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Regia : Gianluca De Serio, Massimiliano De Serio (opera prima)Anno di produzione: 2011 Durata: 103' Tipologia: lungometraggio Genere: drammatico Paese: Italia Produzione: La Sarraz Pictures s.r.l.; in collaborazione con Elefant Film, Rai Cinema Distributore: Cinecittà Luce Data di uscita: 20/01/2012 Formato di ripresa: 35mm/Cinemascope Formato di proiezione: 35mm, colore Ufficio Stampa: Marzia Milanesi Comunicazione per il Cinema / Ufficio Stampa Cinecittà Luce Vendite Estere: Intramovies Titolo originale: Sette Opere di Misericordia Altri titoli: Seven Acts of Mercy - Siedem Aktów Miłosierdzia
Cast
Interpreti:
Nella più squallida periferia di Torino, la giovane clandestina romena Luminita vive alla giornata borseggiando i paganti per pagare gli aguzzini che le hanno rubato i documenti. Luminita sta però organizzando un piano per scappare e ottenere una nuova identità, ma per farlo ha bisogno disoldi. Per compiere il suo progetto ha bisogno di una vittima, una persona sola e possibilmente debole. Sceglierà Antonio, un uomo anziano e malato che vive in una situazione di grande miseria e che necessita continue cure mediche. In ospedale avverrà il primo incontro tra i due, ma questo strano rapporto sarà destinato a evolversi in qualcosa di diverso e di inaspettato. Si parte da lontano, dall’alto. Le sette opere di misericordia, almeno quelle corporali, sono state elencate dallo scrittore ecclesiastico Lattanzio (secondo secolo dopo Cristo) e sono enumerate così: dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini, visitare gli infermi, visitare i carcerati, seppellire i morti. La storia di Luminita e di Antonio raccontata dai fratelli De Serio segue questa singolare scansione a capitoli, rifacendo a una tradizione che fin dalla pittura caravaggesca è stata fonte di ispirazione artistica. Il punto di partenza è decisamente impegnativo, si potrebbe avvertire una punta di presunzione da primi della classe, se non fosse che i fratelli De Serio sono già noti per i loro cortometraggi e documentari dai temi maturi e non decisamente semplici. Rileggere in chiave attuale le opere di misericordia non è un processo semplice e, in questo caso, non ha nulla di mistico o religioso.
Un percorso umano, più che spirituale, all’interno di due vite apparentemente vuote ma che hanno molto da darsi a vicenda. La sopravvivenza per i due protagonisti significa arrivare a fine giornata, ma con significati estremamente differenti. La lotta per la vita diventa per i De Serio un motivo narrativo che sottolinea come l’incontro (o lo scontro) tra i due personaggi sia fonte di un motivo per esistere, per vivere. Come in una via crucis dell’anima, i sette capitoli in cui è scandita la storia pongono lo spettatore di fronte a questioni che toccano le corde dell’anima, anche se la sensazione di lontananza da quella realtà rischia di indebolirne l’intensità. Poche parole, tanti gesti e sguardi fanno di Sette opere di misericordia un film molto rigoroso, che riesce a superare alcune lacune di sceneggiatura grazie alla bravura di Roberto Herlitkza, che non ha certo bisogno di conferme, ma anche alla sorpresa di Olimpia Melinte, splendida nella sua trasformazione da clandestina ferina ad amorevole badante di un povero anziano. Il paragone con il cinema dei Dardenne è suggerito da parecchi elementi, ma la sensazione è che manchi ancora qualcosa. Resta un’opera prima di livello per due autori di cui sentiremo parlare. I personaggi mettono a nudo la crisi di una società. Rappresentano l’Italia dell’immigrazione interna degli anni cinquanta e quella contemporanea che ha visto sorgere una nuova schiavitù e nuovi poveri, in una storia che li vede, loro malgrado, uniti.
![]() __________________________________________________________________uscita: 7 ottobre 2011 scheda tecnica soggetto e sceneggiatura ERMANNO OLMI considerazioni di CLAUDIO MAGRIS e GIANFRANCO RAVASI musiche SOFIA GUBAIDULINA fotografia FABIO OLMI montaggio PAOLO COTTIGNOLA scene GIUSEPPE PIRROTTA costumi MAURIZIO MILLENOTTI suono di presa diretta FRANCESCO LIOTARD fotografo di scena KASH GABRIELE TORSELLO ______________________________ una produzione CINEMAUNDICI in collaborazione con RAI CINEMA prodotto da LUIGI MUSINI in associazione con EDISON SpA ai sensi delle norme sul tax credit con la collaborazione di APULIA FILM COMMISSION e REGIONE PUGLIA e in associazione con INTESA SANPAOLO SpA ai sensi delle norme sul tax credit film riconosciuto di Interesse Culturale con sostegno dal MINISTERO per i BENI e le ATTIVITÀ CULTURALI DIREZIONE GENERALE per il CINEMA (MiBAC) con il patrocinio dell’ALTO COMMISSARIATO delle NAZIONI UNITE per i RIFUGIATI - UNHCR - UFFICIO per il SUD EUROPA distribuzione italiana 01 DISTRIBUTION distribuzione internazionale RAI TRADE ______________________________ nazionalità ITALIANA anno di produzione 2011 durata film 87’ cast artistico MICHAEL LONSDALE IL VECCHIO PRETE RUTGER HAUER IL SACRESTANO ALESSANDRO HABER IL GRADUATO MASSIMO DE FRANCOVICH IL MEDICO con ELHADJI IBRAHIMA FAYE IL SOCCORRITORE IRIMA PINO VINEY MAGDAHÀ FATIMA ALÌ FATIMA SAMUELS LEON DELROY IL BARDO FERNANDO CHIRONDA IL CHERUBINO SOULEYMANE SOW L’AVVERSO LINDA KENY MADRE FAMIGLIOLA BLAISE AURELIEN NGOUNGOU ESSOUA PADRE FAMIGLIOLA e i piccoli HEVEN TEWELDE MIRIAM RASHIDI OSARO WAMAH IL RAGAZZO TESTIMONE PROSPER ELIJAH KENY BIMBO FAMIGLIOLA Come un mucchio di stracci buttato là, sui gradini dell'altare. È il vecchio Prete, per tanti anni parroco in quella chiesa che ora non serve più e viene dismessa. Gli operai staccano dalle pareti i quadri dei santi e ogni altro addobbo, e mettono al sicuro gli oggetti sacri più preziosi dentro cofani speciali. Un lungo braccio meccanico stacca il grande Crocefisso a grandezza d'uomo appeso alla cuspide sopra l’altare per calarlo a terra come uno sconfitto. E’ inutile opporsi: nulla potrà fermare il corso degli eventi che l'incalzare delle nuove realtà impongono alla storia. Quando tutto sarà concluso, il 'saccheggio' avrà lasciato un vuoto doloroso, con le pareti nude e l’altare maggiore spoglio come un sepolcro. Lo sguardo del vecchio Parroco si leva verso il culmine del presbiterio dove la sparizione del Grande crocefisso è il compimento ultimo dell’atto sacrilego. Tuttavia, di fronte allo scempio della sua chiesa, il vecchio Prete avverte l'insorgere di una percezione nuova che lo sostiene. Gli pare che solo ora, quei muri messi a nudo rivelino una sacralità che prima non appariva. Da questo momento di sconforto dove tutto pare inesorabilmente e miseramente avviato alla dissoluzione, avrà invece inizio una resurrezione in spirito nuovo della missione sacerdotale. Non più la chiesa delle cerimonie liturgiche, degli altari dorati, bensì Casa di Dio dove trovano rifugio e conforto i miseri e derelitti. Saranno costoro i veri ornamenti del Tempio di Dio. E pure la vita del vecchio Prete troverà nuove vie della carità, della fratellanza, e persino del coraggio di compiere quegli atti d'amore che chiedono anche il sacrificio estremo, quale alto significato della consacrazione sacerdotale. Ha inizio un tempo in cui il mondo ha bisogno di uomini nuovi e giusti per smascherare l’ambiguità di tanto spreco di parole con l’oggettività degli atti e dei comportamenti.
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