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"Il  Dio  Vicino"  di Joseph Ratzinger

 

Il "Dio vicino" tratta dell'eucaristia, cuore della vita cristiana, che nel pensiero del cardinale Ratzinger occupa un posto centrale.

Il volume raccoglie alcuni interventi capaci di dare spessore alla spiritualità eucaristica ed è un invito alla preghiera ed alla comunione in Cristo.

Il nostro Dio è il Dio vivente, che si mostra a noi, guarda dall' eternità del tempo e stabilisce una relazione con noi. Questo mostrarsi di Dio fa di lui non più un nostro pensiero, ma il nostro Signore.

Il riconoscimento della storia di Dio nel cuore della storia dell'uomo non è solo il centro della nostra professione di fede, ma ne costituisce la nostra condizione interiore. Perché tutto questo potesse accadere c'era bisogno del "Sì" di Maria che, si consegna in tutto e per tutto alla volontà del Padre e rende disponibile il suo corpo come tenda dello Spirito Santo. Grazie a lei Dio, ora, è realmente divenuto uno di noi ed abita in questo "Sì" fatto di corpo e di anima. Colui che il mondo non può contenere, può prendere dimora in una persona!

Il "Dio vicino" è Gesù Cristo, il figlio di Dio che si dona completamente a noi, che viene a stare con noi nel nostro mondo, nelle nostre realtà. Egli ha chiamato i discepoli, ha dato inizio alla Chiesa ed ha istituito l'eucaristia in memoria del suo sacrificio. Gesù Cristo è la Nuova Alleanza, non più legata alla discendenza carnale di Abramo e neppure all'esecuzione della legge, ma che proviene dal nuovo amore di Dio: Dio ci ama! Ama tutti! Egli vuole l'amore che cambia l'uomo rendendolo capace di Dio.

Sulla croce Cristo porta il suo amore fino alla morte, trasformandola nell'atto spirituale del "Si", nell' atto dell'amore che condivide se stesso, nell'atto dell'adorazione che si mette a disposizione di Dio e, a partire da Dio, anche dell’uomo. L'amore, infatti, è più forte della morte e la supera con la risurrezione. Possiamo dunque affrontare la morte come la festa della vita. L' eucaristia ci pone di fronte la strada della vita che supera la morte! Quanto più camminiamo con lui, tanto più diventiamo coscienti che Dio è colui a cui possiamo affidarci senza timori e senza resistenze.

Quanto più ci affidiamo a lui tanto più lo ritroviamo!

L'orientamento interiore della nostra vita cristiana dovrebbe essere il tenere fissi gli occhi del nostro cuore su di lui per ricevere così la via della vita.

L'eucaristia è la mensa aperta a tutti, attorno a cui tutti possono incontrarsi; è il sacramento dei riconciliati, la festa della risurrezione, una festa che implica adorazione, lode e canti di gioia. Essa supera la ragione di un comprendere momentaneo mostrandoci che esiste un comprendere del cuore che va oltre il comprendere delle parole. Il Signore si dona a noi corporalmente, per questo anche la nostra risposta deve essere corporea. Questo corpo dato per gli altri è condivisione, offerta di sé, è apertura che va oltre i nostri limiti permettendoci di incontrarlo in profondità, è un saperci vicini anche nella lontananza e nel distacco.

Risurrezione significa che il corpo cessa di esistere come limite, ma ciò che in esso è comunione rimane. Essere risorto significa essere comunicabile e donare se stesso. Comunicarsi è perciò entrare in comunione con Gesù Cristo e per mezzo di lui, che è il solo che può superare ogni limite, divenire capaci della risurrezione.

Nell'eucaristia Dio è divenuto carne per poter diventare pane. Egli è qui e noi sappiamo sempre dove possiamo trovarlo. Dio ci conosce, Dio ci aspetta in Gesù, nel Santissimo Sacramento.

L'uomo trova la strada solo se si lascia guidare da lui. Solo quando l'anima è toccata da Dio, l'uomo impara a guardare nel modo giusto, ad intendere Dio come colui che agisce nel mondo e in noi stessi. Chi si rivolge a lui, sperimenta da sé che quando Dio guarda ad una persona e la ama, questa prende parte alla sua eternità, perché l'amore di Dio è eterno! Questa vita con Dio, questa vita eterna è possibile nella vita temporale poiché Cristo è il tempo di Dio per noi, il ponte delle nostre anime, il nuovo cielo ora non più chiuso. Egli è tutto in tutto: ci circonda e ci abbraccia dall' alto, dal basso e dal profondo di noi.

La nostra felicità è stare vicino a Dio e non voler più perdere il suo sguardo perché LUI È LA VERA VITA!


 

Maria Chiesa nascente

di Joseph Ratzinger

DEVOZIONE MARIANA

 

La devozione mariana nella liturgia della chiesa si colloca nell’Avvento ed in genere nell’ambito delle feste che riguardano il ciclo natalizio: la Candelora e l’Annunciazione. Quindi la devozione mariana è avventuale, essa è colma della gioia di un’attesa a breve scadenza ed è collegata al motivo dell’incarnazione donata.

 

Ulrich Wickert dice che Luca descrive bene come Maria che è due volte avventuale :

1)      All’inizio del vangelo quando aspetta la nascita del Figlio

2)      All’inizio degli Atti degli Apostoli quando aspetta la nascita della chiesa.     

3)                 

Di sicuro, la devozione mariana, è prima di tutto “ incarnatoria” cioè rivolta al Signore che è venuto e con essa impariamo a restare con Maria presso di Lui. Dobbiamo ricordare inoltre che anche Maria ha vissuto l’esperienza dell’essere rifiutati ( Gv 2,4), Ella è <<data via >> ai piedi della croce ( Gv 19,26) e si fa compartecipe di quel rifiuto che Gesù nell’orto degli ulivi ( Mc 14,34) e sulla croce ( Mt 15,34). Così la devozione mariana è anche devozione della passione, infatti, Simeone profeticamente le disse << una spada ti trafiggerà il cuore>>. Con la profezia del vegliardo Simeone, Luca, fin dall’inizio unisce incarnazione e passione con i misteri gaudiosi e dolorosi.

 

Nella lettera enciclica “ Redemptoris Mater” Nel 1987 Giovanni Paolo II approfondisce la figura della Vergine e ne sottolinea la sua importanza nell’economia della Bibbia. Con questo libro “Maria chiesa nascente” il cardinale Ratzinger fa una serie di considerazioni per facilitare la lettura del documento papale e ne focalizza i contenuti principali.

 

4 sono i punti focali delle Redemptoris Mater

 

 1) Maria, la credente 

2) il segno della donna 

3) la mediazione  di Maria    

4) Sensodell'anno mariano                                                                                                

1)      Maria, la credente

L’atteggiamento centrale che caratterizza la figura della Vergine nell’Enciclica è la fede di Maria. “ Beata colei che ha creduto” ( dice Elisabetta, Le 1,45) : diventa la parola chiave della mariologia. La Vergine è inserita tra i grandi credenti della storia, il Papa vede Maria unita alla figura di Abramo: come la fede di Abramo divenne l’inizio dell’antica alleanza, così la fede di Maria inaugura con l’annunciazione, la nuova alleanza. Come Abramo per fede confida in Dio, obbedisce a Lui anche lungo un cammino oscuro, così la Madonna si arrende, si affida a Dio…………si conforma a Lui. Dicendo “ si” alla nascita del Figlio di Dio per opera dello Spirito Santo, ella mette a disposizione il suo grembo e tutta se stessa come luogo della presenza di Dio.

Il carattere di croce della fede che Abramo sperimentò in maniera radicale, si manifesta poi per Maria nell’incontro con Simeone e poi nella perdita e nel ritrovamento di Gesù dodicenne ( Lc, 2, 48 – 50 ). Inoltre la meditazione sulla fede di Maria trova il culmine nell’interpretazione di Maria sotto la croce. Ella crede e medita nel cuore le parole udite << Il Signore gli darà il trono di Davide…………e il suo regno non avrà fine>>sembra smentita; la fede sembra essere nell’oscurità totale, ma proprio così essa è partecipazione allo spogliamento di Gesù ( Fil 2,5 -8): la fede insomma è comunione con la croce ed essa diventa piena solo sulla croce.

 

2) Il segno della donna.

 

Il secondo filone dell’Apocalisse presenta Maria come guida della storia, come segno dei tempi. Nel 12° capitolo dell’Apocalisse si parla del segno della storia che viene dato ad un determinato momento della storia per determinare le vicende parallele del cielo e della terra: “Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu la insidierai al calcagno”( Gen 3,15).

In questa sentenza contro il serpente i Padri videro una promessa del Redentore… nell’istante della caduta comincia anche la promessa, ha inizio quindi il tema cristologico e quello mariologico inseparabilmente intrecciati.

La prima promessa di Cristo (che per il momento è ancora oscura) è una promessa fatta alla donna e per mezzo della donna. La storia futura presenta quindi tra attori:

1) La donna 2) la discendenza 3) il serpente.

La discendenza annuncia la liberazione e la benedizione: la donna schiaccia il corpo del serpente, ma la maledizione è ancora potente perché “ il serpente insidia il calcagno”.

Questi tre attori ritornano nell’Apocalisse e qui il dramma della storia è nella fase decisiva.

Già a Nazaret l’Angelo aveva detto “ti saluto, o piena di grazia” ora nell’Apocalisse la donna è già definitivamente benedetta. Maria ha generato infatti il Figlio di Dio ed è realmente “piena di grazia” e quindi diventa il segno per la storia, Ella è la guida della speranza e così la benedizione è più forte della maledizione.

 3) LA MEDIAZIONE DI MARIA

E’ questo un altro punto sviluppato nell’Enciclica, già nel Concilio Vat. 2° Maria è appellata con il titolo “ Mediatrice” e “ Lumen gentium”. Il Santo Padre sottolinea prima di tutto l’unica mediazione di Gesù Cristo, tale unicità non è esclusiva , ma rende possibile altre forme di partecipazione, ad esempio la mediazione di Maria che assume la forma di intercessione. Una prima idea di mediazione, il Papa ce la fornisce riportando il miracolo di Cana in cui l’intervento mediatore di Maria fa sì che Cristo anticipi quello che avrebbe fatto in seguito, così come avviene continuamente nei segni della Chiesa, nei sacramenti. La tesi fondamentale del Papa è: la specificità della mediazione di Maria sta nel fatto che essa è mediazione materna, ordinata alla continua nascita di Cristo nel mondo. Essa mantiene presente nell’evento della salvezza la dimensione femminile, che ha in lei il suo centro permanente. Certamente se si pensa alla Chiesa in maniera istituzionale solo in forma di decisioni e azioni e maggioranza, non rimane più spazio per una cosa del genere. Allora la domanda è: perché bisogna vedere la dimensione femminile e materne della Chiesa fissata per sempre in Maria? L’enciclica risponde partendo da un passo delle Scritture che da un primo momento sembra ostile a Maria: alla donna che entusiasta del messaggio di Cristo dà lode al corpo che lo ha partorito, Gesù risponde “ Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano ( Lc 11,28 ) e ancora “ Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica”. A prima vista queste affermazioni antimariane, ma in realtà ci fanno conoscere 2 cose: 1) al di là della nascita fisica irripetibile di Cristo, esiste un’altra dimensione della maternità che deve continuare. 2) La maternità che fa nascere continuamente Cristo è basata sull’ascolto, sulla conversazione e sulla realizzazione della parola di Gesù. Luca quindi mostra che la maternità di Maria non è solo un evento biologico irripetibile, ma essa fu ed è madre con tutta la sua persona. Ciò si concretizza il giorno della Pentecoste, nel momento della nascita della Chiesa dallo Spirito Santo, Maria è in mezzo alla comunità orante, che con l’avvento dello Spirito diventa Chiesa. Il Santo Padre poi riprendendo il vangelo di Luca e quello di Giovanni cita le parole di Gesù crocifisso “ Ecco tua madre” e “Donna ecco tuo figlio” e la interpreta come il testamento di Cristo in croce e qui Maria è data all’uomo come madre e la Vergine acquista una nuova maternità perché essa diventa eredità di ogni discepolo di Dio, di ogni cristiano: un dono che Cristo fa ad ogni uomo. Inoltre “ e da quel momento il discepolo la prese con sé ( Gv 19,27 ): per il Santo Padre la traduzione letterale è “ l’accolse tra le cose proprie” cioè una relazione del tutto personale tra il discepolo e Maria, un reciproco affidamento che diventa via alla nascita di Cristo e forma Cristo nell’uomo. In questo modo la funzione mariana getta luce sulla figura della donna, sulla dimensione del femminile e sul compito particolare della donna nella Chiesa.

 4) Il senso dell’anno mariano

Per il Santo Padre il senso dell’anno mariano) comincia a Pentecoste, perché l’icona della Pentecoste deve diventare l’icona della nostra identità e della nostra speranza e perché la Chiesa deve apprendere da Maria il suo essere chiesa. L’anno si conclude poi con la festa dell’Assunzione corporea di Maria in cielo, luogo di salvezza, di ogni salvezza. Il fine dell’anno mariano è messo in evidenza dal Santo Padre riprendendo l’inno “ Alma Redemptoris  Mater”, sottolineando le parole” soccorri il tuo popolo, che cade, ma pur sempre anela a risorgere: c’è un chiaro invito per ogni uomo a seguire la via del non – cadere e ad imparare da Maria qual è questa via.

 

<< Tu sei la piena di grazia >> Elementi per una devozione mariana biblica.

<< D’ora in poi tutte le generazioni la chiameranno beata >>: questa parola della Madre di Gesù che Luca ci ha tramandato è insieme profezia e compito per la chiesa di tutti i tempi.

 

Questa frase del Magnificat è uno dei fondamenti essenziali della devozione cristiana a Maria. Quando Luca ha scritto il suo Vangelo si era già alla 2° generazione cristiana cioè alla generazione di giudei si era  aggiunta quella dei pagani che era diventata chiesa di Gesù Cristo. Nel suo Vangelo, Luca fissa con cura ciò che i testimoni oculari  e i servitori della parola fin dall’inizio avevano tramandato, i primi due capitoli fanno intendere un ambiente di tradizione in cui  la memoria di Maria era custodita e la Madre del Signore era amata e lodata. Ciò fa capire che il grido della donna sconosciuta “Beato il seno che ti ha partorito” non si era spento e che il saluto di Elisabetta”Tu sei benedetta fra tutte le donne” non era rimasto un episodio isolato. La presenza di Maria in Luca eleva la venerazione di Maria da semplice fatto a compito per la Chiesa universale. La Chiesa quindi trascura una parte della sua missione  se non loda Maria e se non venera Maria non onora nemmeno Dio nel modo che gli si addice perché Dio si è reso visibile nella storia degli uomini non solo attraverso Abramo, Isacco e Giacobbe  ma anche attraverso Maria e la sua maternità.

  Maria, la figlia di Sion, la Madre dei credenti.

Maria, partendo dal saluto dell’Arcangelo Gabriele dice che c’è in embrione la mariologia  che Dio attraverso il suo messaggero voleva trasmettere a noi. “Gioisci, o piena di grazia, il Signore è con te” sembra una forma di saluto in lingua greca in realtà nell’Antico Testamento appare solo 4 volte ed ogni volta  è l’annuncio della gioia messianica cioè la gioia che ha origine da Dio e che irrompe nell’antica ed infinita  tristezza del mondo. Il motivo della nostra tristezza  è la vanità del nostro amare, la tirannia della morte, del dolore, del male. Perché Maria “gioisce”? Perché il Signore è con lei, l’angelo riprende un testo dell’Antico Testamento di Sofonia in cui c’è la doppia promessa per Israele, la figlia di Sion: 1)Dio verrà come Salvatore e 2) abiterà in lei. Il dialogo dell’angelo con Maria riprende questa promessa: 1)Maria è equiparata alla figlia di Sion 2)Gesù,  che Maria partorirà, è equiparato al Dio vivente. La venuta di Gesù è la venuta dell’inabitazione di Dio stesso. Luca approfondisce il tema dell’inabitazione: Dio abita nel “seno” di Israele, nell’arca dell’Alleanza. Ora questo abitare nel seno di Israele diventa realtà nella vergine di Nazaret,che così diventa la vera arca dell’alleanza in Israele. Inoltre Maria è totalmente su misura di Cristo e di Dio ed è da Lui totalmente abitata. La chiesa è l’abitazione di Dio nel mondo, Egli è persona e la chiesa è persona, tutti noi diventiamo persone per divenire abitabili per Dio e tanto più siamo la chiesa tanto più la chiesa è se stessa. L’angelo salutando Maria dice “piena di grazia”, in greco grazia si dice “charis”ed ha la stessa radice di gioia: la gioia viene dalla grazia, può gioire chi è nella grazia e viceversa la grazia è la gioia. Ma cos’è la grazia? Pietro Lombardo prendendo spunto dai manuali di teologia medievale ha formulato la tesi secondo cui “grazia e amore” sono la stessa cosa, ma l’amore è lo Spirito Santo. La grazia quindi non è qualcosa che viene da Dio ma è Dio stesso, il dono che Dio ci fa è lui, che come Spirito Santo è comunione con noi.

“Tu sei piena di grazia” significa anche che Maria  è una donna che senza timore si  è messa nelle mani di Dio, Ella è creatura che prega, proiettata verso Dio, che ama e che è aperta anche a soffrire. Luca inoltre attraverso una serie di allusioni fa un parallelo tra Abramo, padre dei credenti e Maria, madre dei credenti. “Essere nella grazia” significa “essere credenti”: la fede implica fiducia, dono di sé ed anche oscurità. Il parallelo tra Maria ed Abramo ha inizio nella gioia della promessa del figlio, continua con la salita al monte di Maria fino alla crocifissione di Cristo, si va poi alla miracolosa liberazione di Isacco fino alla risurrezione di Gesù Cristo.

 

Maria, Profetessa:

Nel Vangelo di Luca si colgono altri due aspetti riguardo la figura di Maria:

1)Il 1 aspetto riguarda la preghiera di Maria e la sua meditazione

2)Il II  aspetto è Magnificare Dio cioè rendersi liberi per Lui.

Il primo aspetto il cardinale Ratzinger lo individua  in tre testi. Il primo è la scena dell’annunciazione: Maria è turbata per il saluto dell’Angelo e si domanda cosa significhi ciò. Luca usa per “domandarsi” la parola che ha la radice greca “dialogo” cioè Maria entra in dialogo con la parola, Ella svolge un dialogo interiore con la parola a lei proposta, la interpella per cercare di penetrare il significato.

Il secondo testo che mette in evidenza questo aspetto riguarda il racconto dell’adorazione di Gesù che parte dai pastori: Maria “conservava” nel suo cuore queste parole. Luca attribuisce  a Maria la memoria  che comprende meditando, Ella traduce gli avvenimenti in parole, “mette” insieme, inserisce il particolare nel tutto, lo confronta, lo contempla e lo conserva. La parola diventa SEME nella buona terra.

Il terzo testo riguarda l’episodio di Gesù dodicenne al tempio. “Essi non compresero le parole che disse loro”: anche per chi crede ed è aperto a Dio, le parole di Dio non sono subito chiare e comprensibili. Anche la Madre in questo momento non comprende le parole del figlio ma “custodisce tutte queste parole nel suo cuore” Questo approfondimento del legame tra ascolto, meditazione ed accoglimento rendono Maria profetessa in quanto è colei che ascolta, che interiorizza la Parola e poi può farne di nuovo dono al mondo.

 

Maria nel mistero della croce e della risurrezione :

Il secondo aspetto dell’immagine di Maria è magnificare Dio, cioè rendersi liberi per Lui. In Luca troviamo espressa la dimensione di croce che la grazia, la profezia e la mistica  hanno per Maria l’incontro con il vecchio Simeone. Egli dice a Maria “ A te una spada trafiggerà l’anima”: chiaramente è un’allusione alla passione del Figlio che diverrà  la sua propria passione. Questa passione inizia con la visita al tempio quando Maria impara a lasciare libero Colui che ha generato e ad accettare la preminenza del vero Padre, Ella deve compiere totalmente il suo “ si” alla volontà di Dio che l’ha fatta diventare madre, mettendosi in disparte e lasciando che Gesù compie la sua missione. Maria viene quindi preparata al mistero della croce che non termina col Golgota ; nella madre che con tutti ricordiamo col figlio morto in braccio, tutti i sofferenti  hanno trovato consolazione perché vi hanno visto la compassione divina. La croce di Cristo e il compatire di Dio con il mondo, l’immagine della Pietà “ la mater dolorosa” che abbraccia il figlio morto e manifesta  la passione materna di Dio, essa è la compassione di Dio, resa presente in un essere umano che si è lasciato attirare nel mistero di Dio. Solo in Maria l’immagine della croce giunge a compimento, perché essa  è la croce accolta, la croce che si comunica nell’amore e che nella sua compassione ci permette di sperimentare la compassione di Dio. In questo modo la sofferenza della madre e sofferenza pasquale, che manifesta la trasformazione della morte nell’<< essere con>> dell’amore. Apparentemente ci siamo allontanati dal “ gioisci” con cui è iniziata la storia di Maria, ma questa gioia è vera perché nella sofferenza non viene distrutta ma porta a maturità. Solo la gioia resiste alla sofferenza ed è più forte della sofferenza stessa.

 

Le orme di Dio:

Dio non è legato a pietre, ma Egli si lega a persone vive. Il sì di Maria apre a Dio lo spazio dove può piantare la sua tenda. Maria diventa per Lui la tenda e così Ella è l’inizio della santa Chiesa e a sua volta è anticipo della nuova Gelusalemme. << Dio è nella carne >>: questo legame indissolubile di Dio con la sua creatura costituisce il centro della fede cristiana. I primi cristiani ritennero sacri tutti quei luoghi in cui Dio si è manifestato: Nazareth, Betlemme e Gerusalemme divennero luoghi in cui si potevano le orme del Redentore e il mistero dell’incarnazione. Riguardo al racconto dell’annunciazione, interessante anche se ricco di elementi leggendari è il Protoevangelo di Giacomo: “ Maria presa la brocca ed uscì per prendere l’acqua, sentì una voce “ salve piena di grazia”, Ella si voltò a destra e a sinistra, si turbò, entrò in casa depose la brocca e cominciò a filare. Ed ecco un angelo del Signore apparve. A questa doppia tradizione corrispondono i due santuari, il santuario orientale della fontana e la basilica cattolica che è costruita vicino la grotta dell’annunciazione. Entrambe hanno un senso profondo: l’acqua è l’elemento della vita. I Padri dell’Antico Testamento raccontano che dove giungevano scavavano pozzi. Il pozzo è quindi sempre più il simbolo della vita, fino al pozzo di Giacobbe dove Gesù stesso si rivela come la fonte della vera vita, della quale ha sete l’umanità. L’acqua che zampilla diventa segno del mistero di Cristo, che ci dona l’acqua della vita e dal cui costato aperto scorrono acqua e sangue. Ma accanto sta la casa: luogo di preghiera e di raccoglimento. “ quando vuoi pregare, entra nella tua camera”: l’annuncio dell’Incarnazione e la risposta della Vergine esigono la discrezione della casa.    

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