




esù, verità eterna e nostra vita,
come un mendicante imploro
la Tua misericordia per i peccatori.
Cuore dolcissimo del mio Signore
pieno di compassione e di misericordia,
io Ti supplico per essi.
O Cuore, sorgente di misericordia,
da cui scaturiscono sull’intera umanità
raggi di grazie incomparabili, chiedo da Te
luce per coloro che sono nel peccato.
Gesù, ricorda l’amara Tua passione
e non permettere che vadano perdute
anime riscattate a così caro prezzo
col Tuo sangue.
O Gesù, quando medito il grande valore
io mi rallegro d’una simile grandezza
perché, sebbene il peccato sia un abisso
d’ingratitudine e di cattiveria,
tuttavia il prezzo che ne fu pagato
è infinitamente più grande del peccato.
Un’immensa gioia
s’accende nel mio cuore,
ammirando questa Tua
inconcepibile bontà.
O Gesù mio, desidero condurre
ai Tuoi piedi tutti i peccatori,
affinché glorifichino la Tua Misericordia
che è infinita.
Amen.
Faustina Kowalska


io glorioso,
spogliami di ogni paura colpevole,
di ogni colpevole ansia e tristezza,
di ogni speranza colpevole,
di ogni colpevole gioia e allegrezza.
Ma per le paure, le tristezze, le ansie,
il sollievo, il conforto e le gioie
che possono portare del bene alla mia anima,
fac me secundum magnam bonitatem tuam, Domine.
Dio
misericordioso, dammi la grazia che,
piegato dalla paura e dall’angoscia,
volga la mente all’aspra paura e all’indicibile angoscia
che sul monte Oliveto hai provato anche Tu, mio dolce Salvatore,
davanti alla Tua amarissima Passione.
Questo pensiero di conforto al mio spirito,
consoli e migliori la mia anima.
Tommaso Moro



E' venuto
a cercarmi...
La notte era scura,
nubi pesanti cingevano il cielo.
E' venuto da quel sentiero solitario.
Bagnato di pioggia.
Io ero là, coi miei amici
e giocavo ai miei giochi puerili.
Purtroppo non gli sono andato
incontro, ma Lui è venuto ...
E' restato sotto gli alberi,
bagnato di pioggia,
ad aspettare...
Mistico indiano del XIV sec.

(...) Oramai insieme a Gesù,
acconsenti
alla tua solitudine e al di là scoprirai il
segreto di una comunione ancora sconosciuta;
acconsenti alla tua esistenza con le sue
prove e al di là troverai il senso luminoso
della Fede; acconsenti ad ogni morte e al
di là aprirai nella tua vita mortale un
passaggio per la Vita vera ed eterna.
Lasciati guarire
nell'immaginazione, nella
memoria profonda e fino nel tuo corpo dalle
piaghe del Suo corpo, da quelle del Suo Cuore
e dalla chiamata delle sue labbra. Lascia che
il Suo Spirito rimesso nelle mani del Padre ti riveli il
luogo del tuo spirito, e la realtà del tuo personale respiro.
Acconsenti a questo scambio
straordinario.
Dona a Gesù ogni tua croce,
poiché sono loro a schiacciarti.
Prendi su te la Croce luminosa ed essa
ti porterà, poiché è gloriosa e vivificante.
Fa’ questo e vivrai!
Prefazione di DOM BERNARD
alle "7 parole dell'Amore crocifisso"
di Fr. Ephraim
Comunità delle Beatitudini
da
www.illaboratoriodellafantasia.it



io
eterno, fuoco e abisso di carità,
il Tuo occhio è su di noi,
e perché la Tua creatura veda che le cose stan così,
vale a dire che Tu hai posto su di noi,
gli occhi della Tua pietà e della Tua misericordia,
o gli occhi della Tua giustizia
- secondo le nostre azioni -
Tu le hai donato l’occhio dell’intelligenza
che le permette di vedere;
appare dunque in modo manifesto che ogni male
ci viene dall’essere privati della luce,
come ogni bene ci viene dalla luce,
poiché non si può amare quel che non si conosce,
e nulla può esser conosciuto senza luce.
Dio
eterno, Padre compassionevole, misericordioso,
abbi pietà e misericordia di noi,
dato che siamo ciechi, senza alcuna luce,
e io più di tutti, povera miserabile,
e così sono stata sempre crudele nei riguardi di me stessa.
Con
quell’occhio di pietà
con il quale creasti noi e tutte le cose,
considera le necessità del mondo e provvedi.
Tu ci hai donato l’essere dal nulla:
illumina dunque quest’essere che è tuo.
Ci hai donato nell’ora del bisogno la luce degli apostoli:
ora, in questo tempo
in cui abbiamo più che mai bisogno di luce,
risuscita un Paolo che illumini il mondo.
Con il velo della tua misericordia
chiudi e copri l’occhio della tua giustizia,
e apri l’occhio della tua pietà;
con il legame della carità, lega Te stesso
e placa la Tua ira.
Caterina da Siena



pri a noi la tua porta, Signore,
e da Te, come dal giorno,
io sarò illuminato.
Alla luce canterò la tua gloria.
Al mattino mi risveglio
per lodare la Tua divinità
e mi affretto
per impregnarmi della Tua Parola.
Con il giorno la Tua luce
brilli sui nostri pensieri,
e le tenebre dell’errore
siano cacciate dalle nostre anime.
Tu che rischiari ogni creatura,
rischiara anche i nostri cuori
perché Ti diano lode
lungo tutto il fluire dei giorni.
Giacomo di Sarug


Bollettino Parrocchia S. Bertilla - Spinea (VE)

on
c'è peggior cieco, Signore, di chi non vuol vedere. E ne è passato del tempo
perché anch'io mi accorgessi di non vederci.
Non
è facile, Signore, ammettere di essere ciechi quando tutt'attorno fanno a gara
per dimostrare di avere la vista più acuta, di scorgere il futuro, di indovinare
ciò che è nascosto, di cogliere quanto è in profondità.
Solo quando mi sono reso conto di essere immerso nella notte, solo quando ho
percepito con smarrimento e angoscia di non poter venirne fuori con le mie sole
forze, solo allora ho inteso la Tua voce, ho avvertito la Tua presenza e Tu mi
hai potuto aprirmi gli occhi.
Allora ho gettato uno sguardo nuovo su di me e sulla realtà che mi circonda. Ho
raccontato la mia storia, ma non ho trovato gente disposta a credermi.
Anzi, ho visto crescere attorno a me l'irritazione e l'imbarazzo, la repulsione
e il rifiuto.
Non
importa, Signore, quello che conta veramente è l'averTi incontrato e credere in
Te perché questo ha cambiato la mia vita.




Nella
calura del mezzogiorno
vieni ad
attingere acqua
ma la sete
del nuovo
ti brucerà
la gola.
Soltanto
l’acqua viva può dissetare
il tuo
cuore inaridito.
Farò
sorgere fra le tue mani
il canto di
una fontana.
Una
sorgente serena sgorgherà
dalla tua
vita
se
riconoscerai che io sono
Colui che
viene.
I tuoi
cinque mariti non hanno potuto creare
che una
lunga illusione.
Lascia che
l’adorazione lenisca le tue ferite
e che
l’amore ti trasfiguri
secondo
verità.
Tu puoi
annunciare alle genti
che Dio
ama.
Il suo
fuoco sconvolgente
viene a
sposare la terra.
Chi crede
si disseta
alla fonte
del suo Spirito.
(Lebret)


A Dini

ra le sabbie del mio deserto,
sotto il sole infuocato del mio tempo,
cerco un pozzo che abbia acqua pulita,
capace di togliere la sete d'infinito che è dentro di me.
So che esiste da qualche parte
perché sono inquietato dal mistero
e devo trovarlo prima che scenda la notte.
Attingo acqua dal pozzo del denaro ed ho sempre più sete;
al pozzo del piacere e sento prosciugarmi la gola.
Attingo acqua al pozzo del successo
e mi sento annebbiare la vista,
al pozzo della pubblicità e mi ritrovo come uno schiavo.
Sono forse condannato a morire di sete,
inappagato cercatore di certezze assolute?
Ma se scavo dentro di me,
sotto la sabbia alta del mio peccato;
se scavo nei segni del tempo,
sotto la sabbia ammucchiata
dal vento arruffato del quotidiano,
trovo la sorgente di un'acqua viva e pura,
che disseta in eterno,
tanto che chi ne beve non ha più sete
perché è generata e filtrata
dal Tuo amore, o Signore, generoso e gratuito,
era già promessa nei tempi antichi
ed ora è sgorgata in abbondanza nel segno della Tua Parola.
Mi disseto a questa sorgente,
custodita dalla mia Chiesa,
che per questo si fa ogni giorno fontana del villaggio
per salvare tutti gli assetati del mondo.
Amen.


Gianfranco Venturi “Un tempo per stupirsi”

i
ringrazio e Ti benedico, Signore,
che non smetti mai di sorprenderci
con le Tue trovate sempre nuove.
Quando meno uno se l'aspetta,
Tu arrivi senza neppure un preavviso,
e combini delle cose che ci stupiscono.
Quando si tratta di far conoscere
la Tua misericordia senza limiti,
Ti vanno bene anche le persone che sembrano meno adatte.
Per ogni persona Tu conosci il pozzo
accanto al quale l'aspetti
per farle trovare gratuitamente
quello che per anni ha cercato e rincorso con affanno.
Più che le labbra assetate, alla ricerca di ristoro,
spesso è il mio cuore che cerca un'acqua impossibile
per estinguere un'indefinibile arsura.
Ecco, allora, che Tu mi offri un'acqua
che non osavo sperare.
Mi hai donato Te stesso, acqua che non ristagna,
acqua che disseta per sempre.
Presso quel pozzo, quando Tu mi hai parlato,
sono cadute le tenebre,
il mio cuore si è sentito ricolmo di gioia,
io mi sono sentito rinascere.
Tutto questo ha fatto la Tua grazia
che, d'ora in poi, voglio far conoscere
a tutte le persone che Ti cercano, senza saperlo,
in ogni briciola di gioia che il tempo offre.





Fallo in ogni tempo,
all'ora del cattivo umore
come all'ora del buon umore,
davanti a quelli che ti piacciono
e a quelli che ti ripugnano
nell'agiatezza e nelle strettezze
nella miseria o l'opulenza.
La malattia o la salute,
tieniti dritto e sorridi
tra coloro che si precipitano,
coloro che si agitano nel vuoto
o si urtano gli uni agli altri
tieniti dritto e sorridi
tra coloro che si fanno largo a gomitate,
coloro che tendono le mani per prendere,
o che si arrampicano e si destreggiano,
tieniti dritto e sorridi
tra coloro che discutono,
e coloro che si ingiuriano,
coloro che stringono i pugni,
coloro che brandiscono le armi,
tieniti dritto e sorridi
nel giorno della collera
e dello sbandamento,
quando tutto crolla e brucia,
tu solo in piedi nel panico,
tieniti dritto e sorridi
di fronte ai giusti dalla nuca rigida,
i giudici dalle virtù taglienti,
gli importanti che si dimenano,
tieniti dritto e sorridi
sia che venga fatto il tuo elogio,
sia che ti si sputi in faccia,
tieniti dritto e sorridi
a casa con i tuoi,
tieniti dritto e sorridi,
di fronte alla tua amata,
tieniti dritto e sorridi.
Nei giochi e nelle danze,
tieniti dritto e sorridi.
Nella veglia e i digiuni,
tieniti dritto e sorridi
solo nell'alto silenzio,
tieniti dritto e sorridi
al limitare del grande viaggio,
anche se i tuoi occhi piangono,
tieniti dritto e sorridi.
Lanza Del
Vasto



Se sei il deserto, Signore,
indicami i punti d’acqua
da quella amara e salmastra
a quella fresca e viva.
Da carponi e strisciante
formami un corpo eretto,
dalle pozze specchianti
il Tuo volto annebbiato
portami al grande fiume
di una fede scrosciante.
Se sei il mare, Signore,
la mia barca non ha
né timone né remi:
portami alla deriva
nel gorgo del Tuo amore.
Se nel prato ridente
della consolazione
Tu mi lasci godere
una meta raggiunta,
sii Tu l’acquazzone
che mi spinga a fuggire
che mi faccia inzuppare
di Te, fino alla resa.
Renzo Barsacchi

Madeleine Delbrêl

Tu
vivevi, io non ne sapevo niente.
Avevi fatto il mio cuore a Tua misura,
la mia vita per durare quanto Te,
ma poiché Tu non eri presente,
il mondo intero mi pareva piccolo e stupido
e il destino degli uomini insulso e cattivo.
Quando ho saputo che Tu vivevi,
Ti ho ringraziato di avermi fatto vivere,
Ti ho ringraziato per la vita del mondo intero.






dall'antifonario della Chiesa Copta egiziana

ve, Maria, o arca santa!
Ave al castello, abitato dal Signore.
Ave al giardino spirituale, rimasto sigillato.
Tu sei il trono dell'Onnipotente.
Ave all'abitazione del vero Circonciso.
Tu sei stata scelta come
la più virtuosa tra le potenze sante.
Ave al giardino che non è stato coltivato
e dal quale, nonostante questo,
è spuntato l'albero della vita,
che irrora le anime assetate di giustizia.
Ave al calice, che a tutto il mondo
offre da bere il vino del Dio vivente.
Ave a te, o Maria, che sei migliore degli angeli
e che sei stata scelta da Dio creatore.
Ave all'ampio castello, nel quale venne
ed abitò Cristo, nostro Dio.
Per sua intercessione, o Signore,
dona a noi la remissione dei nostri peccati.
(dossologia
da dirsi dinanzi all'immagine della Vergine
nella
commemorazione della Dormizione della Vergine,
che si celebra
il 31 ottobre)



san Giuseppe,
con te, attraverso te,
noi benediciamo il Signore.
Egli ti ha scelto tra tutti gli uomini
per essere il casto sposo di Maria,
colui che sta alla soglia del mistero
della sua maternità e che, dopo di lei,
accoglie questa maternità nella fede
come opera dello Spirito Santo.
Tu hai dato a Gesù una paternità legale
nella stirpe di Davide.
Tu hai continuamente vegliato
con affettuosa premura
sulla Madre e sul Bambino
per rendere sicura la loro vita
e permettere loro di compiere la loro missione.
Il Salvatore Gesù si è degnato
di sottomettersi a te come ad un padre
durante la sua infanzia e la sua adolescenza
e ricevere da te gli insegnamenti per la vita umana,
mentre tu condividevi la sua vita
nell’adorazione del suo mistero.
Tu ora dimori presso di lui.
Continua a proteggere tutta la Chiesa,
la famiglia nata dalla salvezza portata da Gesù.
Guarda alle necessità spirituali e materiali
di tutti coloro che ricorrono alla tua intercessione.
Ricordati delle famiglie
e in particolare dei poveri:
per mezzo di te essi sono sicuri
di raggiungere lo sguardo materno di Maria
e la mano di Gesù che li soccorre.
Amen.
Giovanni Paolo II



Ed ora entrambi
siete in attesa.
Tu che Egli venga e tu che Egli ritorni;
ma a Lui domandate la stessa pace.
E le vostre mani,
che Egli venga o che Egli ritorni,
a Lui tendete nello stesso amore!
E dunque cosa importa?
Dalle vostre due rive,
fate che Egli venga,
fate che Egli venga!
Edmond Fleg in Ascolta Israele






Rabindranath Tagore

Degnati di tenermi alla Tua porta,
come servo sempre vigile e attento;
mandami come messaggero per il regno
ad invitare tutti alle Tue nozze.
Non permettere ch'io affondi
nelle sabbie mobili della noia,
non lasciarmi intristire nell'egoismo,
in pareti strette senza cielo aperto.
Svegliami, se m'addormento nel dubbio
e sotto la coltre della distrazione;
cercami, se mi perdo nelle molte strade
tra grattacieli d'inutili cose.
Non permettere ch'io pieghi il mio cuore
all'onda violenta dei molti;
tienimi alta la testa,
orgoglioso d'essere Tuo servo.

Quando
abbandono il timone
so ch’è
giunto il momento che tu lo regga.
Ciò che si
deve fare
sarà
subito fatto.
Vana è la
tua lotta.
Ritrai
perciò le tue mani,
e accetta
in silenzio
la tua
sconfitta,
e pensa
che sei fortunato di sedere perfettamente immobile
nel posto
che ti è stato assegnato.
Queste mie
lampade si spengono
al più
piccolo soffio di vento –
nel
tentativo di tenerle accese
dimentico
sempre tutto il resto.
Ma questa
volta sarò saggio
e
attenderò al buio,
stendendo
per terra la mia stuoia:
e
ogniqualvolta ti piaccia,
mio
Signore,
vieni
silenziosamente
e siediti
al mio fianco.
Rabindranath Tagore






Io
Ti amo, Gesù:
aiutami ad amarTi di più.
Vorrei amarTi, Gesù,
con la stessa purezza
con cui Ti amarono le Vergini,
con la stessa fortezza
con cui Ti amarono i Martiri,
con lo stesso amore
con cui Ti amò Maria, Tua Madre.
Io Ti amerò, Gesù, Ti amerò sempre:
e quando spunta il giorno,
e quando fa notte la sera.
Ti amerò a tutte le ore,
in ogni momento della mia vita.
Vivrò per amarTi, Signore,
morirò per amarTi.
Quando, o Gesù, passerò
dalle tenebre alla luce,
dalla morte alla vita,
dalla paura di perderTi
alla gioia di possederTi?
Vieni, Signore Gesù!
Gemma Galgani


Guido Novella, Il tempo dell'uomo nel
presente di Dio

Signore, sovente non
attendo niente o attendo cose.
E mi ritrovo con il cuore vuoto.
Risveglia in me il desiderio di attendere le persone.
Di attendere Te.
Dammi capacità di decifrare l'inquietudine
che sempre mi prende:
è la tua voce che mi invita a desiderare il nuovo.
Fa' che senta nell'aria il profumo
della Tua dolce presenza.
Tu, l'amico vero che mai mi abbandona.
Tu, mio futuro sognato
e già divenuto realtà.
Perché a Te è cara la mia esistenza.
Vieni, Signore, nel mio quotidiano!


Dio nostro, Tu sei al centro di tutto e tutto circondi.
Tutto si curva al Tuo passaggio:
gioie, progressi, dolori, fallimenti, errori, opere, preghiere, bellezze,
potenze del cielo, della terra e degli inferi.
E tutto mette la propria energia a servizio del Tuo spazio divino e da esso
tutto è pervaso con potenza.
Tu non distruggi le cose e neppure le forzi:
le liberi, le orienti, le trasfiguri, le animi.
Non le abbandoni, ma Ti appoggi su di loro,
e avanzi trascinando con Te ciò che in loro è santo.
Donaci la purezza di cuore, la fede, la fedeltà,
perché con questi doni si costruisce la nuova terra,
e si vince il mondo in Gesù Cristo, nostro Signore.
Pierre Teilhard de Chardin




Sia lode a Dio per le cose spruzzate di colori;
per i cieli a due tinte come la mucca pezzata;
per il rosa punteggiato che stria la trota che nuota;
per le castagne che cadono come brace accesa; per le ali dei fringuelli;
per i campi a toppe e pezze - prato, aratura e ovile;
e tutti i lavori, i loro attrezzi e arnesi.
Tutte le cose insolite, originali, uniche, strane;
tutto quello che è variato e punteggiato (chissà come)
di svelto e lento; dolce e aspro; splendente e fosco;
tutto questo lo genera Colui la cui bellezza è al di là del mutamento; lodatelo.
Gerard
Manley Hopkins


Signore mio Dio,
non ho alcuna idea di dove sto andando,
non vedo la strada che mi è innanzi,
non posso sapere con certezza dove andrò a finire.
E non conosco neppure davvero me stesso
e il fatto che pensi di seguire la Tua volontà
non significa che lo stia davvero facendo.
Sono però convinto
che il desiderio di compiacerTi,
in realtà Ti compiace.
E spero di averlo in tutte le cose.
Spero di non far mai nulla
senza un tal desiderio.
E so che se agirò così
la mia volontà mi condurrà per la giusta via,
quantunque possa non saperne nulla.
Avrò però sempre fiducia in Te
per quanto mi possa sembrare di essere perduto
e avvolto nell’ombra della morte.
Non avrò paura,
perché Tu sei sempre con me
e non mi lascerai mai solo
di fronte ai pericoli.
Thomas Merton


Fammi uguale, Signore, a quelle foglie
moribonde che vedo oggi nel sole
tremar dell’olmo sul più alto ramo.
Tremano, sì, ma non di pena: è tanto
limpido il sole, e dolce il distaccarsi
dal ramo per congiungersi alla terra.

S’accendono alla luce ultima, cuori
pronti all’offerta; e l’agonia, per esse,
ha la clemenza d’una mite aurora.
Fa ch’io mi stacchi dal più alto ramo
di mia vita, così, senza lamento,
penetrata di Te come del sole.
Ada Negri

Signore, nostro Dio!
Padre nostro grazie a Tuo Figlio,
divenuto nostro fratello!
Tu ci chiami:
Ritornate, figli degli uomini!
In alto i cuori!
Ricercate le cose che sono in alto!
È così che hai chiamato anche noi.
Eccoci qui dunque,
Ciascuno con la sua vita che Ti appartiene
e che è interamente nelle Tue mani.

Ciascuno con i suoi
grandi e piccoli peccati,
che Tu solo puoi perdonare.
Ciascuno con il suo dolore,
che tu solo puoi cambiare in gioia.
Ma ciascuno anche con la speranza
che Tu ti manifesti come il suo Dio misericordioso.
Noi sappiamo bene che una sola cosa
può rallegrarTi e farTi onore:
il desiderio sincero del Tuo Spirito,
la ricerca sincera della Tua verità,
la sete sincera della Tua guida.
Ma sappiamo ugualmente che tutto ciò
è già il frutto della Tua opera in noi.
Signore, vieni a risvegliarci
e potremo così uscire dal nostro sonno!
KARL BARTH


Padre,
non voglio raggiungerTi
e comunicare con Te,
se non attraverso
la mia povertà,
la mia sofferenza,
la mia fame e la mia sete,
la mia permeabilità,
la disistima di me stesso!
Voglio raggiungerTi
non già nonostante la mia miseria,
bensì a causa
della mia miseria e del mio bisogno...

E il Padre mi dice
attraverso il suo Verbo:
«Ti offro in cibo la mia carne,
prendo la tua miseria su di me,
ci fonderemo senza confonderci,
io diventerò te stesso,
come te stesso...
E tu non avrai più alcun motivo
per diffidare di me...».
P. MONIER
Mi hai fatto senza fine
questa è la tua volontà.
Questo fragile vaso
continuamente tu vuoti
continuamente lo riempi
di vita sempre nuova.
Questo piccolo flauto di canna
hai portato per valli e colline
attraverso esso hai soffiato
melodie eternamente nuove.
Quando mi sfiorano le tue mani immortali
questo piccolo cuore si perde
in una gioia senza confini
e canta melodie ineffabili.
Su queste piccole mani
scendono i tuoi doni infiniti.
Passano le età, e tu continui a versare,
e ancora c'è spazio da riempire.
Rabindranath
Tagore


Sii
Tu, o Signore,
ad amare attraverso di noi.
Donaci il Tuo cuore per amare Dio,
nostro Padre,
donaci il Tuo cuore per amare Maria,
nostra Madre,
donaci il Tuo cuore per amare
i Tuoi fratelli, che sono anche i nostri.
E donaci tanto fiato
e aiutaci ad avanzare verso il domani
senza guardare indietro,
né misurare lo sforzo,
per sperare di nuovo,
come se la vita incominciasse quest'oggi.
Donaci il Tuo spirito,
perché ci suggerisca la preghiera dal profondo,
quella che in noi sale a Te,
quella che invoca il Tuo ritorno.
Signore, ho bisogno dei Tuoi occhi:
dammi una fede viva.
Ho bisogno del Tuo cuore:
dammi una carità a tutta prova.
Ho bisogno del Tuo spirito:
dammi la Tua speranza
per me e per la Tua Chiesa.
Affinché la Chiesa di oggi
sia una testimonianza per il mondo.
E il mondo riconosca i cristiani
dal loro sguardo luminoso e sereno,
dal calore del loro cuore
e da quell'ottimismo invincibile
che sgorga dalla fonte nascosta
e inalterabile della loro gioiosa speranza.
CARD. LÉON-JOSEPH SUENENS



Amato Padre,
non ho parole
per dirti che Ti amo.
Con te non ho neanche
bisogno di esprimere
ciò che voglio dirTi:
Tu sai già che cosa ho dentro di me.
Non ho un’immagine precisa di Te.
Tu sei il mistero dell’evidenza,
e ho imparato a capire
che nel buio e nell’assoluto,
senza immagini costrittive,
deve stare la mia devozione.
Aiutami
a sentirTi costantemente,
così che la mia vita,
riveli la Tua azione
e la Tua presenza.
Aiutami
a rappresentare in questo mondo
la Tua misericordia
e a lavorare per il Tuo regno di pace
nella redenzione di Cristo,
affinché il mondo ritorni
nel Tuo nome.
MARGARETE KLOMPÉ


O
santissimo Padre nostro: creatore,
redentore, consolatore e salvatore nostro.
Che sei nei cieli, negli angeli e nei santi,
illuminandoli alla conoscenza, perché Tu,
Signore, sei Luce;
infiammandoli all’amore, perché Tu,
Signore, sei amore;
ponendo la tua dimora in loro e riempiendoli di beatitudine,
perché Tu, Signore, sei il sommo bene, eterno,
dal quale proviene ogni bene e senza il quale
non esiste alcun bene.
Sia santificato il Tuo nome:
si faccia luminosa in noi la conoscenza di Te,
affinché possiamo conoscere l’ampiezza dei Tuoi benefici,
l’estensione delle Tue promesse,
la sublimità della Tua maestà,
e la profondità dei Tuoi giudizi.
Assunzione della Vergine Maria
Si racconta che il 14
agosto del 1941 ad Auschwitz San Massimiliano Kolbe alcuni istanti prima di
morire, col braccio teso verso il carnefice che gli avrebbe iniettato il veleno
mortale, chiese: “Che giorno è?”. E il soldato rispose: “E’ il 14 agosto”. E San
Massimiliano replicò: “Bello! E’ la vigilia dell’Assunta: domani farò festa con
Lei in Cielo”. La festa dell’Assunta – sottolinea mons. Angelo Comastri – “è un
invito a guardare lontano e a guardare in alto: la vita umana non si esaurisce
quaggiù, ma ha uno sviluppo e un completamento meraviglioso al di là dello
scenario fragile dell’esperienza quotidiana”. Maria, già liberata
preventivamente dal peccato originale per accogliere nel suo grembo il Figlio di
Dio, adesso è compresa nella resurrezione di Cristo attraverso l’Assunzione in
cielo con la sua anima e il suo corpo. La Chiesa stessa ne ha solennemente
proclamato il dogma il 1 novembre del 1950 sotto il pontificato di Pio XII con
la costituzione apostolica “Munificentissimus Deus”. In Oriente a tale solennità
mariana veniva dato il nome di “Dormitio Virginis”. La morte di Maria, infatti,
secondo il racconto leggendario, avvenne come un addormentarsi. Gli Apostoli,
sparsi ad annunciare il Vangelo per il mondo, avvisati dagli Angeli si recarono
al capezzale di Maria. Ancora una volta, come nel giorno della Pentecoste, gli
Apostoli si ritrovarono riuniti attorno alla Madre di Dio la quale si addormentò
sotto i loro occhi. L’icona che da questo episodio ne è scaturita rappresenta la
Vergine Maria distesa in un lettino, circondata dagli apostoli e dalla Chiesa
tutta; accanto al letto della vergine è posta l’immagine di Cristo Gesù con in
braccio una “bambina” che rappresenta Maria diventata “piccola” per entrare nel
regno dei cieli.

Lodi a Maria
O Madre di misericordia, apri
dunque la porta del Cuore benignissimo alle dolenti suppliche dei figli di
Adamo. Tu non aborrisci nè disprezzi il peccatore più corrotto, se sospira a Te
e sollecita il tuo intervento con cuore penitente. Non fa meraviglia, o Signora,
che la consolazione sia stata sparsa con l'olio copiosissimo della misericordia
del tuo Cuore, perchè l'opera inestimabile di misericordia, che Dio predestinò
fin dall'eternità per la redenzione umana, fu prima realizzata in Te
dall'Artefice del mondo.
San Bernardo
Se potessi raccogliere le tue
lodi dalle voci di tutte le genti e dalle melodie degli Angeli, nulla mi
basterebbe. Lo Spirito Santo, fonte e origine di tutti i beni, accumulò in Te
tante virtù e tanta grazia, che nè l'intelletto angelico, nè quello umano può
esprimere convenientemente la venerazione di cui sei circondata nel mondo, nè la
gloria che hai in cielo, nè la corona che possiedi come premio. Santa Madre di
Dio e degli uomini, lode e decoro dell'umanità, chi sa esaltare Te, che superi i
santi nella santità e sei la più fulgente nella carità? Chi Ti può tributare
lodi degne? Per il fatto che sei stata degna di dare alla luce Dio, di nutrirlo,
la nostra salvezza è nelle tue mani, o Signora. Si chini sopra di noi la tua
misericordia e allora serviremo sicuri Iddio, Re eterno, e Te, benedetta sua
Madre e Regina di gloria che vivi con Dio e regni accanto al suo trono per tutta
l'eternità.
S. Ildefonso

O Cuore di Gesù vivente in Maria
e per Maria!
O Vincolo delizioso dei due Cuori! Benedetto sia Dio dell'unità e dell'amore,
che, li unisce insieme! Unisca i nostri cuori a questi due Cuori e faccia che
essi vivano in unità ad onore della sacra unità che è nelle tre divine Persone!.
Card. De Berulle
O purissima e degnissima di ogni
lode e ossequio, tesoro nascosto d'innocenza e onore della santità, con le tue
accettevolissime e, per la tua materna autorità, valide preghiere al Figlio tuo,
Creatore di tutte le cose, dirigi i timonieri dell'ordine sacerdotale e
conducili al porto tranquillo.
Rivesti i sacerdoti con la
giustizia e con l'esultanza di una sicura, immacolata e sincera fede. Corona
questa casa, che Ti considera torre e fondamento, con i segni della vittoria, e
custodisci, cingendola con la tua forza, l'abitazione di Dio e conserva l'onore
del tempio.
San Germano
Come
chiamare te, o piena di grazia? Ti chiamerò Cielo: perché hai fatto sorgere il
Sole di giustizia. Ti chiamerò Paradiso: perché in te è sbocciato il fiore
dell’immortalità. Ti chiamerò Vergine: perché sei rimasta inviolata. Ti chiamerò
Madre pura: perché hai portato in braccio un figlio, Dio di tutti. Pregalo di
salvare le nostre anime.
Anonimo, V-VI secolo



ei l’essere di Te
stesso, sei l’essere del Tuo Verbo.
Sei l’essere dello Spirito Santo, sei l’essere della Santissima Trinità.
Sei l’essere di ogni cosa che ha essere.
E che cosa si può dire che abbia essere se non Tu stesso?
La creatura non ha essere alcuno se non da Te stesso.
Tu gli hai dato quell’essere.
(Dai Manoscritti - Santa Maria Maddalena
de’ Pazzi, carmelitana)



M io Dio,
Trinità che adoro, aiutami a dimenticarmi interamente per fissarmi in Te,
immobile e
tranquilla come se la mia anima fosse già nell'eternità.
Niente possa turbare la mia pace nè trarmi fuori di Te, o mio immutabile;
ma che ogni
istante mi immerga sempre più nella profondità del Tuo mistero.
Pacifica l'anima mia, rendila Tuo cielo, Tua dimora prediletta e luogo del Tuo
riposo.
Che io non Ti lasci mai solo, ma Ti sia presente, con fede viva,
immersa
nell'adorazione, piamente abbandonata alla Tua azione creatrice.
Gesù mio diletto, crocifisso per amore, io vorrei coprirTi di gloria, vorrei
amarTi fino a morire.
Ma sento la mia impotenza e Ti chiedo di rivestirmi di Te,
di identificare
la mia anima a tutti i movimenti della Tua anima, di sommergermi,
di invadermi,
di sostituirTi a
me, affinchè la mia vita sia un riflesso della Tua vita.
Vieni in me come Adoratore, come Riparatore, come Salvatore.
O verbo eterno, Parola del mio Dio, voglio passar la vita ad ascoltarTi.
Voglio rendermi docile ai Tuoi insegnamenti per imparare tutto da Te:
e poi, nelle
tenebre dello spirito, nel vuoto, nell'impotenza, voglio fissare lo sguardo in
Te
e restare nella
luce del Tuo splendore.
O mio astro adorato, affascinami, affinchè io non possa mai più sottrarmi alla
Tua luce.
O fuoco divorante, Spirito d'amore, sopravvieni in me,
affinchè io
faccia nella mia anima come una nuova incarnazione del Verbo,
ed io gli sia una
umanità aggiunta in cui egli rinnovi il suo mistero.
E Tu, o Padre, degnaTi di curvarTi verso la Tua povera creatura,
e vedi in essa
solo il Diletto in cui hai messo tutte le Tue compiacenze.
O miei Tre, mio Tutto, mia Beatitudine, Solitudine infinita, Immensità in cui mi
perdo,
io mi do a Voi
come una preda: immergeteVi in me,
affinchè io mi
immerga in Voi,
aspettando di
venire a contemplare nella Vostra luce
l'abisso delle
Vostre grandezze.
Amen.
Beata Elisabetta della SS. Trinità

Oggi guardiamo nei tuoi occhi,
o
Madre!
O
Maria che hai visto a Cana di Galilea
che"non hanno più vino"
o
Maria!
Eppure tu conosci
tutto ciò che ci manca!
Tutto ciò che ci vuole.
Tu
conosci le nostre sofferenze,
le
nostre colpe e le nostre aspirazioni.
Tu
sai che cosa travaglia
i
cuori della nazione
consacra a te per il millennio
"nella materna schiavitù dell'amore...".
Parla al Figlio!
Parla al Figlio del nostro difficile "oggi".
Parla del nostro difficile "oggi"
a
questo Cristo,
che siamo venuti ad invitare
per tutto il nostro avvenire.
Quest'avvenire incomincia "oggi",
ed
esso dipende
da
come sarà il nostro "oggi".
A
Cana di Galilea,
quando è venuto a mancare il vino,
tu
hai detto ai servi,
additando Cristo:
"Fate quello che vi dirà".
Pronunzia queste parole anche a noi!
Pronunziale sempre!
Pronunziale instancabilmente!
O
Madre di quel Cristo, che è Signore
del secolo futuro...
E
fa’ si che noi,
in
questo difficile "oggi"
ascoltiamo il tuo Figlio.
Che Lo ascoltiamo giorno dopo giorno
e
opera dopo opera.
che Lo ascoltiamo
anche quando Egli dice cose
difficili ed esigenti.
Da
chi andremo?
Egli ha parole di vita eterna!
Il
Vangelo è la gioia della fatica
èd
è insieme la fatica
della gioia e della salvezza.
O
Madre aiutaci a passare,
con il Vangelo nel cuore,
attraverso il nostro difficile "oggi"
verso quell'avvenire
nel quale abbiamo invitato anche Cristo,
il
Principe della Pace.
Giovanni Paolo II, 1983


O
Madonna,
che rapisci i cuori degli uomini con la tua dolcezza,
non hai rapito forse anche il mio cuore?
Dimmi, Ti prego, dove lo hai posto, affinchè lo possa trovare.
O
rapitrice di cuori, quando mi restituirai il mio?
Perchè preso dalla tua dolcezza, m'acquieto.
Quando, ritornato in me, ancora chiedo il cuore mio, Tu m'abbracci dolcemente
e
subito mi sento inebriato del tuo amore;
allora non distinguo più il mio cuore dal tuo e non so chiedere che il tuo.
Ma poichè il mio cuore è così inebriato dalla tua dolcezza, dirigilo col tuo,
conservalo nel Sangue dell'Agnello, ponilo accanto al Figlio tuo.
Allora otterrò ciò che desidero, possederò ciò che spero,
perchè Tu sei la nostra speranza.
S. Bernardo


Dio del cielo se mi
vorrai
In mezzo agli altri uomini mi cercherai
Dio del cielo se mi cercherai
Nei campi di granturco mi troverai.
Dio del cielo se mi vorrai amare
Scendi dalle stelle, vienimi a cercare
Oh, Dio del cielo se mi vorrai amare
Scendi dalle stelle, vienimi a cercare.
Le chiavi del cielo non ti voglio rubare
Ma un attimo di gioia me lo puoi regalare (...)
Oh, Dio del cielo se mi vorrai amare
scendi dalle stelle, vienimi a cercare (...)
Senza di te non so più dove andare
Come una mosca cieca che non sa più volare (...)
Oh, Dio del cielo se mi vorrai amare
scendi dalle stelle, vienimi a salvare (...)
E se ci hai regalato il pianto ed il riso
Noi qui sulla terra non lo abbiamo diviso (...)
Oh, Dio del cielo se mi vorrai amare
scendi dalle stelle, vienimi a cercare (...)
Dio del cielo se mi vorrai
In mezzo agli altri uomini mi cercherai
Dio del cielo se mi cercherai
Nei campi di granturco mi troverai.
Dio del cielo io ti aspetterò
Nei campi di granturco io ti cercherò (...)
Fabrizio De Andrè

AMARE SIGNIFICA:
ACCETTARE con infinita pazienza,
TACERE con infinita fiducia,
SORRIDERE con infinito coraggio,
GUSTARE AMAREZZE con infinito silenzio,
IMPEGNARSI NEL PROPRIO DOVERE con infinita nostalgia,
AMARE IL PROSSIMO con infinita tenerezza,
ATTENDERE con infinita letizia,
DONARSI con infinita speranza,
PREGARE con infinita confidenza,
GIOIRE con infinito affanno;
L'AFFANNO DEL CUORE macerato dal bisogno
di AMARE INFINITAMENTE DIO E L'UMANITA'.
Mons. Luigi Bosio

Quando Ti ho incontrato e mi hai detto: "Seguimi",
non sapevo quello che avrei vissuto venendoTi dietro;
non sapevo quello che avrei dovuto lasciare
e quello che in cambio mi avresti dato.
Quando Ti ho incontrato,
l'unica cosa era volerTi amare,
perché intuivo che eri l'Amore,
e che avevi dato la Tua vita:
nessuno per me l'aveva mai fatto!
Quando Ti ho incontrato,
anche il dolore sembrava meno faticoso da accettare,
forse perché, per grazia Tua,
capivo appena che era l'amore con cui Ti amavo.
Ora che vivo con Te, che vivo di Te,
sembra che la vita abbia un altro senso,
quello di chi, sperimentato l'amore, ha un solo desiderio:
essere Te, per amare come Te l'umanità.
E Tu mi fai così,
dolce mistero della Tua misericordia,
che solo l'umile cuore di chi sa che è solo un dono Tuo,
riesce ad accogliere, a custodire, a vivere.
OffrirTi al Padre, in quel pane e in quel vino,
come in quel giorno a Lui Ti sei offerto
su di una croce.
OffrirTi all'uomo, che cerca, soffre,
non vede, spesso non capisce,
eppure sente palpitare dentro di sé
il desiderio di unirsi a Te.
Quando Ti ho incontrato,
ti ho seguito perché eri Amore.
Ora sono qui, davanti a Te,
scompaiono i dolori, le gioie, i dubbi, le certezze,
la paura, l'entusiasmo, e resti Tu, solo Tu...
e la vita sarà sempre così.



Ti adoro, mio Dio,
che sei, vivi e operi in ogni cosa.
Ti adoro, fuoco immenso,
fuoco vivo, fuoco che consuma.
Ti adoro nella Tua infinitezza,
nel Tuo ardore e nella Tua attività.
Tutto ciò che vediamo quaggiù,
tutto ciò che il fuoco esprime
della Tua essenza,
tutto, tutto questo non è nulla...
a confronto di ciò che Tu sei.
Ti adoro, o mio amore,
che mostri in questo elemento la Tua carità.
Tu ci vedi quaggiù deboli e manchevoli...
il freddo ci rovina...
e subito appari per confortarci.
Prima che avessimo bisogno
del Tuo conforto
eri nascosto in questo legno
sotto altra forma.
E appena te lo abbiamo chiesto,
o Dio, sei apparso come fuoco;
hai sollevato il velo dietro cui eri nascosto,
hai fatto sentire la virtù del tuo essere.
PIERRE GRIOLET

ono sicura,
mio Dio, che mi ami,
e che in questa vita così ingombra,
schiacciata da ogni lato dalla famiglia,
dagli amici, da tutti gli altri,
non può mancare il deserto dove incontrarTi.
Non si tratta di imparare ad andare a zonzo.
Bisogna imparare a restare soli
ogni volta che la vita ci riserva una pausa.
E la vita è piena di pause
che possiamo scoprire o sprecare.
Nella più pesante e grigia giornata,
quale splendida gioia per noi
la previsione di tanti incontri con Te,
Signore, sgranati nel fluire delle ore!
Tu, nostro Diletto, ci attiri a Te
e ci affascini anche attraverso
l'assillo logorante delle nostre quisquilie.
Madeleine Delbrêl


Tu,
Signore, ci liberi da ogni obbligo,
ma ci rendi completamente dipendenti
da una sola necessità: la carità.
La carità è
più del necessario per esistere;
più del necessario per vivere;
più del necessario per agire.
La carità è la nostra vita
che diventa eterna.
La carità non la si impara:
la si conosce poco a poco
facendo la Tua conoscenza, o Cristo.
È la fede in Te che ci rende capaci di carità;
è la Tua vita che ci mostra come
desiderare, domandare, ricevere la carità.
È il Tuo Spirito
che ci rende vivi di carità,
attivi mediante la carità,
fecondi di carità.
Dilata il nostro cuore, Signore,
perché vi stiano tutti gli uomini;
incidili in questo cuore, perché
vi rimangano scritti per sempre.
Madeleine Delbrêl

H ai
un Ruscello nel tuo piccolo cuore,
Dove timidi fiori ansimano,
E ritrosi uccelli scendono a bere,
E ombre palpitano -
E nessuno sa, così quieto fluisce,
Che un ruscello è là,
Eppure il tuo piccolo sorso di vita
Ogni giorno là è bevuto -
E allora, sorveglia il tuo piccolo ruscello a Marzo,
Quando i fiumi traboccano,
E le nevi precipitano dalle colline,
E i ponti spesso franano -
E più tardi, forse ad Agosto -
Quando i prati giacciono inariditi,
Bada, affinché questo piccolo ruscello di vita,
In qualche ardente meriggio non si prosciughi!
Emily Dickinson

Marino
Moretti

Chinar la testa che vale?
E che val nova fermezza?
Io sento in me la stanchezza
del giorno domenicale,
mentre la madre mia buona
entra con passo furtivo
nella mia stanza e mi dona
un ramoscello d'ulivo...
E se' n va. Tutto quello
ch'ella vuol dirmi lo dice
a questo suo ramoscello
che adornerà una cornice:
adornerà la cornice
dorata a capo del letto
l'ulivo ch'è benedetto,
l'ulivo che benedice;
porterà pace e abbondanza
nelle casette più sole,
rallegrerà un po' la stanza
dell'infermo, senza sole,
ricorderà poi con tanta
fede l'ingresso solenne
di Cristo a Gerusalemme
nella domenica santa!...
Ulivo, e a me che dirai?
Le stesse cose anche tu?
se una parola: giammai,
se due parole: mai più?
Nulla tu doni al mio cuore
che lo consoli un istante,
ed il mio sguardo tremante
non vede in te che un colore:
il color triste di tutto
il mondo che non à sole
e piange tacito e vuole
vestirsi di mezzo lutto;
il colore della noia
e dei fiori di bugia,
il colore della mia
giovinezza senza gioia;
il colore del passato
che ritorna ben vestito,
il color dell'infinito
e di ciò che non è stato;
il color triste dell'ore
così lente a venir giù
dai lor numeri, il colore
che non è colore più.

Angiolo Silvio Novaro

Con le lacrime, con che duolo
contempli il tuo Figliuolo
che mano feroce
costrinse alla croce!
Con che cuore, ohimè, lo vedi,
trafitto nei polsi e nei piedi
e ferito di punta e di lancia,
livido il petto, livida la guancia!
E ti stringi col seno e i ginocchi
al sacrosanto legno,
e piangi, piangi senza ritegno
e sul tuo disfatto viso
cola il sangue dell'ucciso!
Afentre la terra trema
e il sole viene meno
accoglilo sul seno,
bacialo piano piano
sul costato e sulla mano
e sulle palpebre chiuse
il Diletto che il sangue effuse:
e poi lascia che i pietosi
l'ungano con oli odorosi
e riceva a notte oscura
furtiva sepoltura!

David Maria Turoldo

E pure il
Tuo Figlio
il divino
Tuo Figlio, il Figlio
che ti
incarna, l'amato
unico
figlio uguale
a nessuno,
anche Lui
ha
gridato,
alto sul
mondo:
"Perché...!".
Era l'urlo
degli oceani
l'urlo
dell'animale ferito
l'urlo del
ventre squarciato
della
partoriente
urlo della
stessa morte:" Perché"".
E Tu non
puoi rispondere
non
puoi...
Condizionata onnipotenza sei!
Pretendere
altro è vano.


Gesù, Ti
benedico
con tutte le famiglie della terra,
ti ringrazio per l'amore diffuso nel mondo,
ti lodo per la gioia dei bambini.
Signore sempre fedele,
Signore di tenerezza,
che hai accettato la prova per amore:
fa' che la mia vita
sia guidata dal Tuo amore;
tu sei la luce, la salvezza,
colui che conforta le mie pene.
Tu mi dai molto di più
che le briciole del tuo amore.
Ti doni tutto intero
per liberarmi dal peccato,
affinché, libero e reso dalla vita,
conosca la gioia d'essere figlio di Dio.
Mostrami il Tuo volto,
mio Gesù sempre vivo.
Pierre Griolet


Ti prego:
non togliermi i pericoli,
ma aiutami ad affrontarli.
Non calmar le mie pene,
ma aiutami a superarle.
Non darmi alleati nella lotta della vita,
eccetto la forza che mi proviene da Te.
Non donarmi salvezza
nella paura,
ma pazienza per conquistare la mia libertà.
Concedimi di non essere
un vigliacco
usurpando la tua grazia nel successo,
ma non mi manchi la stretta della Tua mano
nel mio fallimento.
Rabindranath
Tagore

David Maria Turoldo

Io vorrei donare una cosa
al Signore,
ma non so che cosa.
Andrò in giro per le strade
e mi fermerò soprattutto
coi bambini
a giocare in periferia,
e poi lascerò un fiore
ad ogni finestra dei poveri
e saluterò chiunque incontrerò
per via.
E poi suonerò con le mie mani
le campane sulla torre.
Andrò nel bosco questa notte
e abbraccerò gli alberi
e starò in ascolto dell'usignolo,
quell'usignolo che canta
sempre solo
da mezzanotte all'alba.
E poi andrò a lavarmi nel fiume
e all'alba passerò sulle porte
di tutti i miei fratelli
e dirò a ogni casa:”Pace!”.
Un soffio di preghiera:
Preghiera
per restare svegli
(Madeleine Delbrel)
O Signore,
che continuamente c'incitasti
a star svegli
a scrutare l'aurora
a tenere i calzari
e le pantofole,
fa' che non ci appisoliamo
sulle nostre poltrone
nei nostri anfratti
nelle culle in cui ci dondola
questo mondo di pezza,
ma siamo sempre attenti a percepire
il mormorio della tua Voce,
che continuamente passa
tra fronde della vita
a portare frescura e novità.
Fa' che la nostra sonnolenza
non divenga giaciglio di morte
e - caso mai - dacci Tu un calcio
per star desti
e ripartire sempre.
L'erba del mio giardino
(Adriana Zarri)
Fa' che non creda che ci siano vocazioni privilegiate, più perfette, e che non
presuma di abbracciarle per essere da più degli altri.
Quale che sia, la mia vocazione è la più grande; e l'erba del mio giardino è la
più verde perché è quella che Tu hai annaffiato per me.
Per seguire la tua voce dammi la generosità di Abramo, la prontezza di Samuele,
la naturalezza di Maria.
E dammi la pazienza di attendere e l'umiltà di scegliere quella strada fra
tutte, e la capacità di viverle tutte in quella unica che è mia.
Non so come ti pregano le stelle
(Adriana Zarri)
Io non so come ti prega mio padre, né mio fratello, né mio zio;
non so nemmeno come ti pregava la tua madre, Maria.
Non so come ti pregano le stelle e i rami di corallo in fondo al mare,
né quei cuscini di muschio che fioriscono in alto, sulle rocce.
Non so come ti prega il gatto e il topo, e la pulce nel pelo del topo.
In fondo, Signore, non so nemmeno come prego io.
So come preghi Tu: come mormori piano, in fondo al cuore;
ed io sto appena ad ascoltare.



Non conto più i miei giorni
ma i tuoi,
e le parole e le balbuzie
sono le tue che attendo
non le mie, scritte ormai
più per abbandono che per forza.
E guardo salire incendiato il giorno
nei tuoi occhi o sulla foglia
dei piccoli respiri --
Anche Dio che l'ha inventato
con la fiamma delle comete ancora in mano
obbedisce a questo struggimento:
cresce nel figlio il padre, cede
e aumenta la propria gloria,
è uno stordito amore
che fa la storia.
Altri che non han voluto figli
nè di carne nè di cuore
fissano svanire le sere
sui fogli che restano bianchi
anche quando sono riempiti
dai grandi geroglifici del vento.
Quel che tu sei, Bartolomeo,
non sta nel grande campo
del mio fuoco, eccede
il mio pensiero, scompare
come un sogno all'amore
che lo insegue. Eppure ti fa,
è nelle tue mani, nel piede,
nell'improvviso che in te ride,
nel morso al paperino.
Ed è nel sonno
che ci parifica al cielo profondo
e porta vicino al silenzio delle cose.
Davide Rondoni

Juan Arias
l mio Dio non è un
dio duro, impenetrabile,
insensibile, stoico, impassibile.
Il mio Dio è fragile.
E' della mia razza.
E io della sua.
Lui è uomo e io quasi Dio.
Perché io potessi assaporare la divinità
Lui amò il mio fango.
L'amore ha reso
fragile il mio Dio.
Il mio Dio ebbe fame e sonno e si riposò.
Il mio Dio fu sensibile.
Il mio Dio si irritò, fu passionale,
e fu dolce come un bambino.
Il mio Dio fu
nutrito da una madre,
ne sentì e bevve tutta la tenerezza femminile.
Il mio Dio tremò dinnanzi alla morte.
Non amò mai il dolore, non fu mai amico
della malattia. Per questo curò gli infermi.
Il mio Dio patì l'esilio,
fu perseguitato e acclamato.
Amò tutto quanto è
umano, il mio Dio:
le cose e gli uomini, il pane e la donna;
i buoni e i peccatori.
Il mio Dio fu un uomo del suo tempo.
Vestiva come tutti,
parlava il dialetto della sua terra,
lavorava con le sue mani,
gridava come i profeti.
Il mio Dio fu debole
con i deboli
e superbo con i superbi.
Morì giovane perché era sincero.
Lo uccisero perché lo tradiva la verità che era
nei suoi occhi.
Ma il mio Dio morì senza odiare.
Morì scusando più che perdonando.
Il mio Dio è
fragile.
Il mio Dio ruppe con la vecchia morale
del dente per dente,
della vendetta meschina,
per inaugurare la frontiera di un amore
e di una violenza totalmente nuova.
Il mio Dio gettato
nel solco,
schiacciato contro terra,
tradito, abbandonato, incompreso,
continuò ad amare.
Per questo il mio Dio vinse la morte.
E comparve con un frutto nuovo tra le mani:
la Resurrezione.
Per questo noi siamo tutti sulla via
della Resurrezione:
gli uomini e le cose.
E' difficile per
tanti il mio Dio fragile.
Il mio Dio che piange,
il mio Dio che non si difende.
E' difficile il mio
Dio abbandonato da Dio.
Il mio Dio che deve morire per trionfare.
Il mio Dio che fa di un ladro e criminale
il primo santo della sua Chiesa.
Il mio Dio giovane che muore
con l'accusa di agitatore politico.
Il mio Dio sacerdote e profeta
che subisce la morte come la prima vergogna
di tutte le inquisizioni della storia.
E' difficile il mio
fragile amico della vita.
Il mio Dio che soffrì il morso
di tutte le tentazioni.
Il mio Dio che sudò sangue
prima di accettare la volontà del Padre.
E' difficile questo
mio Dio,
questo mio Dio fragile,
per chi pensa di trionfare soltanto vincendo,
per chi si difende soltanto uccidendo,
per chi salvezza vuol dire sforzo e non regalo,
per chi considera peccato quello che è umano,
per chi il santo è uguale allo stoico
e Cristo a un angelo.
E' difficile il mio
Dio Fragile
per quelli che continuano a sognare un Dio
che non somigli agli uomini.



Signore,
quale gioia sapere che potremo alzare gli occhi
verso il Tuo solo volto,
mentre la farinata si addenserà,
mentre il telefono risuonerà occupato,
mentre, alla fermata, aspetteremo l'autobus
che non arriva, mentre saliremo le scale,
mentre andremo a cercare,
in fondo al viale del giardino,
qualche foglia di prezzemolo per condire l'insalata.
Quale straordinaria passeggiata sarà per noi
il ritorno in metrò, questa sera,
quando non si potranno più vedere bene
le persone incrociate sui marciapiedi.
Quali «vantaggi» per Te i ritardi,
quando si attende il marito, degli amici o i bambini.
Ogni fretta di ciò che non arriva è molto spesso
il segno di un «deserto».
Insegnaci la solitudine con Te, Signore,
quando la vita ci riserva una pausa.
Madeleine Delbrêl



Mio Dio, quanto mi rammarico di non aver capito nulla della vita,
di aver tentato di capire cose che era inutile capire.
La vita non consiste nel capire, ma nell'amare.
Fa' mio Dio che non sia troppo tardi!
Che l'ultima pagina non sia ancora scritta.
E' stato un deserto la mia vita, perché non ti ho conosciuto.
Fa' che il deserto fiorisca.
Che ogni minuto che mi resta sia consacrato a Te.
Che io sia nelle tue mani come fumo portato dal vento.
Alexis Carrel

Padre celeste!
In molti modi Tu parli a un uomo:
Tu, l'unico che ha sapienza e intelligenza,
vuoi tuttavia renderti comprensibile a lui.
Tu parli anche quando taci;
perché parla anche colui che tace,
per provare l'amato;
parla anche colui che tace affinché l'ora del capire
sia tanto più intima quando essa verrà.
Padre celeste, non è forse così?
Oh, quando tutto tace,
quando un uomo se ne sta solo e abbandonato
e più non sente la Tua voce,
allora forse è per lui come se la separazione
dovesse essere eterna.
Oh, nel tempo del silenzio,
quando un uomo languisce nel deserto
e non sente la Tua voce:
allora è forse per lui come se essa
fosse quasi del tutto svanita.
Padre celeste, è ben questo il momento del silenzio
dei confidenziali colloqui.
Così fa’ che sia benedetto anche questo Tuo silenzio
come ogni parola che Tu rivolgi all'uomo;
che egli non dimentichi che Tu parli
anche quando taci.
Donagli, mentre è in attesa di Te,
la consolazione di capire che Tu taci per amore,
così come parli per amore;
di modo che, sia che Tu taccia o parli,
sei sempre il medesimo Padre,
sia che ci guidi con la Tua voce
o ci educhi col Tuo silenzio.
Sören Kierkegaard

Non
ti pare meraviglioso?
Io non ti conoscevo,
tu ignoravi la mia esistenza.
Pensa: e se le strade della vita
sulle quali noi camminiamo
non si fossero mai incontrate?
Una inezia, un ostacolo qualunque,
e noi saremmo rimasti lontani,
non ci saremmo conosciuti mai.
Sono talmente convinto
che era necessario che noi ci incontrassimo
che questo pensiero mi fa paura.
Dovevamo incontrarci,
perché qualcuno ci guidava.
Pieter Vandermeer


I fari
della macchina cercano invano
di penetrare un muro di nebbia.
Ma il muro resiste e la luce si disperde
in mille raggi sfuggenti.
Una striscia bianca dipinta sull’asfalto
è l’unico contatto con la realtà.
Non rimane che affidarsi ad essa
sperando che un tratto
segua fedele quello che lo precede
altrimenti non saprei dove andare,
dovrei rallentare ancora
e vado già così piano!!
Signore,
così è la mia fede.
Nella nebbia in cui spesso è avvolta la mia vita
la ragione cerca certezze,
vorrebbe conoscere la meta,
ma, simile ad una linea bianca al centro della strada,
c’è solo la Tua Parola che mi dice:
“ Vieni, fidati !!
Se c’è la linea
c’è anche chi l’ha tracciata.
Seguila senza paura.
Alla fine della strada mi troverai con il pennello
ancora fresco di vernice in mano”.
Piergiorgio Da Rold


Gianni
Rodari
endete la vacca! Signor padrone, mi tocca vendere la mia
vacca».
«Sentite, gli gridò in faccia, fate come vi pare».
«Ma non posso, signor padrone! Ci pensi un poco». E si torceva le mani per la
disperazione. Inutile. Bisognò proprio che Pasquale si decidesse: quando i
debiti ci sono, si pagano. E quando anche il padrone ha i suoi, non si può
aspettare che torni la buona annata: bisogna vendere e pagare.
Il
padrone era un brav'uomo. Ma anche i signori hanno i loro fastidi: e poi ci
hanno il decoro da mantenere. Stavolta era inflessibile.
Dunque Pasquale andò in istalla, dove la vacca, una grossa bestia dagli occhi
mansueti, stava sdraiata nel letto di foglie secche.
«Su, levati su, poverina te, che ti tocca di cambiare padrone!».
Quasi ci aveva le lagrime agli occhi.
L'accarezzò e la baciò, come si fa con le persone di famiglia, perché ormai la
vacca era di famiglia, e la si trattava con bei modi.
«Il diavolo la porti padrone! Levati su, poverina!». Le attaccò al collo un
campano e una corda e menò con sé il figlio maggiore. Presero per i campi.
Andavano per i campi in tre, tristi e tranquilli. Perché non c'è niente da fare:
se ci sono i debiti, si pagano e quando anche il padrone ha i suoi, bisogna
vendere la vacca e crepare di fame, crepare di malinconia, che il diavolo si
porti anche il padrone.
Al
ritorno Pasquale si sedette sulla soglia in faccia ai campi e piangeva come un
bambino perché tutto era andato male, e i figli, tornando dai campi, erano
sfiniti e taciturni, la massaia andò dal signor padrone con i marenghi che erano
molti e suonavano. Quella sera mangiarono appena i più piccoli. Gli altri si
provarono ad ingollare qualche cucchiaio di minestra: non volevano andar giù.
Allora Pietro, che aveva sedici anni ed il volto angoloso come campo arato, e
più cervello in capo, che forza nelle braccia, s'andò a mettere vicino al
vecchio. Pareva che avesse da dire qualche cosa e non diceva nulla. Finalmente
si decise:
«Pà!
Sentite, pà».
Diventò tutto rosso e non aveva la forza d'andare avanti. «Sentite, pà: io
voglio farmi prete».
I
ragazzi alzarono la testa spaventati.
Pasquale non parve aver capito. Gli piantò in faccia due occhi di fuoco e
disse:
«Cosa c'è?».
«Non avete sentito, pà? », riprese Pietro. «Non avete sentito perché ci avete
troppo dolore in cuore. Anch'io, pà, ci ho tanto dolore. Voglio fare il prete e
pregare per voi. Non fate quella faccia: mica vi ho detto una cosa cattiva. Non
siete contento, pà?».
A
Pasquale parve che gli si spezzasse il cuore: si alzò furioso e si mise a
gridare:
«Anche questa ci voleva! Vai all'inferno, te e il malanno. Adesso che tutto va a
male ti metti a queste idee. O dove li prendo i soldi? E poi devi stare con noi
a crepar di fatica; devi provare anche tu che cosa vuol dire andare a male
annata, che ci tocca vendere la vacca e l'anima per pagare!».
Pietro era calmo.
«L'ho già provato, pà. Voglio fare il prete.»
«E
che cosa m'importa? Ci sputo sopra, io!»
In
quella passava il curato che udendo gridare si fermò.
«Che ci avete, Pasquale, nella lingua?».
«E
lei, e lei» riprese a gridare. «E lei dove pensa che li abbia i soldi per far
fare il prete al mio figliolo?»
Il
curato sapeva già tutto. Entrò in casa.
Parlò tutta la sera con la sua voce buona e profonda che pareva che in quella
casa ci fosse entrata la consolazione.
«Sentite Pasquale. Se l'anno vi è andato male, il Signore vi benedirà da
un'altra parte. Lasciate fare a lui che ci vede meglio di noi. Quanto al vostro
figliolo, se vuol fare il prete, lasciate che segua la sua strada. I soldi? Ma
quelli vengono da soli, benedett'uomo. Ci sono io, c'è tutta la brava gente del
paese che sarà contenta di aiutarvi. Io, qualcosa al sole ci ho. Vendo,
Pasquale! Non dite male del Signore che accomoda tutto. Se il vostro figliuolo
ha cuore ed intelligenza, sarà un buon prete. Una consolazione per voi che
diventate vecchio, Pasquale. Lasciate fare». Finché lo persuase e li persuase
tutti per benino.
Quando fu ottobre lo accompagnarono un pezzo, tutto già vestito di nero, con gli
occhi lustri e il cuore non sapevano se contento o piangevole.
Quell'anno lavorarono con ardore.
Pasquale si sentiva rinascere. Respirava l'aria fresca dell'alba e pensava che
il mondo è pur bello così come ce l'ha dato Dio, col sole, i prati e le montagne
verdi e vecchie. Ora non pensava più che a suo figlio, quello che studiava in
città sui libri che costavano tanti soldi e dentro c'era tanta scienza, che era
vestito di nero come i signori, e voleva fare il prete.
Quando arrivavano buone nuove dalla città, gli pareva che quel figliuolo fosse
la sua benedizione e ne parlava con un po' di rispetto, come se fosse diventato
degli altri, e fosse meno suo figliuolo che del Vescovo e del Signore.
Passarono i mesi e s'avvicinava la bella stagione. La campagna progrediva bene
per la mitezza dell'inverno. Ora c'era da temere maggio, con i suoi temporali e
le sue grandinate che vi distruggono in un quarto d'ora il lavoro di un anno.
Ma
Pasquale aveva fiducia, per via di quel figliuolo pretino che era un po'
talismano.
Invece andò ancora male. I contadini, disperati, videro venir giù per mezz'ora
buona i chicchi grossi e secchi, torcendosi le mani, muti, con le lagrime agli
occhi. Tutto era finito. Quando la sera tornò il sole le donne piangevano e gli
uomini bestemmiavano.
Pasquale no. A sua volta era calmo. S'era sentito schiantare; ma aveva ancora
fiducia.
Disse ai suoi che erano tristi ed avviliti:
«Male è andata finora, andrà bene poi: animo ragazzi. Animo!».
Diceva così perché ora tutto era passato per lui in seconda linea: prima di
tutto c'era il figlio prete.
Il
padrone lo fece chiamare: era triste.
«Pasquale, devo vendere tutto. Cercatevi una casa, perché lì ci verrà quello che
compra. Mi rincresce, Pasquale, per voi e per vostro figlio, ora che questi vi
torna a casa».
Egli sorrise: «Ma cosa dice, signor padrone? Non fa nulla. Capisco. Fa bene, sa:
fa bene».
Andarono ad abitare in una casa di sassi un po' fuori del paese. I figli
andavano a lavorare negli stabilimenti del paese vicino: tornavano a casa solo
la sera. Una volta trovarono a casa il pretino, venuto su per le vacanze e
Pasquale trionfante che diceva a tutti «Ecco vedete il mio figliuolo? Adesso ne
sa come il dottore».
Però era diventato magro.
L'inverno fu triste. Talvolta non c'era da mangiare che pane. I piccoli
piangevano e la madre sembrava l'Addolorata, che ha sette spade nel cuore.
Pasquale volle ad ogni costo andare a giornata. Faticava, s'incurvava, non
mangiava più: ma volle lavorare. E sorrideva sempre, così come se pensasse agli
angioli del Signore, che ogni uomo ne ha uno, povero Pasquale!
Quando si fu vicino a Natale, un giorno al curato arrivò una lettera dalla
città.
Gli scrivevano i superiori di Pietro, per pregarlo di avvertire la famiglia che
il ragazzo aveva bisogno d'aria sana di montagna, che era molto malato, così
giovine, e che forse, non si poteva dire, ma
Il
curato si spaventò: pure a Pasquale non lo disse subito. Andò in città e si
prese il ragazzo che aveva la faccia bianca come la neve e gli occhi infossati
che guardavano con stupore doloroso.
E,
tutto il viaggio, tossiva, tossiva.
A
Pasquale fecero credere che quell'anno era concesso che i pretini facessero
Natale a casa loro, che era cosa naturale e non ci si doveva spaventare.
Ma
Pasquale capì: diventò bianco e si sentì battere forte forte il cuore: un
pensiero terribile gli attraversò la mente.
«Pietro!.… disse con un filo di voce…. Pietro!».
E
gli baciò la mano scarnita. Gli pareva di morire, che il male fosse nel suo
petto e lo rodesse e si facesse strada.
Una notte Pietro si sentì molto male.
Si
mandò per il medico per il curato. E tutto era finito. L'angelo del Signore
veniva sulla vecchia casa di pietra a prendere un angelo di carne.
Pochi giorni dopo, al funerale del figlio, Pasquale era invecchiato di vent'anni:
curvo, stanco, muto.
Poi non fu più lui. Non aveva più fiducia, ora. Stava tutto il giorno seduto
presso il fuoco, senza parlare, senza toccare cibo. Schiantato.
E
se il curato quando lo andava a trovare gli diceva che si facesse coraggio,
crollava il capo.
Gli pareva che tutto il mondo gli fosse caduto sul cuore e glielo
schiacciasse: provava un desiderio cattivo che davvero gli si schiacciasse il
cuore, e lo si torturasse e lo si crocifiggesse.
Non vedeva nessuno.
Vedeva soltanto la lunga tonaca nera del figlio morto: lunga, lunga fino in
fondo ad un abisso, nera come la notte di tutte le notti.
E
gli pareva che avvolto in quella tonaca nera ci fosse il suo povero vecchio
cuore.
Invece c'era un angelo: una sera uscì e stese la mano sui suoi occhi.
Pasquale si ricordò del Signore, che fa tutto per il meglio e che è padrone
della vita e della morte. Se ne ricordò improvvisamente.
Sentì sui suoi occhi la carezza dell'angelo e pregò: con fervore, come se per la
prima volta fosse a contatto con Dio.
Il
giorno dopo si mise a letto.
12 luglio 1936

