OMELIE DEI GRANDI DELLA CHIESA

Beda il Venerabile, dall’ Esposiz. Vang. Marco

Venuta la sera, al tramonto del sole Il tramonto del sole significa la passione e la morte di colui che disse: finché sono nel mondo sono la luce del mondo (Gv 9,5) e quando il sole tramonta, più indemoniati di prima, più infermi di prima sono risanati. Poiché colui che vivendo per un certo tempo nella carne insegnò a pochi Giudei, calpestato il regno della morte ha trasmesso a tutte le genti, per tutto l’universo, i doni della fede e della salvezza e il salmista canta ai suoi ministri come a banditori di luce e di vita: Aprite la strada a colui che sale sopra il tramonto (Sal 67,5). Certo sale sopra il tramonto il Signore, poiché da dove tramontò nella passione, di là risorgendo manifesterà maggiore la sua gloria… E al mattino si alzò quando era ancora buio e uscito se ne andò in un luogo deserto. Se al tramonto del sole si esprime la morte del Salvatore, perché non sarebbe indicata con il ritorno della luce la sua resurrezione? Manifestata dunque la luce della sua resurrezione, se ne andò nel deserto delle genti e lì pregava tra i suoi discepoli fedeli perché incitava i loro cuori, per la grazia del suo Spirito, verso la potenza della preghiera.


Il Figlio prediletto

            "Viene dopo di me uno che è più forte di me, e io non sono degno di prostrarmi per sciogliergli la correggia dei calzari" (Mc 1,7). Siamo di fronte a una grande prova di umiltà: è come se avesse dichiarato di non essere degno di essere servo del Signore.

            "Io vi battezzo con acqua" (Mc 1,8), cioè sono solamente un servo: egli è il creatore e il Signore: Io vi offro l’acqua, sono una creatura e vi offro una cosa creata: egli che non è stato creato, vi porge una cosa increata. Io vi battezzo con acqua, cioè vi offro una cosa visibile; egli invece vi offre l’invisibile. Io che sono visibile, vi do l’acqua visibile; egli che è invisibile, vi dà lo Spirito invisibile.

            "E accadde che in quei giorni venne Gesù da Nazaret della Galilea" (Mc 1,9). Osservate il collegamento e il significato delle parole. L’evangelista non dice, venne Cristo, e neppure venne il Figlio di Dio, ma venne Gesù. Qualcuno potrebbe chiedere: perché non ha detto che venne Cristo? Parlo secondo la carne: evidentemente Dio è da sempre santo e non ha bisogno di santificazione, ma ora parliamo di Cristo secondo la carne. Allora non era stato ancora battezzato e non era stato ancora unto dallo Spirito Santo. Nessuno si scandalizzi: parlo secondo la carne, parlo secondo la forma del servo che egli aveva assunto, cioè parlo di Colui che venne al battesimo quasi fosse un peccatore. Così dicendo non intendo affatto dividere il Cristo, come se una persona fosse il Cristo, un’altra Gesù e un’altra il Figlio di Dio: ma intendo dire che, pur essendo uno solo e essendo sempre lo stesso, apparve però a noi diverso a seconda dei diversi momenti.

            «Gesù da Nazareth della Galilea», dice Marco. Considerate il mistero. Dapprima accorsero da Giovanni Battista la Giudea e gli abitanti di Gerusalemme: nostro Signore che dette inizio al battesimo del Vangelo e mutò in sacramenti del Vangelo i sacramenti della legge, non venne dalla Giudea né da Gerusalemme, ma dalla Galilea delle genti. Gesù viene infatti da Nazareth, villaggio della Galilea. Nazara significa fiore: cioè il fiore, che è Gesù, viene dal fiore.

            "E fu battezzato da Giovanni nel Giordano" (Mc 1,9). E` un grande atto di misericordia: si fa battezzare come un peccatore colui che non aveva commesso alcun peccato. Nel battesimo del Signore tutti i peccati vengono rimessi: ma, in un certo senso, il battesimo del Signore precede la vera remissione dei peccati che ha luogo nel sangue di Cristo, nel mistero della Trinità.

            "E subito, risalendo dall`acqua, vide i cieli aperti" (Mc 1,10). Tutto quanto è stato scritto, è stato scritto per noi: prima di ricevere il battesimo abbiamo gli occhi chiusi e non vediamo il cielo. "E vide lo Spirito come colomba, discendere e fermarsi su di lui. E una voce venne dal cielo: «Tu sei il mio dilettissimo Figlio, in cui io mi compiaccio»" (Mc 1,10-11). Gesù Cristo è battezzato da Giovanni, lo Spirito Santo discende sotto forma di colomba e il Padre dai cieli rende la sua testimonianza. Guarda o Ariano, guarda o eretico: anche nel battesimo di Gesù c`è il mistero della Trinità. Gesù è battezzato, lo Spirito discende come colomba, e il Padre parla dal cielo.

            «Vide i cieli aperti», scrive Marco. Cosi, dicendo «vide» mostra che gli altri non videro: non tutti infatti vedono i cieli aperti. Che dice infatti Ezechiele all`inizio del suo libro (cf. Ez 1,2)? E accadde - dice - che mentre stavo seduto lungo il fiume Cabar in mezzo ai deportati, vidi i cieli aprirsi. Io vidi, dice: quindi gli altri non vedevano. E non si creda che i cieli si aprano così, materialmente e semplicemente: noi stessi che qui sediamo, vediamo i cieli aperti o chiusi a seconda dei nostri meriti. La fede piena vede i cieli aperti, la fede esitante li vede chiusi.

(Girolamo, Comment. in Marc., l)


Cercare in Dio la felicità

            Quale vantaggio ricavate dal vostro lungo e continuo camminare per vie aspre (Sap 5,7) e penose? Non vi è quiete dove voi la cercate. Cercate ciò che cercate, ma non è là, dove voi cercate. Voi cercate una vita felice in un paese di morte (Is 9,2): non e lì. Come potrebbe essere una vita felice ove manca la vita?

Discese nel mondo la nostra vita, la vera (cf. Gv 6,33.41.59; 11,25; 14,6), si prese sulle sue spalle la nostra morte e l’uccise (cf. 1Tm 1,10) con la sovrabbondanza della sua vita, ci gridò tuonando di tornare dal mondo a lui, nel sacrario onde venne a noi dapprima entrando nel seno di una vergine, ove gli si unì come sposa la creatura umana, la nostra carne mortale, per non rimanere definitivamente mortale; poi di là, come sposo che esce dal talamo, uscì con balzo di gigante per correre la sua via (Sal 18,6), e senza mai attardarsi corse gridando a parole e a fatti, con la morte e la vita, con la discesa e l`ascesa (cf. Ef 4,9ss), gridando affinché tornassimo a lui; e si dipartì dagli occhi (At 1,9; cf. Lc 24,51) affinché tornassimo al cuore, ove trovarlo. Partì infatti, ed eccolo, è qui (Mt 24,23; Mc 13,21).

Agostino, Confessioni 4, 12, 18-19


Osserva, uomo, 
che cosa è diventato per te Dio!

            Quali lodi potremo dunque cantare all'amore di Dio, quali grazie potremo rendere? Ci ha amato tanto che per noi è nato nel tempo lui, per mezzo del quale è stato creato il tempo; nel mondo fu più piccolo di età di molti suoi servi, lui che è eternamente anteriore al mondo stesso; è diventato uomo, lui che ha fatto l'uomo; è stato formato da una madre che lui ha creato; è stato sorretto da mani che lui ha formato; ha succhiato da un seno che lui ha riempito; il Verbo senza il quale è muta l'umana eloquenza ha vagito nella mangiatoia, come bambino che non sa ancora parlare.

            Osserva, uomo, che cosa è diventato per te Dio: sappi accogliere l'insegnamento di tanta umiltà, anche in un maestro che ancora non parla. Tu una volta, nel paradiso terrestre, fosti così loquace da imporre il nome ad ogni essere vivente (Cf. Gn 2, 19-20); il tuo Creatore invece per te giaceva bambino in una mangiatoia e non chiamava per nome neanche sua madre. Tu in un vastissimo giardino ricco di alberi da frutta ti sei perduto perché non hai voluto obbedire; lui per obbedienza è venuto come creatura mortale in un angustissimo riparo, perché morendo ritrovasse te che eri morto. Tu che eri uomo hai voluto diventare Dio e così sei morto (Cf. Gn 3); lui che era Dio volle diventare uomo per ritrovare colui che era morto. La superbia umana ti ha tanto schiacciato che poteva sollevarti soltanto l'umiltà divina.

Dai "Discorsi" di Sant'Agostino Vescovo (Sermo 188, 2,2-3,3)


Viene il nostro Dio, 
e non sta in silenzio

Dai «Discorsi» di sant'Agostino, Vescovo

Cristo Signore, Dio nostro, Figlio di Dio, al suo primo avvento si rese presente in modo velato, ma la sua seconda venuta sarà manifesta. Quando venne in forma velata non fu riconosciuto che dai suoi servi; quando verrà in forma palese lo vedranno i buoni e i malvagi. Quando venne sotto il velo della sua umanità, venne per essere giudicato; quando verrà manifestamente, verrà per giudicare. Quando fu giudicato tacque e del suo silenzio il profeta aveva predetto: «Come agnello condotto al macello, come pecora di fronte ai suoi tosatori, non aprì la sua bocca» (Is 53,7). Ma «viene il nostro Dio, e non sta in silenzio». Tacque mentre subiva il giudizio, ma non allo stesso modo tacerà quando sarà lui a giudicare. E ora non tace, se c'è qualcuno che l'ascolti; ma è detto: «Non tacerà»,quando riconosceranno la sua voce anche quelli che ora la disprezzano. Adesso, quando si annunciano i comandamenti di Dio, qualcuno ne ride. Perché le cose da Dio promesse non sono ora visibili, e non si tocca con mano per ora l'adempimento delle sue minacce, ci si fa gioco dei suoi precetti. Per ora la cosiddetta felicità di questo mondo l'hanno anche i malvagi: e la cosiddetta infelicità la soffrono anche i buoni.

Gli uomini che credono alle realtà presenti e non credono a quelle future osservano che i beni e i mali di questo mondo sono e dei buoni e dei cattivi, senza distinzione. Se desiderano ricchezze, le vedono possedute da gente pessima e da persone dabbene. E vedono anche, se hanno in orrore la povertà e le

miserie di questo mondo, che di esse soffrono non solo i buoni, ma anche i malvagi. E in cuor loro dicono che Dio né guarda né governa le cose umane, ma ci ha completamente abbandonati al caso nel profondo abisso di questo mondo,e non ha di noi nessuna cura. E perché non vedono alcuna manifestazione di un suo giudizio, disprezzano i suoi comandamenti. Però anche ora ciascuno deve riflettere che, quando vuole, Dio vede e condanna senza dilazioni, e quando vuole pazienta. E per qual motivo? Perché se al presente non manifestasse mai il suo giudizio, crederebbero che Dio non esiste; e se lo manifestasse sempre, non riserverebbe nulla per l'ultimo giudizio. Molte cose sono riservate per la condanna e alcune sono punite subito, appunto perché coloro ai quali è concessa una dilazione temano e si convertano. Non piace a Dio condannare, ma vuole salvare, e perciò è paziente con i malvagi, per renderli da malvagi buoni. Dice l'Apostolo che 1'«ira di Dio si rivela contro ogni empietà» e che «Dio renderà a ciascuno secondo le sue opere» (Rm 2,6). Ma ammonisce e rimprovera l'uomo che non si cura di Dio: «Ti prendi gioco della ricchezza della sua bontà e della sua tolleranza?» (Rm 2,4). Perché egli è buono con te, è longanime, è paziente, perché ti aspetta e non ti toglie dal mondo, tu lo disprezzi, e consideri affatto nullo il giudizio divino, e non riconosci che «la bontà di Dio ti spinge alla conversione. Tu, con la tua durezza e il tuo cuore impenitente accumuli collera su di te per il giorno dell'ira e della rivelazione del giusto giudizio di Dio, il quale renderà a ciascuno secondo le sue opere».