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locandina di "Sette Opere di Misericordia"

 

SETTE OPERE DI MISERICORDIA

 

Regia: Gianluca De Serio, Massimiliano De Serio (opera prima)
Anno di produzione: 2011
Durata: 103'
Tipologia: lungometraggio
Genere: drammatico
Paese: Italia
Produzione: La Sarraz Pictures s.r.l.; in collaborazione con Elefant Film, Rai Cinema
Distributore: Cinecittà Luce
Data di uscita: 20/01/2012
Formato di ripresa: 35mm/Cinemascope
Formato di proiezione: 35mm, colore
Ufficio Stampa: Marzia Milanesi Comunicazione per il Cinema / Ufficio Stampa Cinecittà Luce
Vendite Estere: Intramovies
Titolo originale: Sette Opere di Misericordia
Altri titoli: Seven Acts of Mercy - Siedem Aktów Miłosierdzia

 

Cast

Interpreti:
Roberto Herlitzka (Antonio)
Ignazio Oliva (Max)
Olimpia Melinte (Luminita)
Stefano Cassetti (Angelo)
Cosmin Corniciuc (Adrian)

Soggetto:
Gianluca De Serio
Massimiliano De Serio

Sceneggiatura:
Gianluca De Serio
Massimiliano De Serio

Musiche:
Plus

Montaggio:
Stefano Cravero

Costumi:
Carola Fenocchio

Scenografia:
Giorgio Barullo

Fotografia:
Piero Basso

Suono:
Mirko Guerra
Sonia Portoghese

Aiuto regista:
Stefano Ruggeri

Produttore:
Alessandro Borrelli

Organizzazione Generale:
Diego Cavallo

Direttore di Produzione:
Federico Mazzola

 

Nella più squallida periferia di Torino, la giovane clandestina romena Luminita vive alla giornata borseggiando i paganti per pagare gli aguzzini che le hanno rubato i documenti. Luminita sta però organizzando un piano per scappare e ottenere una nuova identità, ma per farlo ha bisogno disoldi. Per compiere il suo progetto ha bisogno di una vittima, una persona sola e possibilmente debole. Sceglierà Antonio, un uomo anziano e malato che vive in una situazione di grande miseria e che necessita continue cure mediche. In ospedale avverrà il primo incontro tra i due, ma questo strano rapporto sarà destinato a evolversi in qualcosa di diverso e di inaspettato.

Si parte da lontano, dall’alto. Le sette opere di misericordia, almeno quelle corporali, sono state elencate dallo scrittore ecclesiastico Lattanzio (secondo secolo dopo Cristo) e sono enumerate così: dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini, visitare gli infermi, visitare i carcerati, seppellire i morti. La storia di Luminita e di Antonio raccontata dai fratelli De Serio segue questa singolare scansione a capitoli, rifacendo a una tradizione che fin dalla pittura caravaggesca è stata fonte di ispirazione artistica.

Il punto di partenza è decisamente impegnativo, si potrebbe avvertire una punta di presunzione da primi della classe, se non fosse che i fratelli De Serio sono già noti per i loro cortometraggi e documentari dai temi maturi e non decisamente semplici. Rileggere in chiave attuale le opere di misericordia non è un processo semplice e, in questo caso, non ha nulla di mistico o religioso.

 

Sette Opere di Misericordia

 

Un percorso umano, più che spirituale, all’interno di due vite apparentemente vuote ma che hanno molto da darsi a vicenda. La sopravvivenza per i due protagonisti significa arrivare a fine giornata, ma con significati estremamente differenti. La lotta per la vita diventa per i De Serio un motivo narrativo che sottolinea come l’incontro (o lo scontro) tra i due personaggi sia fonte di un motivo per esistere, per vivere. Come in una via crucis dell’anima, i sette capitoli in cui è scandita la storia pongono lo spettatore di fronte a questioni che toccano le corde dell’anima, anche se la sensazione di lontananza da quella realtà rischia di indebolirne l’intensità.

Poche parole, tanti gesti e sguardi fanno di Sette opere di misericordia un film molto rigoroso, che riesce a superare alcune lacune di sceneggiatura grazie alla bravura di Roberto Herlitkza, che non ha certo bisogno di conferme, ma anche alla sorpresa di Olimpia Melinte, splendida nella sua trasformazione da clandestina ferina ad amorevole badante di un povero anziano. Il paragone con il cinema dei Dardenne è suggerito da parecchi elementi, ma la sensazione è che manchi ancora qualcosa. Resta un’opera prima di livello per due autori di cui sentiremo parlare. I personaggi mettono a nudo la crisi di una società. Rappresentano l’Italia dell’immigrazione interna degli anni cinquanta e quella contemporanea che ha visto sorgere una nuova schiavitù e nuovi poveri, in una storia che li vede, loro malgrado, uniti.

da www.nobell.it

 

 

 

__________________________________________________________________uscita: 7 ottobre 2011

scheda tecnica

soggetto e sceneggiatura

ERMANNO OLMI

considerazioni di

CLAUDIO MAGRIS e GIANFRANCO RAVASI

musiche

SOFIA GUBAIDULINA

fotografia

FABIO OLMI

montaggio

PAOLO COTTIGNOLA

scene

GIUSEPPE PIRROTTA

costumi

MAURIZIO MILLENOTTI

suono di presa diretta

FRANCESCO LIOTARD

fotografo di scena

KASH GABRIELE TORSELLO

______________________________

una produzione

CINEMAUNDICI in collaborazione con RAI CINEMA

prodotto da

LUIGI MUSINI

in associazione con

EDISON SpA

ai sensi delle norme sul tax credit

con la collaborazione di

APULIA FILM COMMISSION e REGIONE PUGLIA

e in associazione con

INTESA SANPAOLO SpA

ai sensi delle norme sul tax credit

film riconosciuto di Interesse Culturale con sostegno dal

MINISTERO per i BENI e le ATTIVITÀ CULTURALI

DIREZIONE GENERALE per il CINEMA (MiBAC)

con il patrocinio

dell’ALTO COMMISSARIATO delle NAZIONI UNITE

per i RIFUGIATI - UNHCR - UFFICIO per il SUD EUROPA

distribuzione italiana

01 DISTRIBUTION

distribuzione internazionale

RAI TRADE

______________________________

nazionalità ITALIANA

anno di produzione 2011

durata film 87’

cast artistico

MICHAEL LONSDALE

IL VECCHIO PRETE

RUTGER HAUER

IL SACRESTANO

ALESSANDRO HABER

IL GRADUATO

MASSIMO DE FRANCOVICH

IL MEDICO

con

ELHADJI IBRAHIMA FAYE

IL SOCCORRITORE

IRIMA PINO VINEY

MAGDAHÀ

FATIMA ALÌ

FATIMA

SAMUELS LEON DELROY

IL BARDO

FERNANDO CHIRONDA

IL CHERUBINO

SOULEYMANE SOW

L’AVVERSO

LINDA KENY

MADRE FAMIGLIOLA

BLAISE AURELIEN NGOUNGOU ESSOUA

PADRE FAMIGLIOLA

e i piccoli

HEVEN TEWELDE

MIRIAM

RASHIDI OSARO WAMAH

IL RAGAZZO TESTIMONE

PROSPER ELIJAH KENY

BIMBO FAMIGLIOLA

 Come un mucchio di stracci buttato là, sui gradini dell'altare.

È il vecchio Prete, per tanti anni parroco in quella chiesa che ora non serve più e viene dismessa. Gli operai staccano dalle pareti i quadri dei santi e ogni altro addobbo, e mettono al sicuro gli oggetti sacri più preziosi dentro cofani speciali. Un lungo braccio meccanico stacca il grande Crocefisso a grandezza d'uomo appeso alla cuspide sopra l’altare per calarlo a terra come uno sconfitto.

E’ inutile opporsi: nulla potrà fermare il corso degli eventi che l'incalzare delle nuove realtà impongono alla storia.

Quando tutto sarà concluso, il 'saccheggio' avrà lasciato un vuoto doloroso, con le pareti nude e l’altare maggiore spoglio come un sepolcro.

Lo sguardo del vecchio Parroco si leva verso il culmine del presbiterio dove la sparizione del Grande crocefisso è il compimento ultimo dell’atto sacrilego.

Tuttavia, di fronte allo scempio della sua chiesa, il vecchio Prete avverte l'insorgere di una percezione nuova che lo sostiene. Gli pare che solo ora, quei muri messi a nudo rivelino una sacralità che prima non appariva. Da questo momento di sconforto dove tutto pare inesorabilmente e miseramente avviato alla dissoluzione, avrà invece inizio una resurrezione in spirito nuovo della missione sacerdotale.

Non più la chiesa delle cerimonie liturgiche, degli altari dorati, bensì Casa di Dio dove trovano rifugio e conforto i miseri e derelitti. Saranno costoro i veri ornamenti

del Tempio di Dio.

E pure la vita del vecchio Prete troverà nuove vie della carità, della fratellanza, e persino del coraggio di compiere quegli atti d'amore che chiedono anche il sacrificio estremo, quale alto significato della consacrazione sacerdotale.

Ha inizio un tempo in cui il mondo ha bisogno di uomini nuovi e giusti per smascherare l’ambiguità di tanto spreco di parole con l’oggettività degli atti e dei comportamenti.

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