioè, inizio di un cammino faticoso di conversione e di penitenza, assunto come stile di vita e condizione permanente del cristiano rinnovato dalla grazia sacramentale, che mostra nel resto della vita cosa significhi: "fare frutti degni di conversione" (Mt 3, 8).

2. Il ministero della Penitenza

Il sacerdote, ministro della Penitenza, si fa compagno del penitente nello svolgimento delle varie tappe che compongono il sacramento:

"Il discepolo di Cristo che, mosso dallo Spirito Santo, dopo il peccato si accosta al sacramento della Penitenza, deve anzitutto convertirsi di cuore a Dio. Questa intima conversione del cuore, che comprende la contrizione del peccato e il proposito di una vita nuova, il peccatore la esprime mediante la confessione fatta alla Chiesa, la debita soddisfazione e l'emendamento della vità' (Premesse al Rito della Penitenza, 6).

Il confessore non è soltanto uno che ascolta la confessione del penitente e poi dà la penitenza e l'assoluzione, accompagnata eventualmente da qualche buon consiglio più o meno generico, ma colui che aiuta il credente a confessarsi proprio nell' atto del "dire il peccato", cioè aiuta il penitente a dirsi peccatore. Solo in questo coinvolgimento del sacerdote il penitente troverà la risposta persuasiva alle obiezioni ricorrenti: "Perché dire i peccati al prete?' oppure: "Il pentimento non basta a ottenere il perdono? Cosa c'entra la Chiesa?':

La Chiesa "centra" anzitutto perché essa "diventa strumento di conversione e di assoluzione del penitente, mediante il ministero affidato da Cristo agli Apostoli e ai loro successori" (Premesse al Rito della Penitenza, 8). La Chiesa coopera maternamente alla conversione del peccatore e si fa strumento della sua riconciliazione con Dio. La Chiesa è pure la comunità con la quale il peccatore è chiamato a riconciliarsi: la riconciliazione con la Chiesa è segno e strumento della riconciliazione con Dio (Premesse al Rito della Penitenza, 5 e 31). Ci si converte nella Chiesa e grazie al suo ministero.

Un altro ruolo essenziale è svolto dalla Chiesa mediante la catechesi che precede e accompagna il sacramento della Penitenza. È doveroso richiamare i presbiteri e gli operatori pastorali delle nostre comunità sulla necessità di una buona e costante catechesi sul sacramento della Penitenza, che indichi come il cammino non è quello generico del peccatore, ma del battezzato peccatore, il quale deve riconoscere il peccato attraverso un itinerario ecclesiale.

La vera riforma del Rito post-conciliare della Penitenza consiste proprio nel recupero della qualità cristiana del sacramento nella sua interezza: il "dire il peccato" (confessarst) deve diventare momento di conversione e iscriversi in un evento spirituale, sia da parte del penitente che del confessore e della comunità. Nella celebrazione stessa del sacramento dev' essere evidente che il "dire il peccato" è un aiuto reale alla conversione, intesa non solo come chiarificazione della coscienza, ma anche come cammino per superare il peccato e le radici che lo provocano.

Il Rito della riconciliazione dei singoli penitenti (prima forma) è quello più praticato dalle nostre comunità. Esso prevede una maggiore disponibilità di tempo per l'ascolto e il discernimento della coscienza. Perciò non può essere celebrato ovunque o "dove carità' (tra i banchi della chiesa, passeggiando nel cortile.. .): richiede un luogo specifico (penitenzieria) o una sede che metta in evidenza il valore del sacramento per la sua dimensione comunitaria e per la connessione con l'aula della celebrazione dell'Eucaristia;deve inoltre favorire la dinamica dialogica tra penitente e ministro con il necessario riserbo richiesto dalla celebrazione in forma individuale(cf. CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Nota pastorale del 18 febb!aio 1993 La progettazione di nuove chiese, 12). E ovvio che tali celebrazioni comunitarie rendono più evidente il "segno" della Chiesa.

Sul versante della presenza della comunità alla celebrazione della Penitenza è necessaria una più ampia pratica, nelle nostre comunità parrocchiali, del "Rito per Uz riconciliazione di più penitenti con la confessione e l'assoluzione individuale': Questa "seconda formà' dovrebbe essere celebrata con tanta intensità e coinvolgimento comunitario, da farla desiderare e preferire dai fedeli, anche per l'abbondanza e la ricchezza delle Scritture che vengono annunciate e spiegate nell' omelia.

Voglio richiamare anche l'importanza delle Celebrazioni penitenziali, "utilissime per la conversione e la purificazione del cuore, per ravvivare nella comunità cristiana lo spirito di penitenza, per aiutare i fedeli a prepararsi alla confessione (. ..), per educare i fanciulli a formarsi a poco a poco una coscienza del peccato nella vita umana, e della liberazione dal peccato per mezzo di Cristo, per aiutare i catecumeni nella loro conversione" (Premesse al Rito della Penitenza, 37).

La disponibilità del sacerdote al sacramento della Penitenza, sia in forma individuale che comunitaria, dev’ essere nota alla comunità parrocchiale, destinando un tempo riconosciuto, affidabile, fissato in orari ben visibili a tutti.

Vanno stabiliti durante l'anno grandi momenti dedicati alla pastorale della riconciliazione, specialmente in prossimità dei momenti essenziali della vita di fede, per offrire ai fedeli occasioni a riflettere e a confrontarsi sugli aspetti decisivi della vita cristiana (cE F. G. BRAMBILLA, La pastorale della prassi penitenziale, in AA. Vv., Riconciliazione, dono della Chiesa, Milano 1999, 25). Una cura speciale va posta nell'introdurre i ragazzi al sacramento della Penitenza, educandoli alla necessità del sacramento e, insieme, alla libera scelta ad accedervi.

È veramente importante che in ogni giornata del nostro servizio pastorale vi sia un tempo per le confessioni, inteso come normale forma del nostro ministero.

Il sacerdote stesso, se vive il suo ministero di riconciliazione in atteggiamento di obbedienza alla consegna pasquale del Risorto, che dona agli Apostoli il suo Spirito per la remissione dei peccati, celebrerà il gesto sacramentale sapendo che dispensa ai fratelli un dono di Dio, il "beneficio di Cristo". Egli è anche un ''piccolo padre', uno "staretz' (padre spirituale), come dicono i Russi ortodossi, che fa percepire la tenerezza del Padre celeste che, attraverso il ministero sacerdotale, riabbraccia il figlio dissipatore, risveglia la coscienza, scuote dal torpore e dalla pigrizia, lenisce le ferite, rincuora il cammino e prepara la festa. La comunità cristiana è il luogo della festa, il luogo della fraternità e della buona relazione con il Signore per un servizio ilare e filiale nel culto e nella carità.

Vorrei ancora notare come imparare a "dire il proprio peccato" faccia capire che la Confessione promuove la vita cristiana e la sua maturazione. Ancora una volta, la comunità cristiana ci aiuta a individuare gesti e atteggiamenti di ascesi che ci consentano di fissare l'esperienza della Confessione tra le dimensioni costanti della vita cristiana. Le pratiche ascetiche, che la liturgia del tempo quaresimale ci presenta come modo concreto per prepararci alla Pasqua, si innestano naturalmente in quel "sentiero della croce" che dev' essere il séguito naturale della Confessione.

* Sono i gesti del digiuno, della veglia, del silenzio, del pellegrinaggio, che assumono momenti della vita umana e ne mostrano la valenza simbolica, quando il possesso immediato non esaurisce il significato dell’esistenza, strutturalmente protesa verso " un oltre”.

* Vi sono, poi, gesti che portano a una configurazione alla passione di Cristo e si riferiscono alla capacità di accogliere ogni forma di sofferenza fisica e morale, compresa la malattia, la vecchiaia e la condizione di "debolezza" in una società che privilegia i forti e i potenti.

* Infine, vi sono i cammini che mettono in luce la dimensione comunitaria dell' ascesi e della conversione. In un tempo di marcato individualismo, l'appartenenza alla comunità cristiana fa ritrovare un luogo nel quale la libertà si apre veramente agli altri, li accoglie come sono, trova nella comunione fraterna uno stimolo per non chiudersi nell' ambito ristretto della cerchia familiare o degli amici. La comunità apre a forme stabili di volontariato e a servizi non improvvisati o intermittenti, ma capaci di costituire un cammino stabile e duraturo, quasi una scelta vocazionale e missionaria.

* * *

Carissimi fratelli e sorelle, in questa santa Quaresima il Signore ci conceda di comprendere la grandezza del sacramento della Penitenza, messo ogni giorno alla nostra portata. In esso Dio nostro Padre continua a manifestare, in modo sommo, la sua onnipotenza creatrice mediante il suo perdono.

Preghiamolo, perché non cessi di moltiplicare sulla sua Chiesa e sul mondo intero la sua misericordia, e ci doni, nella Pasqua che attendiamo con gioia, la stessa vita del suo Figlio Risorto!

 

Foggia, 21 febbraio 2007 Giorno delle Ceneri e inizio della santissima Quaresima

 

+  FRANCESCO PIO TAMBURRINO 

Arcivescovo Metropolita di Foggia- Bovino

Sintesi del Messaggio per la Quaresima 2007 

INTRODUZIONE

  

Nel suo messaggio sul Mistero Pasquale e Sacramento della Penitenza, Sua Eccellenza Monsignor Francesco Pio Tamburino ci ricorda che soprattutto durante il periodo della quaresima dobbiamo riparare alle negligenze ed ai peccati di tutto l’anno. E’ importante perciò intensificare gli atteggiamenti penitenziali per sradicare il peccato dal nostro cuore.

Confessando i propri peccati i fedeli ricevono da Dio misericordia , il perdono delle offese fatte a Lui, si riconciliano con la Chiesa che è stata ferita dal loro peccato.

La confessione è un sacramento estremamente importante, tutti ne abbiamo bisogno perché:

1)      ci umilia e poi ci rende beati

2)      ci fa rientrare in noi stessi

3)      ci fa usufruire della misericordia, bontà ed amore di Dio Padre

4)      ci restituisce pace, speranza del bene, dignità battesimale, insomma ci restituisce alla dignità con la chiesa

Essa è la nostra Pasqua di Risurrezione (Papa Paolo VI, discorso del 18 aprile 1973)

Il sacramento della Penitenza non deve però restare chiuso in se stesso ma deve “sporgere sulla vita pratica” perché  con esso ha inizio un  cammino faticoso di conversione e di penitenza assunto come stile di vita.

 

 

  1. Trovare un senso per “ confessarsi”.

Molte volte chi si avvicina al confessore esordisce con “non so cosa dire”: ciò dimostra non tanto una impreparazione alla confessione ma piuttosto è in crisi nel credente il senso del peccato stesso. Già Paolo VI nel discorso del 17 maggio 1971 constatava che non si parla di peccato perché ciò implica:

1)      l’idea di Dio

2)      l’offesa fatta a Dio

3)      la coscienza di disordine nell’uomo

4)      il terrore dell’inferno

il bisogno di un Salvatore

L’affievolirsi della coscienza del peccato è alimentata da:

a)      difficoltà di dare un nome al peccato

b)      il peccato è visto non come colpa contro Dio ma come difetto umano

il senso di colpa è visto come immaturità, disagio psichico senza tener conto del contenuto morale

a)      Il penitente deve essere aiutato  a dire il peccato (confessione) dandogli un nome e riscoprendo un rapporto con Dio. Il nuovo rito della Penitenza prevede infatti l’annuncio della Parola di Dio perché essa illumina il fedele facendogli riconoscere i suoi peccati e infondendogli la fiducia nella misericordia di Dio. E’ solo la Parola di Dio che riesce a dare un nome al peccato dell’uomo: “Riconosco la mia colpa, il mio peccato mi sta sempre dinanzi. Contro di te, contro te solo ha peccato, quello che è male ai tuoi occhi io l’ho fatto” (Sal 50-51, 5-6).

b)      C’è un conflitto tra cultura laica e l’insegnamento che la Chiesa e la fede cristiana impegnano nella scelta di vita dell’uomo. Se si segue la prima strada l’uomo a suo arbitrio sceglierà ciò che gli conviene di più; ma se si segua la fede il credente accetta i valori che essa propone e che vanno dal rispetto della vita dal concepimento alla morte naturale, all’importanza della famiglia e del matrimonio.

c)      Intravedere la connessione tra il senso di colpa e la coscienza del peccato. Il senso di colpa è  visto come immaturità ma non come peccato contro Dio. Il sacramento della Penitenza deve  

far maturare la coscienza del peccato che emerge solo quando il rapporto con Dio è percepito con valenza morale. Solo allora si può intraprendere il cammino di conversione.

Il penitente con “Padre, mi aiuti a confessarmi bene” desidera convertirsi e dicendo ciò riconosce la dimensione morale  e teologica del proprio comportamento morale. Egli riconosce inoltre la misericordia di Dio ed il Suo perdono che dona attraverso la parola della Chiesa (assoluzione) per la potenza dello Spirito Santo ed il potere datole da Cristo.

 

II Il ministero della Penitenza

Grande è il compito del sacerdote,ministro della Penitenza, che accompagna il penitente, il quale mosso dallo Spirito Santo si accosta al sacramento della Riconciliazione.

Il penitente deve avere: a) contrizione del peccato, b) il proposito di vita nuova.

Il sacerdote non è solo colui che ascolta la confessione, che dà la penitenza, l’assoluzione e qualche consiglio ma è soprattutto colui che aiuta il penitente a “dirsi peccatore”. Solo in questo coinvolgimento del confessore il penitente troverà le risposte a due domande ricorrenti:

1)      Perché dire i peccati ai preti?

2)      Non basta pentirsi per avere il perdono? Cosa c’entra la Chiesa?

 

La  Chiesa è fondamentale perché:

1)      è lo strumento di conversione e di assoluzione del penitente mediante il ministero affidato da Cristo ai suoi apostoli e ai loro successori

2)      si fa strumento di riconciliazione  del penitente con Dio

è la comunità con la quale il peccatore si riconcilia. La riconciliazione con la Chiesa è segno e strumento di riconciliazione con Dio.

  3)     è la comunità con la quale il peccatore si riconcilia. La riconciliazione con la Chiesa è segno 

           e strumento di riconciliazione con Dio.

Da sottolineare inoltre l’importanza della catechesi svolta dalla Chiesa che precede ed accompagna il sacramento della Penitenza. I presbiteri devono insistere nella costante e buona catechesi sul sacramento della Penitenza che mostra come il cammino non è quello generico del “peccatore” ma del “battezzato peccatore”, il quale deve riconoscere il peccato attraverso un itinerario ecclesiale. “Dire il peccato” nel sacramento, aiuta il peccatore a convertirsi ma anche ad intraprendere il cammino per superare il peccato stesso.

Il rito  della riconciliazione può avere due forme:

1)      La riconciliazione dei singoli penitenti

2)   La riconciliazione di più penitenti

La prima forma prevede una maggiore disponibilità di tempo per l’ascolto ed il discernimento della coscienza. Inoltre tale rito: a) non può essere celebrato ovunque o dove capita ( tra i banchi o passeggiando), b) richiede un luogo specifico (penitenziaria) o una “sede” che metta in evidenza il valore del sacramento che si vive, c) deve favorire il dialogo tra penitente e ministro.

La II forma è il rito per la riconciliazione di più penitenti con la confessione e l’assoluzione individuale: questa forma dovrebbe essere preferita dai fedeli per l’abbondanza delle Scritture che vengono annunciate e spiegate nelle omelie.

La disponibilità del sacerdote al sacramento della Penitenza deve:

1)      essere nota alla comunità con orari ben visibili a tutti

2)      durante l’anno il presbitero deve creare grandi momenti di pastorale di riconciliazione soprattutto in prossimità di momenti essenziali della vita di fede

3)      introduzione dei ragazzi al sacramento educandoli alla necessità dello Stesso

4)      ritagliare da parte del presbitero un po’ di tempo per le confessioni nell’arco della giornata.

L’esperienza della Confessione deve essere inscritta tra le dimensioni costanti della vita cristiana. Le pratiche ascetiche, che la liturgia quaresimale ci presenta per prepararci alla Pasqua, s’innestano nel “sentiero della croce” che deve essere il seguito naturale della confessione  e cioè:

1)      I gesti del digiuno, le veglie, il silenzio, il pellegrinaggio sono tutti momenti della nostra vita che simbolizzano l’esistenza protesa verso un “ oltre”.

2)      Malattie, vecchiaia e “debolezze” sono tutte forme di sofferenza fisica e morale che ci riportano alla passione di Cristo.

3)      L’appartenenza alla comunità cristiana fa ritrovare un luogo in cui si accolgono tutti così come sono; comunità  dove tutti sono fratelli evitando il rischio di chiudersi nella ristretta cerchia familiare o nell’individualismo.

 

 

 

 

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