Considerazioni per crescere

Se vi riesce difficile interessarvi del prossimo, riflettete sul fatto che non potete raggiungere la beatitudine in alcun altro modo. Fatelo perciò per la salvezza sua e vostra.

Supponete che in una casa scoppi un incendio: alcuni vicini, preoccupati solo delle loro cose, non si danno da fare per allontanare il pericolo. Chiudono la porta e restano in casa, temendo che qualcuno entri e venga a rubare. Quale sarà, tuttavia, la punizione che essi ne subiranno? Il fuoco s'ingrandirà e brucerà tutti quanti i loro beni. Ed essi, non essendosi interessati del vantaggio del prossimo, avranno così perso anche il proprio.

Dio ha voluto unire tra di loro gli uomini e per questo ha impresso nelle cose la legge che il vantaggio del prossimo sia collegato al vantaggio di ciascuno. E in questo modo tutto il mondo sussiste. Così avviene anche sulla nave se il comandante, allo scoppiare della tempesta, sacrifica il bene di molti cercando solo la propria salvezza: egli ben presto manderà ad annegare sia gli altri che se stesso. Così avviene in ogni situazione: se si bada solo al proprio tornaconto, non potranno sostenersi né la vita né l'arte stessa.

(GIOVANNI CRISOSTOMO Omelie sulla prima lettera ai Corinzi, 25,4).


Tu sei prezioso ai miei occhi

            C’è un uomo con un demonio immondo che reagisce all’insegnamento di Gesù, alla sua parola, perché è un insegnamento con autorità, cioè che non solo dice delle cose, ma anche le realizza: sono parole che creano, che operano delle trasformazioni dentro all’uomo, quindi c’è una reazione istintiva e dura da parte di questa persona posseduta da un demonio immondo: Basta! (...) So bene chi sei significa che conoscere il nome di qualcuno vuol dire poterlo dominare. È come dire: “Bada che sono capace di controllarti perché so chi sei, da dove vieni, so quello che vuoi, ma non ho niente a che fare con te”. Questo discorso è fondamentale: non riguarda esperienze strane di possessioni diaboliche... ma riguarda la nostra condizione e quello che la Parola di Dio esige nella nostra vita. (...) ...La potenza della Parola di Gesù sconvolge le nostre abitudini, ci può fare paura, può suscitare dentro di noi anche la reazione:”Basta! Che abbiamo a che fare con te, Gesù Nazareno?”, ma se abbiamo il coraggio di accettarla fino in fondo è capace di liberarci, di creare un cuore nuovo nell’amore, nella sincerità, nel dono. Bisogna solo avere il coraggio di lasciarci operare dalla Parola di Dio, anche quando abbiamo l’impressione che ci uccida, ci schiacci: Uscì da lui senza fargli alcun male: in realtà è una parola che sana.

(L. Monari, Tu sei prezioso ai miei occhi 82-4)


Ecco l`Agnello di Dio

            Cristo, concluso il discorso sui segni rivolto ai suoi discepoli disse loro: «Andiamo sul fiume Giordano». E s`incamminarono insieme con lui e giunsero in Betania che si trova tra Gerusalemme e il Giordano e passarono la notte in casa di Lazzaro.

            Sul far del giorno, Nostro Signore disse ai discepoli: «Andiamo insieme sul Giordano. Lì sentiremo una voce che grida nel deserto per appianare le mie vie (cf. Is 40,3); lì vedrete una fiaccola ardente che splende di vivida luce. Dunque, andiamo verso la luce che risplende sul deserto, andiamo a vedere la stella luminosa. In verità vi dico: solo Giovanni battezza, e mai donna generò un uomo più perfetto di lui; le sue opere si possono paragonare a quelle del profeta Elia. Ecco, oggi abbatterò lo scellerato, ridurrò il suo potere, e lui stesso sprofonderà nell’abisso delle acque. Oggi si adempiranno le profezie. Oggi il mare vedendomi si ritirerà. Oggi sarà annientato il potere di satana. Oggi il mondo comincerà a risplendere. Oggi sarà rigenerato il santo Adamo, oggi sarà cancellato il peccato di Eva, madre del genere umano. Oggi saprete veramente chi sono io. Oggi vi farò sentire la voce del Padre, oggi sarete testimoni della potenza dello Spirito Santo. Oggi vi si manifesterà la natura della Santissima Trinità. Oggi i monti e i deserti esulteranno, come gioiscono gli agnelli. Oggi la gioia invaderà tutti i popoli ed essi la porteranno nelle loro mani. Oggi Giovanni, figlio di una donna sterile, mi vedrà e la sua anima esulterà. Oggi si commuoverà il cuore di ogni povero. Oggi sorgerà il sole per quelli che sono simili a me e dimorano negli inferi. Oggi si apriranno le porte del cielo. Oggi i primi saranno gli ultimi, e gli ultimi i primi. Oggi saprete chi sono io e da dove vengo. Oggi sentirete la voce del Padre e la Sua testimonianza su di me e sulla mia origine dal Padre. Oggi il Giordano e tutti i fiumi si rallegreranno. Oggi il cielo e la terra grideranno, le acque amare diventeranno dolci, e coloro che hanno sete gusteranno una dolce acqua. Oggi rinnoverò ciò che creai. Oggi il sole sette volte emanerà la sua luce. Questo è il giorno del Signore di cui hanno parlato i Profeti».

            Quando finì di parlare eravamo giunti sul Giordano. E quando Giovanni vide Gesù gridò a gran voce: «"Ecco l`agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo" (Gv 1,29). Questi è il Figlio Unigenito che è venuto per la nostra salvezza. Questi è il Re dei re annunziato dal profeta Zaccaria. E` questi certamente il Figlio Unigenito dell`eterno Dio...».

            Dunque Gesù scese spogliatosi delle vesti e si fermò in mezzo al fiume. C`era lì molta gente che Giovanni battezzava. E Gesù disse a Giovanni: «Fa` quello che ti ho ordinato».

E Giovanni gli si avvicinò profondamente turbato e impose le mani sul capo di Nostro Signore. E quando volse gli occhi verso il cielo, lo vide aprirsi e lo Spirito Santo scendere sul capo di Cristo come una colomba che aleggiando si fermò sul capo di Nostro Signore. E sentì una voce che gridava dal cielo: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto; questi è il Figlio mio prediletto di cui gioisco; questi è il Figlio mio diletto per mezzo del quale creai il cielo e la terra; questi è il Figlio mio generato prima dei secoli e dei tempi; questi è il Figlio mio che mai sarà separato da me; questi è il Figlio mio che è veramente la mia immagine».

(Evangelium apocryphum Iohan., 33, 4-6.12)


Cerchiamo l’uomo per trovare Dio
A Natale è Dio che cerca l'uomo. All'Epifania, è l'uomo che cerca Dio. Ed è tutto un germinare di segni: come segno Maria ha un angelo, Giuseppe un sogno, i pastori un Bambino nella mangiatoia, ai Magi basta una stella, a noi bastano i Magi. Perfino Erode ha il segno: dei viaggiatori che giungono dall'Oriente, cul­la della luce, a cercare un altro re.

Perché un segno c'è sem­pre, per tutti, anche oggi. Spesso si tratta di piccoli segni, sommessi; più spes­so ancora si tratta di per­sone che sono epifanie di bontà, incarnazioni viven­ti di Vangelo, che hanno oc­chi e parole come stelle. L'uomo è la stella: «Percorri l'uomo e troverai Dio» (Sant'Agostino).

Perché Dio non è il Dio dei libri, ma della carne in cui è di­sceso.

Come possiamo diventare anche noi lettori di segni, e non scribi sotto un cielo vuoto?
Il primo passo lo indica I­saia: «Alza il capo e guar­da!». La vita è estasi, uscire da sé, guardare in alto; u­scire dal piccolo perimetro del sangue verso il grande giro delle stelle, dalle mille sbarre dietro cui si rin­chiude e si illude il Narciso che è in me, verso l'Altro. Aprire le finestre di casa ai grandi venti.

Mettersi in strada dietro una stella che cammina. Per trovare Cristo occorre andare, indagare, scioglie­re le vele, viaggiare con l'in­telligenza e con il cuore. Cercare è già un po' trova­re, ma trovare Cristo vuol dire cercarlo ancora. «Andando di inizio in ini­zio, per inizi sempre nuovi» (Gregorio di Nissa). An­dando però insieme, come i magi: piccola comunità, solitudine già vinta; come loro fissando al tempo stes­so gli abissi del cielo e gli occhi delle creature.

Non temere gli errori. Occorre l'infinita pazienza di ricominciare, e di inter­rogare di nuovo la Parola e la stella, non come fa uno scriba, ma come fa un bambino. Come guarda un bambino? Con uno sguar­do semplice e affettuoso.

Adorare e donare. Il do­no più prezioso che i Magi possono offrire è il loro stesso viaggio, lungo quasi due anni; il dono più gran­de è il loro lungo desiderio. Dio desidera che abbiamo desiderio di lui.

«Per un'altra strada ritor­narono al loro paese». An­che il ritorno a casa è stra­da nuova, perché l'incon­tro ormai ti ha fatto nuovo: «Cercatore verace di Dio è solo chi inciampa su una stella, scambia incenso ed oro con un ridente cuore di bimbo e, tentando strade nuove, si smarrisce nel pulviscolo magico del deserto...» (D. M. Montagna).

                                                                                                                         Padre Ermes Ronchi


Racconto di Natale

 

C'era una volta un uomo che non credeva nel Natale.

Era una persona fedele e generosa con la sua famiglia e corretta nel rapporto con gli altri, però non credeva che Dio si fosse fatto uomo. Era troppo sincero per far vedere una fede che non aveva.

"Mi dispiace molto - disse una volta a sua moglie che era una credente molto fervorosa -però non riesco a capire che Dio si sia fatto uomo; non ha senso per me".

Una notte di Natale, sua moglie e i figli andarono in chiesa per la messa di mezzanotte. Lui non volle accompagnarli.

"Se andassi con voi mi sentirei un ipocrita. Preferisco restare a casa e vi aspetterò".

Poco dopo la famiglia uscì mentre iniziò a nevicare. Si avvicinò alla finestra e vide come il vento soffiava sempre più forte. Tornò alla sua poltrona vicino al fuoco e cominciò a leggere un giornale. Poco dopo venne interrotto da un rumore, seguito da un altro e subito da altri. Pensò che qualcuno stesse tirando delle palle di neve sulla finestra della sala da pranzo.

Uscì per andare a vedere e vide alcuni passerotti feriti, buttati sulla neve.

La tormenta li aveva colti di sorpresa e, per la disperazione di trovare un rifugio, avevano cercato inutilmente di attraversare i vetri della finestra.

"Non posso permettere che queste povere creature muoiano di freddo... però come posso aiutarle?".

Pensò che la stalla sarebbe stato un buon rifugio; velocemente si mise la giacca, gli stivali di gomma e camminò sulla neve fino ad arrivare nella stalla. Spalancò le porte e accese la luce. Però i passerotti non entrarono.

"Forse il cibo li attirerà", pensò. Tornò a casa per prendere delle briciole di pane e le disseminò sulla neve facendo un piccolo cammino fino alla stalla.

Ma si meravigliò nel vedere che gli uccelli ignoravano le briciole e continuavano a muovere le ali disperatamente sulla neve. Cercò di spingerli in stalla camminando intorno a loro e agitando le braccia. Ma i passerotti volarono da tutte le parti, meno che verso il caldo rifugio.

"Mi vedono come un estraneo che fa paura - pensò -  e non mi viene in mente nulla perché possano fidarsi di me... Se solo potessi trasformarmi in passero per pochi minuti, forse riuscirei a salvarli".

In quel momento le campane della chiesa cominciarono a suonare.

L'uomo restò immobile, in silenzio, ascoltando il suono gioioso che annunciava il Natale.

Allora si inginocchiò sulla neve: "Ora capisco Signore - sussurrò - perché Tu hai voluto farti uomo!".


Vigilare

Una richiesta seria: Vigilare.

Cosa vuol dire, per Cristo, essere vigilanti?

Non si tratta soltanto di credere, ma di stare in vedetta.

Sapete che cosa vuol dire aspettare un amico, aspettare che venga quando ritarda? Che cos’è stare in ansia per qualcosa che potrebbe accadere, ma anche non accadere?

Vigilare per Cristo è qualcosa di simile. Vigilare con Cristo è guardare avanti senza dimenticare il passato.

È non dimenticare che egli ha sofferto per noi è smarrirci in contemplazione, attratti dalla grandezza della redenzione; è rinnovare continuamente nel proprio essere la passione e l'agonia di Cristo; è rivestire con gioia quel manto di afflizione che Cristo volle prima indossare lui e poi lasciarsi indietro salendo al cielo; è distacco dal mondo sensibile e vita nell'invisibile, con questo movente: Cristo verrà, e verrà nel modo che ha detto.

Desiderio affettuoso e riconoscente di questa seconda venuta di Cristo: questo è vigilare

(J.H. NEWMAN, Diario spirituale e meditazioni, Novara s.d., 91-93).