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Messaggi
10. COME TUTTE LE SERE, A TARDA ORA,PRIMA DI ADDORMENTARMI,APRO LA
SUA CREATURA VIRTUALE"FRACTIO".QUESTA SERA CON GRANDE GIOIA HO VISTO IL SUO SITO
MOLTO RICCO...ANCORA NON APRO LE PAGINE,MA SONO SICURA CHE FARO'LE ORE
PICCOLE.... Non puoi immaginare minimamente il bene che fai con questa evangelizzazione telematica!Avanti... Mi permetto una richiesta:perchè non pubblichi qualche giorno prima l'omelia della domenica(almeno il Sabato..). Perdona l'ardire ma potrebbe essere di molto aiuto... Grazie. 8. "...Signore, raggiungilo col Tuo amore..! è la nostra preghiera accorata ogni giorno per te! Un forte abbraccio da noi tutti. 7. SIAMO FELICISSIMI DI POTER COMUNICARE CON TE, E’ BELLO SENTIRTI VICINO ANCHE IN QUESTO MODO. SPERIAMO DI RIVEDERTI PRESTO, INTANTO CONDIVIDIAMO CON TE QUESTO SPAZIO E RINGRAZIAMO IL SIGNORE ANCHE DI QUESTO. 6. IO PENSO CHE SI POSSA CONDIVIDERE TUTTO CON LE PERSONE CHE AMIAMO, CON LE PERSONE SINCERE CHE NON CI GIUDICANO, CHE CI FANNO SENTIRE LIBERI, PERCHE’ AMARE VUOL DIRE SOPRATTUTTO SENTIRSI LIBERI; SE CI SENTIAMO LIBERI ESPRIMIAMO TUTTO CIO’ CHE PROVIAMO, CONDIVIDIAMO CON CHI CI STA ACCANTO LA GIOIA, IL DOLORE, OGNI ISTANTE DELLA NOSTRA VITA, MA PENSO ANCHE CHE SIA IMPORTANTE AVERE QUALCUNO CON CUI CONDIVIDERE TUTTO, ANZI PIU’ DI QUALCUNO. L’ESSENZA DELLA VITA STESSA STA NELLA GIOIA DI VIVERLA CON GLI ALTRI. 5. Pensavo a cosa possa essere “incomunicabile”.
Esistono due grandi “concetti” tanto universali e motivo di comunione tra gli
uomini quanto per certi versi profondamente… incomunicabili: la Fede ed alcuni
sentimenti.
Chi o
cosa può liberamente penetrare il colloquio di un’anima col “suo” Dio o quali
parole potrebbero essere usate per esprimere e definire la grandiosità di
certi frangenti? Come potremmo concedere ad altri l’accesso a certe stanze
dell’anima, che devono restare esclusivamente nostre, non per avidità, ma
perché esiste in noi un mondo talmente prezioso da non poter essere esplorato
che da noi stessi, in perfetta solitudine: potremmo avvertire qualsiasi
tentativo di accesso da parte di altri (“L'uomo
è probabilmente l'unica creatura della terra che desidera scrutare dentro
qualcun altro” - H.
Carossa) o
un cedimento a svelarli da parte nostra come un’imperdonabile leggerezza o
violazione, o addirittura l’incursione distruttrice di un personalissimo
universo. Può essere comunicato il concetto universale di Fede, quella che
rende gli uomini figli di un solo Padre e perciò fratelli tra loro, ma se
tentassimo di rivelarci nel nostro vissuto più intimo di fede ad altri o
concedessimo loro di essere parte del nostro rapporto col Cielo rischieremmo
di sentirci spogliati, sviliti, vulnerabili, derubati, esposti alle
“intemperie” umane, agli “attacchi esterni”, perché non avremmo più nulla che
copra e protegga la parte più profonda di noi stessi, che fosse tutto nostro;
non saremmo più originali (“Non
per ragione, nè per lingua, nè per costumi noi siamo diversi dagli altri
uomini... Viviamo in Oriente e in Occidente... Siamo uguali nel vestito, nel
cibo e nel resto, ma testimoniamo una vita diversa. Viviamo nella nostra
patria come stranieri, partecipiamo a tutto, da tutto siamo distaccati...” -
Anonimo Cristiano del II sec.),
forse non avremmo più una precisa identità dinanzi a Dio…e Lui esige
esclusività, riservatezza per certi versi, ed unicità di rapporti (“Io
e Lui ci si capisce a parole sussurrate o nei silenzi” – Charles Singer);
la Sua Gelosia Lo rende così gradevolmente “Umano”, ci rende felici, così come
ci lusinga, è “piacevole” ed “agognata” quella inoffensiva che può provenirci
da una creatura simile a noi, perché ci ama così tanto da volerci “solo per
sé”, da concederci di essere “comunicabili” e “in comunione” solo al e col suo
cuore, in un’intesa perfetta, unica, ed inspiegabile.
Esistono
sentimenti o circostanze (si può provare a spiegare, ridurre a parole o ci si
può spossessare, rivelandola, della bellezza di ciò che intercorre nello
scambio di uno sguardo, della gioia di stringere un’altra mano, dell’unicità
di un abbraccio?) che esigono di restare nel silenzio, inesprimibili e
incomunicabili anche a coloro che ne sono oggetto, gelosamente custoditi e
racchiusi nello scrigno più protetto del nostro mondo interiore, perché unici,
inimitabili, indefinibili, tenaci, smisurati in profondità e preziosità e
perché incomprensibili da tutti coloro che non siamo noi e forse perfino da
noi stessi. (La
verità dell'altro non è in ciò che ti rivela, ma in ciò che non sa rivelarti,
perciò se vuoi capirlo, non ascoltare ciò che dice, ma ciò che non dice" - K.
Gibran).
4. Condividere sembra facile ma non lo è, a volte pensi che far partecipe qualcuno un amico, un parente, un fratello della comunità in cui vivi di qualcosa che ti appartiene o di una esperienza vissuta sia la cosa più semplice e umana che ci sia: invece diventa difficile soprattutto quando si parla di sofferenza tutti ne restano colpiti, soprattutto chi si trova nella condizione, perché non vorresti mai arrecare pensiero e preoccupazione e tenti con tutte le forze quelle rimaste di creare intorno a te solo momenti di discussa serenità. E qui cominci ad analizzare che devi comunque continuare anche se difficile. Se qualcuno ci chiedesse siete capaci di compassione? Risponderemmo senza esitazione di si. O perlomeno: “credo di si”. Sappiamo bene quello che significa questo vocabolo compassione, soffrire con, partecipare e quindi condividere. Vivere con passione vuol dire entrare nei momenti difficili del prossimo, entrare nei luoghi di dolore, non sottrarsi o voltarsi dall’altra parte quando il nostro prossimo soffre o si dispera. Significa stare lì dove il prossimo soffre. Per certi versi, potremmo pensare che questo aprirsi alla sofferenza altrui questo condividere non farebbe altro che acuire la nostra. Quanti di noi accorrono là dove altri stanno soffrendo? Chi di noi è disposto a sentire qualcuno lamentarsi, o piangere, o anche solo parlare pacatamente della propria sofferenza. Scopriamo dunque che, a dispetto di tutte le nostre intenzioni, la compassione, la condivisione non costituisce l’autentico fondamento della nostra vita. La condivisione non è una nostra reazione spontanea, ci riesce anzi di malavoglia. Viene da chiedersi se sia umanamente possibile! Questa presa di coscienza ha una salutare conseguenza. La compassione nel suo senso più pieno e profondo può essere attribuita soltanto a Dio. E’ il messaggio centrale del vangelo, che dio, che non è in alcun modo in competizione con noi, è il solo che può davvero provare compassione e condividere tutto con noi. 3. Incomunicabilità… senso di solitudine… è ciò che sperimentiamo quando la sofferenza diventa più forte di noi e ci fa urlare “abbà, Padre”… è ciò che ci invade anche quando le persone più care ci fanno sentire la loro presenza e la loro condivisione, quando con la fusione di un abbraccio tentano di addolcire la nostra disperazione, quando percorrono con noi la strada del dolore… Eppure, proprio nell’indossare la nostra pelle e nel vivere tutti i nostri sentimenti, il Maestro del Lago non ha dimenticato di lasciarci un insegnamento… Schiacciato dal peso della croce, ha accolto lo sguardo affranto della Madre… ha donato il Suo volto ad una donna…ha parlato a chi soffriva con Lui e per Lui… ha consentito ad un estraneo di dargli aiuto… Ha infranto il guscio del chicco in cui ci rifugiamo con le nostre paure e le nostre angosce, ha scritto la sua pagina d’Amore… insieme a noi… ha vinto il male più devastante per l’uomo, proprio quello dell’incomunicabilità… Ha spezzato una croce di duro e freddo legno e l’ha trasformata in briciole di Cielo perché imparassimo a vincere i nostri limiti… a scoprire altri orizzonti… a camminare sulle acque fidandoci di Lui…
2. Spesso, nella nostra vita, ci vengono poste domande semplici, ma rispondervi è
difficile perchè rispondere sinceramente è impegnativo! Solo la morte non si può condividere perchè appartiene a se
stessi, tutto il resto , ...... sta tutto in piazza.
EVVAI DIO C'
E'!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! SEI RITORNATO A RINNOVARE IL
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