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Punes
MESSAGGIO URBI ET ORBI DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
PASQUA 2007
Fratelli e sorelle del mondo intero, uomini e donne di buona volontà!
Cristo è risorto! Pace a voi! Si celebra oggi il grande mistero, fondamento della fede e della speranza cristiana: Gesù di Nazaret, il Crocifisso, è risuscitato dai morti il terzo giorno, secondo le Scritture. L’annuncio dato dagli angeli, in quell’alba del primo giorno dopo il sabato, a Maria di Magdala e alle donne accorse al sepolcro, lo riascoltiamo oggi con rinnovata emozione: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato!” (Lc 24,5-6).
Non è difficile immaginare quali fossero, in quel momento, i sentimenti di queste donne: sentimenti di tristezza e sgomento per la morte del loro Signore, sentimenti di incredulità e stupore per un fatto troppo sorprendente per essere vero. La tomba però era aperta e vuota: il corpo non c’era più. Pietro e Giovanni, avvertiti dalle donne, corsero al sepolcro e verificarono che esse avevano ragione. La fede degli Apostoli in Gesù, l’atteso Messia, era stata messa a durissima prova dallo scandalo della croce. Durante il suo arresto, la sua condanna e la sua morte si erano dispersi, ed ora si ritrovavano insieme, perplessi e disorientati. Ma il Risorto stesso venne incontro alla loro incredula sete di certezze. Non fu sogno, né illusione o immaginazione soggettiva quell’incontro; fu un’esperienza vera, anche se inattesa e proprio per questo particolarmente toccante. “Venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!»” (Gv 20,19).
A quelle parole, la fede quasi spenta nei loro animi si riaccese. Gli Apostoli riferirono a Tommaso, assente in quel primo incontro straordinario: Sì, il Signore ha compiuto quanto aveva preannunciato; è veramente risorto e noi lo abbiamo visto e toccato! Tommaso però rimase dubbioso e perplesso. Quando Gesù venne una seconda volta, otto giorni dopo nel Cenacolo, gli disse: “Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!”. La risposta dell’Apostolo è una commovente professione di fede: “Mio Signore e mio Dio!” (Gv 20,27-28).
“Mio Signore e mio Dio”! Rinnoviamo anche noi la professione di fede di Tommaso. Come augurio pasquale, quest’anno, ho voluto scegliere proprio le sue parole, perché l’odierna umanità attende dai cristiani una rinnovata testimonianza della risurrezione di Cristo; ha bisogno di incontrarlo e di poterlo conoscere come vero Dio e vero Uomo. Se in questo Apostolo possiamo riscontrare i dubbi e le incertezze di tanti cristiani di oggi, le paure e le delusioni di innumerevoli nostri contemporanei, con lui possiamo anche riscoprire con convinzione rinnovata la fede in Cristo morto e risorto per noi. Questa fede, tramandata nel corso dei secoli dai successori degli Apostoli, continua, perché il Signore risorto non muore più. Egli vive nella Chiesa e la guida saldamente verso il compimento del suo eterno disegno di salvezza.
Ciascuno di noi può essere tentato dall’incredulità di Tommaso. Il dolore, il male, le ingiustizie, la morte, specialmente quando colpiscono gli innocenti - ad esempio, i bambini vittime della guerra e del terrorismo, delle malattie e della fame - non mettono forse a dura prova la nostra fede? Eppure paradossalmente, proprio in questi casi, l’incredulità di Tommaso ci è utile e preziosa, perché ci aiuta a purificare ogni falsa concezione di Dio e ci conduce a scoprirne il volto autentico: il volto di un Dio che, in Cristo, si è caricato delle piaghe dell’umanità ferita. Tommaso ha ricevuto dal Signore e, a sua volta, ha trasmesso alla Chiesa il dono di una fede provata dalla passione e morte di Gesù e confermata dall’incontro con Lui risorto. Una fede che era quasi morta ed è rinata grazie al contatto con le piaghe di Cristo, con le ferite che il Risorto non ha nascosto, ma ha mostrato e continua a indicarci nelle pene e nelle sofferenze di ogni essere umano.
“Dalle sue piaghe siete stati guariti” (1 Pt 2,24), è questo l’annuncio che Pietro rivolgeva ai primi convertiti. Quelle piaghe, che per Tommaso erano dapprima un ostacolo alla fede, perché segni dell’apparente fallimento di Gesù; quelle stesse piaghe sono diventate, nell’incontro con il Risorto, prove di un amore vittorioso. Queste piaghe che Cristo ha contratto per amore nostro ci aiutano a capire chi è Dio e a ripetere anche noi: “Mio Signore e mio Dio”. Solo un Dio che ci ama fino a prendere su di sé le nostre ferite e il nostro dolore, soprattutto quello innocente, è degno di fede.
Quante ferite, quanto dolore nel mondo! Non mancano calamità naturali e tragedie umane che provocano innumerevoli vittime e ingenti danni materiali. Penso a quanto è avvenuto di recente in Madagascar, nelle Isole Salomone, in America Latina e in altre Regioni del mondo. Penso al flagello della fame, alle malattie incurabili, al terrorismo e ai sequestri di persona, ai mille volti della violenza - talora giustificata in nome della religione - al disprezzo della vita e alla violazione dei diritti umani, allo sfruttamento della persona. Guardo con apprensione alla condizione in cui si trovano non poche regioni dell’Africa: nel Darfur e nei Paesi vicini permane una catastrofica e purtroppo sottovalutata situazione umanitaria; a Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo, gli scontri e i saccheggi delle scorse settimane fanno temere per il futuro del processo democratico congolese e per la ricostruzione del Paese; in Somalia la ripresa dei combattimenti allontana la prospettiva della pace e appesantisce la crisi regionale, specialmente per quanto riguarda gli spostamenti della popolazione e il traffico di armi; una grave crisi attanaglia lo Zimbabwe, per la quale i Vescovi del Paese, in un loro recente documento, hanno indicato come unica via di superamento la preghiera e l’impegno condiviso per il bene comune.
Di riconciliazione e di pace ha bisogno la popolazione di Timor Est, che si appresta a vivere importanti scadenze elettorali. Di pace hanno bisogno anche lo Sri Lanka, dove solo una soluzione negoziata porrà fine al dramma del conflitto che lo insanguina, e l’Afghanistan, segnato da crescente inquietudine e instabilità. In Medio Oriente, accanto a segni di speranza nel dialogo fra Israele e l’Autorità palestinese, nulla di positivo purtroppo viene dall’Iraq, insanguinato da continue stragi, mentre fuggono le popolazioni civili; in Libano lo stallo delle istituzioni politiche minaccia il ruolo che il Paese è chiamato a svolgere nell’area mediorientale e ne ipoteca gravemente il futuro. Non posso infine dimenticare le difficoltà che le comunità cristiane affrontano quotidianamente e l’esodo dei cristiani dalla Terra benedetta che è la culla della nostra fede. A quelle popolazioni rinnovo con affetto l’espressione della mia vicinanza spirituale.
Cari fratelli e sorelle, attraverso le piaghe di Cristo risorto possiamo vedere questi mali che affliggono l’umanità con occhi di speranza. Risorgendo, infatti, il Signore non ha tolto la sofferenza e il male dal mondo, ma li ha vinti alla radice con la sovrabbondanza della sua Grazia. Alla prepotenza del Male ha opposto l’onnipotenza del suo Amore. Ci ha lasciato come via alla pace e alla gioia l’Amore che non teme la morte. “Come io vi ho amato - ha detto agli Apostoli prima di morire -, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13,34).
Fratelli e sorelle nella fede, che mi ascoltate da ogni parte della terra! Cristo risorto è vivo tra noi, è Lui la speranza di un futuro migliore. Mentre con Tommaso diciamo: “Mio Signore e mio Dio!”, risuoni nel nostro cuore la parola dolce ma impegnativa del Signore: “Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà” (Gv 12,26). Ed anche noi, uniti a Lui, disposti a spendere la vita per i nostri fratelli (cfr 1 Gv 3,16), diventiamo apostoli di pace, messaggeri di una gioia che non teme il dolore, la gioia della Risurrezione. Ci ottenga questo dono pasquale Maria, Madre di Cristo risorto. Buona Pasqua a tutti! BENEDETTO XVI
ANGELUS
Piazza San Pietro V Domenica di Quaresima, 25 marzo 2007
Cari fratelli e sorelle!
Il 25 marzo ricorre la solennità dell’Annunciazione della Beata Vergine Maria. Quest’anno essa coincide con una Domenica di Quaresima e perciò verrà celebrata domani. Vorrei comunque ora soffermarmi su questo stupendo mistero della fede, che contempliamo ogni giorno nella recita dell’Angelus. L’Annunciazione, narrata all’inizio del Vangelo di san Luca, è un avvenimento umile, nascosto – nessuno lo vide, nessuno lo conobbe, se non Maria –, ma al tempo stesso decisivo per la storia dell’umanità. Quando la Vergine disse il suo "sì" all’annuncio dell’Angelo, Gesù fu concepito e con Lui incominciò la nuova era della storia, che sarebbe stata poi sancita nella Pasqua come "nuova ed eterna Alleanza". In realtà, il "sì" di Maria è il riflesso perfetto di quello di Cristo stesso quando entrò nel mondo, come scrive la Lettera agli Ebrei interpretando il Salmo 39: "Ecco, io vengo – poiché di me sta scritto nel rotolo del libro – per compiere, o Dio, la tua volontà" (Eb 10,7). L’obbedienza del Figlio si rispecchia nell’obbedienza della Madre e così, per l’incontro di questi due "sì", Dio ha potuto assumere un volto di uomo. Ecco perché l’Annunciazione è anche una festa cristologica, perché celebra un mistero centrale di Cristo: la sua Incarnazione.
"Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me secondo la tua Parola". La risposta di Maria all’Angelo si prolunga nella Chiesa, chiamata a rendere presente Cristo nella storia, offrendo la propria disponibilità perché Dio possa continuare a visitare l’umanità con la sua misericordia. Il "sì" di Gesù e di Maria si rinnova così nel "sì" dei santi, specialmente dei martiri, che vengono uccisi a causa del Vangelo. Lo sottolineo ricordando che ieri, 24 marzo, anniversario dell’assassinio di Mons. Oscar Romero, Arcivescovo di San Salvador, si è celebrata la Giornata di preghiera e digiuno per i missionari martiri: vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e laici stroncati nel compimento della loro missione di evangelizzazione e promozione umana. Essi, i missionari martiri, come dice il tema di quest’anno, sono "speranza per il mondo", perché testimoniano che l’amore di Cristo è più forte della violenza e dell’odio. Non hanno cercato il martirio, ma sono stati pronti a dare la vita per rimanere fedeli al Vangelo. Il martirio cristiano si giustifica soltanto come supremo atto d’amore a Dio ed ai fratelli.
In questo tempo quaresimale più frequentemente contempliamo la Madonna che sul Calvario sigilla il "sì" pronunziato a Nazaret. Unita a Gesù, il Testimone dell’amore del Padre, Maria ha vissuto il martirio dell’anima. Invochiamo con fiducia la sua intercessione, perché la Chiesa, fedele alla sua missione, dia al mondo intero testimonianza coraggiosa dell’amore di Dio.
Dopo l'Angelus:
Domenica prossima celebreremo la solenne e suggestiva Liturgia della Domenica delle Palme, con cui inizia la Settimana Santa. In tale circostanza ricorrerà la XXII Giornata Mondiale della Gioventù, che quest’anno ha per tema il comandamento di Gesù: "Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri" (Gv 13,34). Per prepararci a questo appuntamento e alla celebrazione della Pasqua, invito i giovani della Diocesi di Roma ad una Liturgia penitenziale, che presiederò nel pomeriggio di giovedì 29 marzo, nella Basilica di San Pietro. Coloro che lo desidereranno avranno la possibilità di accostarsi al Sacramento della Confessione, vero incontro con l’amore di Dio, di cui ogni uomo ha bisogno per vivere nella gioia e nella pace.
Je vous adresse un salut cordial, chers pèlerins francophones, notamment à vous les jeunes de Saint Jean de Passy, qui êtes venus faire votre profession de foi sur la tombe de Pierre. Puissiez-vous être affermis dans votre amour du Christ et de l’Église, pour être les témoins de son amour, un amour qui pardonne pour ouvrir un avenir nouveau, dans la liberté intérieure et la vérité. Que la Vierge Marie, dont nous fêterons demain l’Annonciation, la disponibilité totale à l’œuvre de Dieu en elle, vous soutienne dans votre démarche chrétienne. Je vous accorde à tous ma Bénédiction apostolique.
I welcome all the English-speaking pilgrims and visitors present at today’s Angelus. In particular I greet the members of the International Federation for Family Development and I encourage them in the vital work of promoting the rights and responsibilities of the family. May our Lenten journey continue to be marked by forgiveness and the resolve to transform sin and desolation into the life and joy of Easter. Upon all of you and your loved ones, I invoke the strength and peace of Christ our Lord!
Von Herzen heiße ich die deutschsprachigen Pilger und Besucher willkommen. Morgen feiert die Kirche das Hochfest der "Verkündigung des Herrn". Dieses Fest birgt drei Kernmomente des Heilsmysteriums, die wir jedes Mal betrachten, wenn wir den "Engel des Herrn" beten: Ein himmlischer Bote verkündet der Jungfrau Maria die Botschaft Gottes. Maria stellt sich ganz in den Dienst dessen, den sie als ihren Herrn erkennt. Und das ewige Wort Gottes wird Mensch. - Bitten wir die selige Jungfrau, daß auch wir uns in dieser Fastenzeit für den Anruf Gottes öffnen, damit Christus unter uns wohnen und wirken kann. Der Herr segne und behüte euch und eure Familien!
Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española. Queridos hermanos: mañana celebraremos la fiesta de la Encarnación del Hijo de Dios. Próximos ya a la Pascua, acudamos con fe a la Virgen María para que abra nuestros corazones a la contemplación del amor con el que Cristo se entregó por todos nosotros, y nos ayude a dar siempre testimonio del valor inmenso de la vida humana. ¡Feliz domingo!
Srdečne pozdravujem grécko-katolíckych pútnikov zo Slovenska. Bratia a sestry, spolu s vami ďakujem Bohu za blaženého biskupa a mučeníka Pavla Gojdiča, ktorý pred osemdesiatimi rokmi prijal biskupsku vysviacku v rímskej Bazilike svätého Klementa. Príklad jeho hrdinského života nech vás posilní vo vernosti Bohu a Cirkvi. Prajem vám požehnaný pobyt v Ríme. S láskou vás žehnám. Sláva Isusu Christu!
[Saluto cordialmente i pellegrini greco-cattolici provenienti dalla Slovacchia. Fratelli e sorelle, vorrei insieme a voi ringraziare Dio per il beato Vescovo e Martire Pavol Gojdič, il quale ottant’anni fa ricevette l’ordinazione episcopale nella Basilica romana di San Clemente. L’esempio della sua vita eroica vi incoraggi nella fedeltà a Dio e alla Chiesa. Vi auguro un buon soggiorno a Roma. Vi benedico con affetto. Sia lodato Gesù Cristo!]
Pozdrawiam pielgrzymów z Polski. Jutro będziemy obchodzić wspomnienie zwiastowania. Dzięki fiat Maryi i działaniu Ducha Świętego dokonała się tajemnica wcielenia Bożego Syna. Niech Maryja będzie dla nas wzorem całkowitego oddania Bogu w wierze. Jak Ona otwierajmy nasze życie na obecność Chrystusa. Niech Bóg wam błogosławi.
[Saluto i pellegrini provenienti dalla Polonia. Domani celebreremo la solennità dell’Annunciazione. Grazie al fiat di Maria e all’opera dello Spirito Santo si è realizzato il mistero dell’incarnazione del Figlio di Dio. Maria sia per noi un modello di totale abbandono a Dio nella fede. Come Lei, apriamo la nostra vita alla presenza di Cristo. Dio vi benedica.]
Saluto infine i pellegrini di lingua italiana, in particolare i fedeli provenienti da Verona, Frosinone, Maddaloni, Catanzaro e Catania; i giovani di Merlengo venuti per prepararsi alla Dedicazione della chiesa parrocchiale, le coppie di fidanzati di Altamura, i ragazzi del Decanato di Rho che faranno la professione di fede e gli alunni della Scuola Primaria di Guasila. Con affetto saluto anche i bambini della Scuola delle Maestre Pie Filippini a Berat, Albania, presenti con i loro genitori. A tutti auguro una buona domenica.
BENEDETTO XVI ANGELUS
Piazza San Pietro
Cari fratelli e sorelle! Sono appena tornato dall’Istituto Penale per Minori di Casal del Marmo, a Roma, dove mi sono recato in visita in questa quarta Domenica di Quaresima, detta in latino Domenica "Laetare", cioè "Rallègrati" dalla prima parola dell’antifona di ingresso nella liturgia della Messa. Oggi la liturgia ci invita a rallegrarci perché si avvicina la Pasqua, il giorno della vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte. Ma dove si trova la sorgente della gioia cristiana se non nell’Eucaristia, che Cristo ci ha lasciato come Cibo spirituale, mentre siamo pellegrini su questa terra? L’Eucaristia alimenta nei credenti di ogni epoca quella letizia profonda, che fa tutt’uno con l’amore e con la pace, e che ha origine dalla comunione con Dio e con i fratelli. Martedì scorso è stata presentata l’Esortazione apostolica postsinodale Sacramentum caritatis, che ha come tema proprio l’Eucaristia fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa. L’ho elaborata raccogliendo i frutti della XI Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi, svoltasi in Vaticano nell’ottobre del 2005. Conto di ritornare su tale importante testo, ma fin d’ora desidero sottolineare che esso è espressione della fede della Chiesa universale nel Mistero eucaristico, e si pone in continuità con il Concilio Vaticano II e il magistero dei miei venerati predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II. In questo Documento ho voluto, tra l’altro, mettere in luce il suo legame con l’Enciclica Deus caritas est: ecco perché ho scelto come titolo Sacramentum caritatis, riprendendo una bella definizione dell’Eucaristia di san Tommaso d’Aquino (cfr Summa Th. III, q. 73, a. 3, ad 3), "Sacramento della carità". Sì, nell’Eucaristia Cristo ha voluto donarci il suo amore, che lo ha spinto ad offrire sulla croce la vita per noi. Nell’ultima Cena, lavando i piedi ai discepoli, Gesù ci ha lasciato il comandamento dell’amore: "Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri" (Gv 13,34). Ma poiché questo è possibile solo rimanendo uniti a Lui, come tralci alla vite (cfr Gv 15,1-8), ha scelto di rimanere Egli stesso tra noi nell’Eucaristia perché noi potessimo rimanere in Lui. Quando, pertanto, ci nutriamo con fede del suo Corpo e del suo Sangue, il suo amore passa in noi e ci rende capaci a nostra volta di dare la vita per i fratelli (cfr 1 Gv 3,16). Da qui scaturisce la gioia cristiana, la gioia dell’amore. "Donna eucaristica" per eccellenza è Maria, capolavoro della grazia divina: l’amore di Dio l’ha resa immacolata "al suo cospetto nella carità" (cfr Ef 1,4). Accanto a Lei, a custodia del Redentore, Iddio ha posto san Giuseppe, di cui domani celebreremo la solennità liturgica. Invoco particolarmente questo grande Santo perché credendo, celebrando e vivendo con fede il Mistero eucaristico, il Popolo di Dio sia pervaso dall’amore di Cristo e ne diffonda i frutti di gioia e di pace in tutta l’umanità. Dopo l'Angelus: Je salue cordialement les pèlerins de langue française, notamment les membres de la Faculté des sciences de Lausanne. En nous proposant la parabole de l’Enfant prodigue, la liturgie de ce dimanche nous invite à reconnaître nos péchés et à nous lever pour aller vers le Père, qui nous accueille avec tendresse. Puissiez-vous profiter du temps de Carême pour faire, de manière plus forte, l’expérience de l’amour de Dieu dans le sacrement du pardon. Avec ma Bénédiction apostolique. I extend warm greetings to all the English-speaking pilgrims gathered for today’s Angelus. Continuing our journey towards the Paschal feast, we are reminded in this Sunday’s Gospel of the heavenly Father’s boundless love. May the riches of his infinite mercy fill you with peace and joy this Lenten season. Upon you and your families I invoke God’s abundant blessings. Mit Freude heiße ich alle Pilger und Besucher deutscher Sprache willkommen, besonders die Wallfahrer aus dem Bistum Fulda. Am Sonntag Lætare, dem vierten Fastensonntag, lädt uns die Liturgie ein, mit froher Hingabe dem Osterfest entgegenzueilen. Wir dürfen darauf vertrauen, daß uns Gott, der barmherzige Vater, freudig erwartet, so wie den „verlorenen Sohn" im heutigen Evangelium, um uns seine Liebe und die Fülle des Lebens in Ihm zu schenken. Der Herr führe uns auf den Weg der Umkehr und des Guten. Gottes Geist geleite euch heute und in der kommenden Woche. Saludo a los peregrinos de lengua española, especialmente a los de la Parroquia Virgen de la Paloma, de Madrid. En este tiempo de cuaresma os invito de modo particular a abrir vuestros corazones al amor de Jesucristo presente en la Eucaristía. Por ello, como he dicho en la reciente Exhortación apostólica "Sacramentum caritatis", os aliento a participar gozosamente en la Misa dominical, fuente de la libertad auténtica de los hijos de Dios. ¡Feliz domingo! Pozdrawiam serdecznie wszystkich Polaków: obecnych w Rzymie, w waszym kraju i w świecie. Zachęcam was Drodzy do lektury Adhortacji posynodalnej: "Sacramentum caritatis" - "Sakrament miłości". Niech ona ożywi w was wiarę i miłość do Eucharystii. Przyjmując Chrystusa w Komunii świętej i adorując Go w waszych Kościołach, otrzymacie duchową moc, by pokonać trudności życia i dochować wierności przykazaniom. Niech On was umacnia i prowadzi. [Saluto cordialmente tutti i Polacchi: sia quelli presenti qui a Roma, sia quelli che sono in Polonia, come tutti coloro che sono in varie parti del mondo. Carissimi, oggi voglio esortarvi a leggere la mia Esortazione apostolica postsinodale "Sacramentum Caritatis" - "Sakrament miłości". Che questa lettura ravvivi in voi la fede e l’amore verso l’Eucaristia. Accogliendo Cristo nella Santa Comunione e adorandolo nelle vostre Chiese riceverete la forza spirituale per affrontare le difficoltà della vita e rimanere fedeli ai suoi precetti. Che Cristo vi rafforzi e vi conduca sempre!] Saluto i pellegrini di lingua italiana, in particolare il Comitato di Collegamento di Cattolici per una Civiltà dell’Amore che, in occasione della festa di San Giuseppe, rilancia la campagna "Adotta un papà", in collaborazione con gli Istituti missionari, a beneficio delle famiglie povere nei Paesi in via di sviluppo. Sono lieto di accogliere inoltre la folta rappresentanza dell’U.N.I.T.A.L.S.I., che celebra oggi la sua sesta giornata nazionale. Saluto poi i fedeli provenienti da Casale Monferrato, Firenze, Arezzo e Cortona. A tutti auguro una buona domenica.
BENEDETTO XVI
ANGELUS
Piazza San Pietro III Domenica di Quaresima, 11 marzo 2007
Cari fratelli e sorelle!
La pagina del Vangelo di Luca, che viene proclamata in questa terza Domenica di Quaresima, riporta il commento di Gesù a due fatti di cronaca. Il primo: la rivolta di alcuni Galilei, che era stata repressa da Pilato nel sangue; il secondo: il crollo di una torre a Gerusalemme, che aveva causato diciotto vittime. Due avvenimenti tragici ben diversi: l’uno causato dall’uomo, l’altro accidentale. Secondo la mentalità del tempo, la gente era portata a pensare che la disgrazia si fosse abbattuta sulle vittime a motivo di qualche loro grave colpa. Gesù invece dice: "Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei? … O che quei diciotto fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme?" (Lc 13,2.4). E in entrambi i casi conclude: "No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti nello stesso modo" (13,3.5).
Ecco, dunque, il punto al quale Gesù vuole portare i suoi ascoltatori: la necessità della conversione. Non la propone in termini moralistici, bensì realistici, come l’unica risposta adeguata ad accadimenti che mettono in crisi le certezze umane. Di fronte a certe disgrazie – Egli avverte – non serve scaricare la colpa sulle vittime. Vera saggezza è piuttosto lasciarsi interpellare dalla precarietà dell’esistenza e assumere un atteggiamento di responsabilità: fare penitenza e migliorare la nostra vita. Questa è sapienza, questa è la risposta più efficace al male, ad ogni livello, interpersonale, sociale e internazionale. Cristo invita a rispondere al male prima di tutto con un serio esame di coscienza e con l’impegno a purificare la propria vita. Altrimenti – dice – periremo, periremo tutti nello stesso modo. In effetti, le persone e le società che vivono senza mai mettersi in discussione hanno come unico destino finale la rovina. La conversione, invece, pur non preservando dai problemi e dalle sventure, permette di affrontarli in "modo" diverso. Anzitutto aiuta a prevenire il male, disinnescando certe sue minacce. E, in ogni caso, permette di vincere il male con il bene, se non sempre sul piano dei fatti – che a volte sono indipendenti dalla nostra volontà – certamente su quello spirituale. In sintesi: la conversione vince il male nella sua radice che è il peccato, anche se non sempre può evitarne le conseguenze.
Preghiamo Maria Santissima, che ci accompagna e ci sostiene nell’itinerario quaresimale, affinché aiuti ogni cristiano a riscoprire la grandezza, direi la bellezza della conversione. Ci aiuti a comprendere che fare penitenza e correggere la propria condotta non è semplice moralismo, ma la via più efficace per cambiare in meglio se stessi e la società. Lo esprime molto bene una felice sentenza: Accendere un fiammifero vale più che maledire l’oscurità.
Dopo l'Angelus:
Je salue cordialement les pèlerins francophones présents ce matin et je les invite à entendre les appels que le Seigneur Jésus nous adresse. À travers l’Évangile d’aujourd’hui, le temps du Carême nous révèle l’amour patient et miséricordieux que le Seigneur a pour nous, et il nous appelle aussi à nous réveiller, à nous convertir, pour porter du fruit et pour répondre avec générosité aux attentes de Dieu. Bon dimanche à tous ! Avec ma Bénédiction apostolique.
To all the English-speaking visitors and pilgrims here today, I extend affectionate greetings. In particular I welcome the Board of Trustees and administration of Saint John’s University, New York, the students and teachers from All Saints Catholic High School in Kanata, Ontario, and the young people from Saint Patrick’s Evangelisation School in London. Upon all who are here today, and upon your families and loved ones at home, I invoke God’s abundant blessings.
Ganz herzlich grüße ich alle deutschsprachigen Pilger und Besucher, und heute besonders die Alumnen des Collegium Germanicum et Hungaricum anläßlich ihrer traditionellen Sieben-Kirchen-Wallfahrt in der vorösterlichen Bußzeit. Die Pilgerschaft ist ein Sinnbild für unser Leben. Wir machen die Erfahrung, daß es etwas gibt, das wir noch nicht erreicht haben. Im Gebet und in der Betrachtung wird das Ziel unseres Lebens deutlich: „die himmlische Berufung, die Gott uns in Christus Jesus schenkt" (Phil 3, 14). Dieses Ziel gilt es, bei all unserem Tun im Auge zu behalten. – Euch allen wünsche ich einen gesegneten dritten Fastensonntag!
Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, de modo particular al grupo de jóvenes de la parroquia San Pablo, de Murcia. Pidamos a la Virgen María que acompañe con su intercesión nuestro esfuerzo de conversión, para que la participación en el misterio pascual de Cristo renueve espiritualmente nuestras vidas y produzca en nosotros abundantes frutos de santidad, amando a Dios y a los hermanos. ¡Feliz domingo!
Pozdrawiam wszystkich Polaków. Ewangelia dzisiejszego dnia wzywa nas do nawrócenia. Potrzeba rachunku sumienia, by poznać stan swojego ducha, pokory, aby uznać winę, wiary w miłosierdzie, aby prosić o przebaczenie Boga i braci oraz miłości, aby na nowo przylgnąć do prawdy, dobra i piękna. Prośmy Boga o te dary Ducha. Niech Bóg wam błogosławi!
[Saluto tutti i polacchi. Il Vangelo di oggi ci chiama alla conversione. E’ necessario l’esame di coscienza per conoscere lo stato dell’anima, l’umiltà per riconoscere la colpa, la fede nella misericordia per chiedere perdono a Dio e ai fratelli, e l’amore per aderire di nuovo alla verità, al bene e al bello. Chiediamo a Dio questi doni dello Spirito. Dio vi benedica.]
Saluto infine i pellegrini di lingua italiana, in particolare i fedeli provenienti da Conegliano, Burano, Padova, Pescara, Fermo e Senigallia; i cresimandi del Vicariato del Mugello Est, diocesi di Firenze, e quelli di Cavenago d’Adda, diocesi di Lodi; i ragazzi di Oggiono che si preparano alla professione di fede; la Scuola delle Suore Carmelitane di Santa Teresa e l’Associazione culturale "San Giuseppe", di Prato; la Schola Cantorum "San Gaetano" di Campo nell’Elba; la Scuola "San Benedetto" di Parma; la Scuola "Nostra Signora della Neve" di Genova; il gruppo ministranti di Pozzuoli. A tutti auguro una buona domenica.
BENEDETTO XVI
ANGELUS
Piazza San Pietro II Domenica di Quaresima, 4 marzo 2007
Cari fratelli e sorelle!
Nell’odierna seconda domenica di Quaresima, l’evangelista Luca sottolinea che Gesù salì sul monte "a pregare" (9,28) insieme agli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni e, "mentre pregava" (9,29), si verificò il luminoso mistero della sua trasfigurazione. Salire sulla montagna per i tre Apostoli ha perciò voluto dire essere coinvolti nella preghiera di Gesù, che si ritirava spesso in orazione, specialmente all’alba e dopo il tramonto, e talvolta per tutta la notte. Solo però quella volta, sulla montagna, Egli volle manifestare ai suoi amici la luce interiore che lo ricolmava quando pregava: il suo volto - leggiamo nel Vangelo - s’illuminò e le sue vesti lasciarono trasparire lo splendore della Persona divina del Verbo incarnato (cfr Lc 9,29).
C’è un altro dettaglio, proprio del racconto di san Luca, che merita di essere sottolineato: l’indicazione cioè dell’oggetto della conversazione di Gesù con Mosè ed Elia, apparsi accanto a Lui trasfigurato. Essi – narra l’Evangelista – "parlavano della sua dipartita (in greco éxodos), che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme" (9,31). Dunque, Gesù ascolta la Legge e i Profeti che gli parlano della sua morte e risurrezione. Nel suo dialogo intimo con il Padre, Egli non esce dalla storia, non sfugge alla missione per la quale è venuto nel mondo, anche se sa che per arrivare alla gloria dovrà passare attraverso la Croce. Anzi, Cristo entra più profondamente in questa missione, aderendo con tutto se stesso alla volontà del Padre, e ci mostra che la vera preghiera consiste proprio nell’unire la nostra volontà a quella di Dio. Per un cristiano, pertanto, pregare non è evadere dalla realtà e dalle responsabilità che essa comporta, ma assumerle fino in fondo, confidando nell’amore fedele e inesauribile del Signore. Per questo, la verifica della trasfigurazione è, paradossalmente, l’agonia nel Getsemani (cfr Lc 22,39-46). Nell’imminenza della passione, Gesù ne sperimenterà l’angoscia mortale e si affiderà alla volontà divina; in quel momento la sua preghiera sarà pegno di salvezza per tutti noi. Cristo, infatti, supplicherà il Padre celeste di "liberarlo dalla morte" e, come scrive l’autore della lettera agli Ebrei, "fu esaudito per la sua pietà" (5,7). Di tale esaudimento è prova la risurrezione.
Cari fratelli e sorelle, la preghiera non è un accessorio, un optional, ma è questione di vita o di morte. Solo chi prega, infatti, cioè chi si affida a Dio con amore filiale, può entrare nella vita eterna, che è Dio stesso. Durante questo tempo di Quaresima, chiediamo a Maria, Madre del Verbo incarnato e Maestra di vita spirituale, di insegnarci a pregare come faceva il suo Figlio, perché la nostra esistenza sia trasformata dalla luce della sua presenza.
Dopo l'Angelus:
Desidero ringraziare coloro che, nei giorni scorsi, mi hanno accompagnato con la preghiera durante gli Esercizi Spirituali. Incoraggio tutti, in questo tempo di Quaresima, a ricercare il silenzio e il raccoglimento, per lasciare più spazio alla preghiera e alla meditazione della Parola di Dio.
Sabato prossimo 10 marzo, alle ore 16, nell’Aula Paolo VI, presiederò una veglia mariana destinata ai giovani universitari di Roma. Ad essa parteciperanno, grazie ai collegamenti radio-televisivi, anche numerosi studenti di altri Paesi dell’Europa e dell’Asia. Invocheremo l’intercessione di Maria, Sedes Sapientiae, perché il Signore mandi testimoni della verità evangelica, per costruire la civiltà dell’amore in questi due Continenti e nel mondo intero.
Je salue très cordialement les pèlerins de langue française, en particulier les membres de la paroisse francophone de Milan. Que ce temps du Carême soit pour chacun de vous un moment favorable pour découvrir la présence du Christ dans vos vies et pour vous mettre à l’écoute de sa parole. C’est lui la lumière qui éclaire nos chemins, laissons-nous guider par lui pour être à notre tour transfigurés par la gloire du Père. Que Dieu vous bénisse !
I offer a warm welcome to the English-speaking visitors gathered for this Angelus prayer, including the group from Saint Brigid’s Parish in Killester, Dublin. Today’s Gospel invites us to ponder the mystery of Christ’s Transfiguration, to acknowledge him as the incarnate Son of God, and to follow him along the way that leads to the saving mystery of his Cross and Resurrection. During this Lenten season, may you grow closer to the Lord in prayer, and may he shed the light of his face upon you and your families!
Einen frohen Gruß richte ich gerne an alle Brüder und Schwestern deutscher Sprache hier auf dem Petersplatz. Im Evangelium zum heutigen zweiten Fastensonntag stellt Gott Vater den Aposteln Jesus als seinen "auserwählten Sohn" vor: "Auf ihn sollt ihr hören". Dieses Wort gilt auch uns. Im aufmerksamen Hinhören auf das Wort des Herrn erschließt sich uns der göttliche Heilsplan. Wir werden fähig, den Weg des Leidens Christi mitzugehen, um mit ihm zur Auferstehung zu gelangen. Ich wünsche euch einen gnadenreichen zweiten Fastensonntag.
Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular a los fieles de las parroquias Santa Cruz, Santa Eulalia y San Agustín, de la diócesis de Ibiza; Sagrada Familia, Santo Antonio Maria Claret y San José, de Sevilla; San Isidoro Obispo, San Antonio de Padua, San Pedro Apóstol y San Francisco de Borja, de Valencia. En este domingo de cuaresma, en que contemplamos a Jesús transfigurado en el monte Tabor, pidamos a la Virgen María que nos ayude a transformarnos, a través de un camino de conversión, en verdadera imagen de Cristo. ¡Feliz domingo!
Pozdravljam i blagoslivljam hrvatske hodočasnike iz župe svetoga Mateja iz Tovarnika! Kroz korizmene dane molitve, pokore i djela ljubavi, pripremio vam Gospodin srca za radost uskrsnuća. Hvaljen Isus i Marija!
[Saluto e benedico i pellegrini croati della parrocchia di san Matteo di Tovarnik. Attraverso i giorni quaresimali ricchi di preghiera, di penitenza e di opere di carità, il Signore prepari i vostri cuori per la gioia della risurrezione. Siano lodati Gesù e Maria!]
Pozdrawiam serdecznie Polaków. Dzisiaj w Liturgii Słowa Bóg daje nam szczególne polecenie: „To jest mój Syn wybrany, Jego słuchajcie" (Łk 9, 35). By usłyszeć Jezusa należy Go słuchać z całego serca, z całej duszy i ze wszystkich sił. Niech wielkopostna pokuta, rekolekcje parafialne, rachunek sumienia pomogą nam na nowo odnaleźć i spotkać Jezusa. Taka jest droga odnowy ducha i przemiany serc. Niech Bóg wam błogosławi.
[Saluto cordialmente tutti i Polacchi. Oggi nella Liturgia della Parola Dio ci dà un particolare precetto: "Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo" (Lc 9,35). Per sentire Gesù, bisogna ascoltarlo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze. Che la penitenza quaresimale, gli esercizi spirituali e l’esame di coscienza ci aiutino a ritrovare ed ad incontrare di nuovo Gesù. Questa è la via per rinnovare lo spirito e per cambiare il cuore. Dio vi benedica.]
Saluto infine con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i fedeli provenienti da Azzàno Decimo e dalla parrocchia di Santa Francesca Cabrini in Roma; i Salesiani e i giovani partecipanti al "Tour Don Bosco", i giovani di Paderno Dugnano, quelli di Fòssola e di San Sisto-Perugia, i ragazzi di Zanè che hanno ricevuto il sacramento della Confermazione, il Centro Culturale "Don Mario Lameri" di Salvirola e il gruppo della Polizia Municipale di Agropoli. A tutti auguro una buona domenica.
BENEDETTO XVI
ANGELUS
Piazza San Pietro Domenica, 18 febbraio 2007
Cari fratelli e sorelle!
Il Vangelo di questa domenica contiene una delle parole più tipiche e forti della predicazione di Gesù: "Amate i vostri nemici" (Lc 6,27). E’ tratta dal Vangelo di Luca, ma si trova anche in quello di Matteo (5,44), nel contesto del discorso programmatico che si apre con le famose "Beatitudini". Gesù lo pronunciò in Galilea, all’inizio della sua vita pubblica: quasi un "manifesto" presentato a tutti, sul quale Egli chiede l’adesione dei suoi discepoli, proponendo loro in termini radicali il suo modello di vita. Ma qual è il senso di questa sua parola? Perché Gesù chiede di amare i propri nemici, cioè un amore che eccede le capacità umane? In realtà, la proposta di Cristo è realistica, perché tiene conto che nel mondo c’è troppa violenza, troppa ingiustizia, e dunque non si può superare questa situazione se non contrapponendo un di più di amore, un di più di bontà. Questo "di più" viene da Dio: è la sua misericordia, che si è fatta carne in Gesù e che sola può "sbilanciare" il mondo dal male verso il bene, a partire da quel piccolo e decisivo "mondo" che è il cuore dell’uomo.
Giustamente questa pagina evangelica viene considerata la magna charta della nonviolenza cristiana, che non consiste nell’arrendersi al male – secondo una falsa interpretazione del "porgere l’altra guancia" (cfr Lc 6,29) – ma nel rispondere al male con il bene (cfr Rm 12,17-21), spezzando in tal modo la catena dell’ingiustizia. Si comprende allora che la nonviolenza per i cristiani non è un mero comportamento tattico, bensì un modo di essere della persona, l’atteggiamento di chi è così convinto dell’amore di Dio e della sua potenza, che non ha paura di affrontare il male con le sole armi dell’amore e della verità. L’amore del nemico costituisce il nucleo della "rivoluzione cristiana", una rivoluzione non basata su strategie di potere economico, politico o mediatico. La rivoluzione dell’amore, un amore che non poggia in definitiva sulle risorse umane, ma è dono di Dio che si ottiene confidando unicamente e senza riserve sulla sua bontà misericordiosa. Ecco la novità del Vangelo, che cambia il mondo senza far rumore. Ecco l’eroismo dei "piccoli", che credono nell’amore di Dio e lo diffondono anche a costo della vita.
Cari fratelli e sorelle, la Quaresima, che inizierà mercoledì prossimo con il rito delle Ceneri, è il tempo favorevole nel quale tutti i cristiani sono invitati a convertirsi sempre più profondamente all’amore di Cristo. Domandiamo alla Vergine Maria, docile discepola del Redentore, che ci aiuti a lasciarci conquistare senza riserve da quell’amore, ad imparare ad amare come Lui ci ha amato, per essere misericordiosi come è misericordioso il nostro Padre che è nei cieli (cfr Lc 6,36).
Dopo l'Angelus:
In vari Paesi dell’Oriente si celebra oggi il capodanno lunare, con gioia e nell’intimità delle famiglie. A tutti quei grandi popoli auguro di cuore serenità e prosperità.
Desidero poi esprimere la mia spirituale vicinanza ad un Paese africano che sta vivendo momenti di particolare difficoltà: la Guinea. I Vescovi di quella Nazione mi hanno espresso la loro apprensione per la situazione di paralisi sociale, con scioperi generali e reazioni violente, che hanno causato numerose vittime. Nel domandare il rispetto dei diritti umani e civili, assicuro la mia preghiera perché il comune impegno a percorrere la via del dialogo porti a superare la crisi.
Je vous salue, chers pèlerins de langue française. Alors que nous nous préparons à entrer en Carême au cours de la semaine à venir, je vous invite à vous tourner vers le Seigneur, pour l’aimer toujours davantage et pour aimer vos frères et, comme le dit aujourd’hui Jésus dans l’Évangile, pour aimer même les personnes qui vous font du mal. C’est à cela que vous serez reconnus comme de véritables disciples du Seigneur. Avec ma Bénédiction apostolique.
I greet all the English-speaking pilgrims and visitors present at today’s Angelus, including a group of American confirmation candidates from Hohenfels and Garmisch in Germany. As we prepare to enter the holy season of Lent, let us recognize our sins and weaknesses, and deepen our desire to forgive and to grow in compassion. Upon all of you and your loved ones, I invoke the joy and peace of Christ the Lord!
Ein herzliches "Grüß Gott" sage ich allen Pilgern und Besuchern deutscher Zunge. Der Gottesdienst ist die Hochform der Verkündigung des Wortes Gottes. Im Tagesgebet der heutigen Sonntagsliturgie bitten wir den Herrn, daß er uns bereit mache, über sein Wort nachzusinnen, damit wir stets reden und tun, was Gott gefällt. Dabei leitet uns das Vorbild der jungfräulichen Mutter Jesu, die sich ganz unter sein Wort gestellt hat. - Der Herr schenke euch allen einen gesegneten Aufenthalt hier in Rom und geleite euch stets auf allen Wegen!
Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, especialmente a los fieles de las parroquias de Santa Eulalia, de Murcia, San Juan y La Purísima, de Yecla, a los seminaristas de Mérida y a los marinos de la Armada Española. En la Misa de hoy hemos escuchado: "amad a vuestros enemigos, haced el bien y vuestra recompensa será grande". Os deseo que la Cuaresma, que comenzaremos el próximo miércoles, sea un período propicio para testimoniar el Evangelio del amor. ¡Feliz domingo!
Pozdrawiam wszystkich Polaków. Z inicjatywy biskupów bliska już środa popielcowa będzie w Polsce szczególym dniem „modlitwy i pokuty całego duchowieństwa polskiego". Niech modlitwa o świętość kapłanów napełnia wszystkich wiernych duchem przebaczenia, pojednania i wzajemnego zaufania. Niech Bóg błogosławi Kościołowi w Polsce.
[Saluto tutti i polacchi. Secondo l’iniziativa dei Vescovi il prossimo Mercoledì delle Ceneri sarà in Polonia un particolare giorno di "preghiera e penitenza di tutto il clero polacco". La preghiera per la santità dei sacerdoti colmi tutti i fedeli dello spirito di perdono, di riconciliazione e di reciproca fiducia. Dio benedica la Chiesa in Polonia.]
Saluto infine i pellegrini di lingua italiana, in particolare i fedeli di Nostra Signora di Valme in Roma, che celebrano il 25° anniversario della Parrocchia. Saluto inoltre le famiglie provenienti da Trento e da Offanengo, i ragazzi della Parrocchia di San Leonardo di Mattarello, i fedeli delle Parrocchie dei Santi Faustino e Giovita di Villa d'Almé e di San Giovanni Battista di Mozzo, i bambini della Prima Comunione di Isera e il gruppo di Pozzuoli, come pure i Granatieri di Sardegna del Veneto e del Friuli. A tutti auguro una buona domenica.
Una buona settimana di inizio Quaresima. Il Signore ci benedica tutti!
BENEDETTO XVI
ANGELUS
Piazza San Pietro Domenica, 11 febbraio 2007
Cari fratelli e sorelle,
quest'oggi la Chiesa fa memoria della prima apparizione della Vergine Maria a santa Bernardetta, avvenuta l'11 febbraio del 1858 nella grotta di Massabielle, presso Lourdes. Un evento prodigioso che ha fatto di quella località, situata sul versante francese dei Pirenei, un centro mondiale di pellegrinaggi e di intensa spiritualità mariana. In quel luogo, da ormai quasi centocinquant'anni, risuona con forza il richiamo della Madonna alla preghiera e alla penitenza, quasi permanente eco dell'invito con cui Gesù inaugurò la sua predicazione in Galilea: "Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino: convertitevi e credete al Vangelo" (Mc 1, 15). Quel Santuario è, inoltre, diventato meta di numerosi pellegrini ammalati, che ponendosi in ascolto di Maria Santissima, sono incoraggiati ad accettare i loro patimenti e ad offrirli per la salvezza del mondo, unendoli a quelli di Cristo crocifisso.
Proprio per il legame esistente tra Lourdes e la sofferenza umana, quindici anni or sono l'amato Giovanni Paolo II ha voluto che, in occasione della festa della Madonna di Lourdes, si celebrasse anche la Giornata Mondiale del Malato. Quest'anno il cuore di questa ricorrenza è nella città di Seoul, capitale della Corea del Sud, dove a rappresentarmi ho inviato il Cardinale Javier Lozano Barragán, Presidente del Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute. Rivolgo a lui e a quanti sono ivi radunati un cordiale saluto. Vorrei estendere il mio pensiero agli operatori sanitari del mondo intero, ben consapevole dell'importanza che riveste nella nostra società il loro servizio alle persone malate. Soprattutto desidero manifestare la mia spirituale vicinanza e il mio affetto ai nostri fratelli e sorelle ammalati, con un particolare ricordo per coloro che sono colpiti da mali più gravi e dolorosi: ad essi, in modo speciale, è diretta in questa Giornata la nostra attenzione. È necessario sostenere lo sviluppo di cure palliative che offrano un'assistenza integrale e forniscano ai malati inguaribili quel sostegno umano e quell'accompagnamento spirituale di cui hanno fortemente bisogno.
Questo pomeriggio, nella Basilica di San Pietro, si raccoglieranno numerosi malati e pellegrini attorno al Cardinale Camillo Ruini, che presiederà la Celebrazione eucaristica. Al termine della Santa Messa, avrò la gioia, come lo scorso anno, di intrattenermi con loro, rivivendo il clima spirituale che si sperimenta presso la Grotta di Massabielle. Alla materna protezione della Vergine Immacolata vorrei ora affidare, con la preghiera dell'Angelus, i malati e i sofferenti nel corpo e nello spirito del mondo intero.
Dopo l'Angelus: Je vous salue, chers pèlerins francophones, venus vous associer à la prière de l’Angélus. En cette Journée mondiale des Malades, ma pensée se tourne vers les personnes qui souffrent, vers leur entourage et vers les soignants. Puisse chaque malade trouver auprès de ses frères le soutien spirituel dont il a besoin pour affronter ce temps d’épreuve et pour garder confiance en Dieu, notre Père, dans la certitude que toute vie, et celle des malades en particulier, est entre ses mains. Avec ma prière fervente et ma Bénédiction apostolique.
To all the English-speaking pilgrims and visitors I extend a warm welcome. In a special way I greet the music directors from the United States representing the National Association of Pastoral Musicians. In the Beatitudes which we hear in today’s Gospel, Jesus teaches us the way to true happiness. May your time in Rome make you hunger and thirst more deeply for his justice and peace. Upon all of you, I invoke the abundant blessings of Almighty God.
Gerne grüße ich die Pilger und Besucher aus den Ländern deutscher Sprache. Am Gedenktag Unserer Lieben Frau von Lourdes, der auf den heutigen Sonntag fällt, begehen wir zugleich den Welttag der Kranken. Den kranken und leidenden Menschen wollen wir stets unsere Liebe und Zuwendung schenken. Im Gebet empfehlen wir die Kranken, ihre Ärzte und Pfleger sowie alle, die für gesundheitlich leidende Menschen Sorge tragen, der Fürsprache Mariens, die wir als "Heil der Kranken" anrufen. Ich segne euch alle von Herzen.
Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española. De modo especial, saludo a los grupos parroquiales de Alcorcón, El Puerto de Santa María, Olveral, Setenil y Chiclana de la Frontera, venidos de España. En este domingo en que se celebra la Jornada Mundial del Enfermo, encomendemos a la protección materna de la Virgen María a cuantos sufren alguna enfermedad y a sus familiares, para que sientan también en todo momento el consuelo de la ternura y misericordia del Señor. ¡Feliz domingo!
Pozdrawiam serdecznie Polaków. Dzisiaj przypada wspomnienie Matki Bożej z Lourdes i Światowy Dzień Chorego. Maryi zawierzam wszystkich cierpiących, a zwłaszcza ciężko chorych. Polecam Bogu lekarzy i opiekujących się chorymi. Niech Maryja, „Uzdrowienie Chorych" pomaga nam dostrzec w ludziach dotkniętych chorobą oblicze cierpiącego Chrystusa. Pozdrawiam chorych i ich bliskich. Wszystkim serdecznie błogosławię.
[Saluto cordialmente tutti i Polacchi. Oggi, mentre si fa memoria della Madonna di Lourdes, si celebra la Giornata Mondiale del Malato. Alla Madre di Dio affido tutti i sofferenti e in modo particolare gli ammalati più gravi. Affido a Dio tutti i medici e gli operatori sanitari. Maria, invocata quale "Salute dei malati", ci aiuti a vedere sempre in tutti loro il volto stesso di Cristo sofferente. Saluto i malati e i loro cari. Benedico tutti di cuore.]
Saluto infine con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i giovani di Altamura e i fedeli provenienti da Verona, Grottammare e Alberoro.
A tutti auguro una buona domenica.
BENEDETTO XVI
ANGELUS
Piazza San Pietro Domenica, 4 febbraio 2007 Cari fratelli e sorelle!
Quest’oggi si celebra in Italia la Giornata per la vita, promossa dalla Conferenza Episcopale sul tema: "Amare e desiderare la vita". Saluto cordialmente quanti sono convenuti in Piazza San Pietro per testimoniare il loro impegno a sostegno della vita dal concepimento fino al suo termine naturale. Mi unisco ai Vescovi italiani per rinnovare l’appello più volte lanciato anche dai miei venerati predecessori a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, affinché si mostrino accoglienti verso il grande e misterioso dono della vita. La vita, che è opera di Dio, non va negata ad alcuno, neppure al più piccolo e indifeso nascituro, tanto meno quando presenta gravi disabilità. Allo stesso tempo, facendo eco ai Pastori della Chiesa in Italia, invito a non cadere nell’inganno di pensare di poter disporre della vita fino a "legittimarne l’interruzione con l’eutanasia, magari mascherandola con un velo di umana pietà".
Nella Diocesi di Roma inizia oggi la "Settimana della vita e della famiglia", occasione importante per pregare e riflettere sulla famiglia, che è "culla" della vita e di ogni vocazione. Sappiamo bene come la famiglia fondata sul matrimonio costituisca l’ambiente naturale per la nascita e per l’educazione dei figli, e quindi per assicurare l’avvenire dell’intera umanità. Sappiamo però pure come essa sia segnata da una profonda crisi e debba oggi affrontare molteplici sfide. Occorre pertanto difenderla, aiutarla, tutelarla e valorizzarla nella sua unicità irripetibile. Se questo impegno compete in primo luogo agli sposi, è anche prioritario dovere della Chiesa e di ogni pubblica istituzione sostenere la famiglia attraverso iniziative pastorali e politiche, che tengano conto dei reali bisogni dei coniugi, degli anziani e delle nuove generazioni. Un clima familiare sereno, illuminato dalla fede e dal santo timor di Dio, favorisce inoltre lo sbocciare ed il fiorire delle vocazioni al servizio del Vangelo. Mi riferisco, in particolare, oltre che a quanti sono chiamati a seguire Cristo nella via del sacerdozio, a tutti i religiosi, le religiose, le persone consacrate, che abbiamo ricordato venerdì scorso, nella "Giornata Mondiale della Vita Consacrata".
Cari fratelli e sorelle, preghiamo perché attraverso uno sforzo costante a favore della vita e dell’istituto familiare, le nostre comunità siano luoghi di comunione e di speranza dove si rinnova, pur tra tante difficoltà, il grande "sì" all’amore autentico e alla realtà dell’uomo e della famiglia secondo il progetto originario di Dio. Chiediamo al Signore, per intercessione di Maria Santissima, che cresca il rispetto per la sacralità della vita, si prenda sempre più coscienza delle vere esigenze familiari, ed aumenti il numero di quanti contribuiscono a realizzare nel mondo la civiltà dell’amore.
Dopo l'Angelus: Je vous salue, chers pèlerins de langue française. L’Évangile de ce dimanche évoque la pêche miraculeuse. Jésus se sert de l’activité professionnelle de Simon, Jacques et Jean pour leur faire découvrir la vocation nouvelle à laquelle il les appelle : devenir pêcheurs d’hommes. Que chacun soit attentif, à travers ses engagements dans le monde, aux appels que le Christ lui adresse aujourd’hui, pour répondre pleinement à sa vocation. Avec ma Bénédiction apostolique.
I offer a warm welcome to the English-speaking pilgrims and visitors gathered for today’s Angelus prayer. My special greeting goes to the government officials from Sri Lanka engaged in the reconstruction of areas struck by the tsunami. Today’s Gospel shows us the great spiritual fruitfulness that accompanies our wholehearted decision to answer the Lord’s call. May you and your families be strengthened in faith and confident hope in God’s promises!
Mit Freude heiße ich alle deutschsprachigen Pilger und Besucher hier auf dem Petersplatz willkommen. Wie der Prophet Jesaja fühlen auch wir uns manchmal zu schwach, um in dieser Welt mutig als Boten Gottes aufzutreten. Doch auf Jesu Wort hin wollen wir voll Vertrauen auf den See hinausfahren und die Netze des Evangeliums, der Frohen Botschaft vom Heil, auswerfen. Gott stärke euch in eurem Zeugnis für unseren auferstandenen Herrn und begleite euch mit seinem Segen!
Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española aquí presentes, así como a los que participan en esta oración mariana a través de la radio y la televisión. Pidamos a la Virgen María que nos ayude a responder con generosidad a la llamada de Cristo, para que lleguemos a ser verdaderos apóstoles y testigos del evangelio de la salvación para todos los hombres. ¡Feliz domingo!
Pozdrawiam wszystkich Polaków. W minionym tygodniu, w uroczystość Ofiarowania Pańskiego obchodziliśmy dzień poświęcony życiu konsekrowanemu. Dziękujmy Bogu za dzieło, jakie dokonuje się w Kościele przez posługę zakonnic i zakonników. Prośmy też o nowe powołania i o świętość tych, którzy z oddaniem podejmują drogę rad ewangelicznych. Niech Bóg wam błogosławi.
[Saluto tutti i Polacchi. La settimana scorsa, nella festa della Presentazione del Signore abbiamo celebrato la Giornata della Vita Consacrata. Ringraziamo Dio per l’opera che si compie nella Chiesa grazie alle religiose ed ai religiosi. Chiediamo anche nuove vocazioni e la santità di coloro che con dedizione seguono la via dei consigli evangelici. Dio vi benedica!]
Sono lieto di salutare il gruppo di pellegrini provenienti da diversi Paesi, che vivono un'esperienza di comunione presso il Monastero "Santa Umiltà" di Faenza, accompagnati dalla Madre Abbadessa e da alcune Monache. Cari amici, la visita alla tomba dell'apostolo Pietro rafforzi in voi il desiderio di conoscere e seguire Cristo, Via, Verità e Vita.
Il mio cordiale saluto va infine ai pellegrini di lingua italiana, in particolare ai fedeli venuti da Ancona, Lissone, Fermo, Civitavecchia e Tarquinia, come pure ai giovani di Paderno Dugnano. A tutti auguro una buona domenica.
Abbiamo un bel sole di primavera! Buona domenica e buona settimana a voi tutti! |