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Gianfranco Ravasi

  

INTERPRETARE LA BIBBIA

 

Gianfranco Ravasi con il suo libro “Interpretare la Bibbia”  propone un percorso, un itinerario per chiunque voglia avvicinarsi alla Parola di Dio. Interessante è la metafora che usa: per imparare a nuotare, occorre entrare nel mare ed imparare a galleggiare. Così, chi ha il primo approccio al testo sacro deve passare per la strada esegetica, tecnico-scientifica ed approdare alla fede.

Per interpretare la Bibbia l’uomo quindi deve passare attraverso tre livelli:

1)      quello umano: delle scienze storiche e letterarie

2)      quello divino: della teologia e senso della fede

3)   quello umano e divino: del lettore che legge in  questa comunità credente.

Il testo è diviso in tre conferenze:

Nella prima conferenza: viene spiegato il rapporto tra Bibbia e Tradizione, tra divino e umano, tra  logos e sarx: importante è il passaggio del logos “Dio”, trascendenza e sarx “carne”, Dio che si fa carne per entrare nella storia dell’uomo e trasformarLo. Un altro aspetto affrontato è la violenza presente nelle Scritture, quasi ci  trovassimo di fronte ad un Dio violento e vendicatore.

Nella seconda conferenza: viene ripreso il tema della violenza di Dio ma alla luce di una corretta interpretazione, inoltre vengono spiegati i vari metodi usati per avvicinarci  alla lettura del testo sacro.

Nella terza conferenza:viene affrontata l’interpretazione della Bibbia  al di là delle scienze storiche-letterarie  attraverso una lettura teologica.                                          

Si passa     dal   senso letterale allo spirituale per finire al sensus plenior cioè al senso più pieno mosso da Dio che conduce al grande momento della rivelazione.

  

I conferenza: Conflitti e armonie nell’interpretazione biblica.

 

  1. Parola  di  Dio e tradizione:  Il Concilio Vaticano II è stato un evento eccezionale, esso ha cambiato radicalmente il tipo di insegnamento che l’università gregoriana offriva. Uno dei documenti più significativi e più belli è il Dei verbum, la parola di Dio, o meglio “Constitutio dogmatica de divina revelatione”. Questo documento ha avuto un cammino molto travagliato e solo nel 1965 è stato approvato. Un’ espressione  significativa del documento dice “Verbum Dei scriptum vel traditum” cioè le Scritture sono parola di Dio, Dei  verbum, ma non esauriscono tutta la parola di Dio, cioè c’è un ‘unica parola di Dio, all’interno della quale troviamo la parola di Dio scritta, profondamente connessa con la parola di Dio trasmessa, proclamata nella storia della comunità dei credenti. Importante è capire che la parola di Dio non è solo il testo scritto e cristallizzato ma una realtà viva, un seme fecondo che genera qualcosa che va oltre il seme stesso. San Gregorio Magno, nel commentare il profeta Ezechiele dice “Scriptura cum legente crescit” cioè la Scrittura cresce con chi legge. Il lettore legge la Bibbia  ed illuminato e guidato dallo Spirito diventa egli stesso tradizione.

  2. La presenza nella parola di Dio: Autore, Autori, Lettore, Lettori.

Nella lettura credente della parola di Dio sono insite 2 presenze: l’autore con la A maiuscola cioè Dio e quella degli autori umani ispirati. Da una parte dunque c’è Dio d’altra gli autori che conservano la propria identità, sensibilità personale e rispecchiano il momento storico in cui vivono. Un’altra presenza coinvolta nel testo è la figura del lettore: cum legente crescit. Il lettore è colui che traduce il testo, capisce le espressioni proprie del passato e le cala nell’oggi che vive. Egli è colui che deve testimoniare, vivere la Parola e per far questo è importante l’azione dello Spirito che agisce, che fa cogliere le bellezze e le sfumature della S. Scrittura. Il lettore per eccellenza è la Chiesa. E’ la lettura della Bibbia che tiene insieme le Sacre Scritture e Tradizione: la Parola genera la tradizione e la tradizione interpreta la Parola.

  1. L’incarnazione della Parola e della tradizione.

Il testo della Scrittura e la tradizione hanno la struttura tipica dell’incarnazione cioè hanno due dimensioni una umana, l’altra trascendente. Le troviamo magnificamente espresse nel prologo del Vangelo di Giovanni I 1 e 14: in principio c’era il logos, cioè la Parola, il Verbo; in principio vuol dire fuori dal tempo e dallo spazio, il logos quindi non ha né luogo né tempo perché il logos è Dio. Ma il logos, dice Giovanni, si fa sarx, cioè carne, entra nella storia dove c’è un prima ed un  poi, un inizio ed una fine. Ci troviamo di fronte alla storicità del Verbo, si fa storico e diventa Gesù di Nazaret, uomo calato nel suo tempo. Così in Gesù  troviamo le 2 dimensioni  del logos e di sarx ed egli attraverso le sue parole ci fa conoscere il mistero di Dio padre. La  Scrittura riporta la Parola di Dio che è eterno ed è espressa in

parole che riguardano la lingua di un popolo e la sua cultura. L’Antico Testamento ad esempio è scritto in ebraico, lingua del deserto, una lingua di nomadi, mentre il Nuovo Testamento è scritto in greco parlato in cui traspaiono le forme semitiche di chi pur conoscendo la lingua ha un’altra lingua madre d’origine. Inoltre gli autori sacri neotestamentari trasmettevano un messaggio formulato da Gesù in un’altra lingua. La stessa cosa accade per il lettore: egli è guidato dallo Spirito Santo ma usa anche un suo filtro personale, le sue conoscenze e a volte riesce a deformare anche la realtà stessa che viene esaminata. La Parola di Dio quindi è fatta di logos e logoi ecco perché è importante e necessaria l’interpretazione, essa ha come compito quello di superare il limite tra eterno e quotidiano per cogliere il significato più autentico. E’ importante che il lettore parte dalla conoscenza del testo, cresca attraverso lo studio e con la guida dello Spirito consideri quelle parole, perché non avrebbe nulla senza di esse. La Scrittura è fondamentale: senza questa sorgente non si riesce ad arrivare alla Parola di Dio che in essa è contenuta. Ma dobbiamo fare i conti con 3 esempi di conflitti: a) Tradizioni  b) Scienza e fede  c) Dio biblico

a)      Tradizioni : spesso si confonde la Tradizione con le tradizioni, a volte si aggiungono elementi folcloristici, allegorici e apocrifi che non hanno attinenza con le Scritture. Ci sono luoghi comuni a volte anche tra i credenti che sono privi di fondamento e che rivelano una conoscenza della Bibbia molto approssimativa. Se si dicesse a una persona di media cultura che Gesù non è nato proprio il 25 dicembre, che non è nato proprio in una  grotta e che i Magi non erano 3  griderebbe allo scandalo perché è come se si toccassero verità fondamentali della fede. In realtà molti elementi sono frutti di tradizioni che non hanno fondamento storico e che non appartengono al dettato delle Scritture. Non è aggiungendo elementi folcloristici, allegorici e popolari che si scopre il messaggio della Parola di Dio.

b)      Scienza e fede : altro problema è quello che c’è tra scienza e Parola di Dio. Nel  Dei   verbum non compare più la parola  “inerranza” della Bibbia cioè la convinzione che la Scrittura non sbaglia mai. In realtà dal punto di vista scientifico la Bibbia sbaglia ripetutamente. Gli autori sacri ad esempio credevano nella visione geocentrica cioè la terra al centro di tutto, il mondo  è visto come una grande piattaforma, retta da colonne che lo sospendono sull’abisso, una specie di oceano, simbolo del nulla. Tutte queste immagini sono espresse con vocaboli ebraici adattati ed allargati nelle traduzioni successive. Il Concilio Vaticano II  abbandona il termine “inerranza” mentre vuole farci riflettere su quali verità la Bibbia vuole insegnarci. Bisogna interrogarci sul perché ed il chi cioè perché c’è il mondo, l’uomo ed il senso della vita e non sul quando e sul come. Tanti sono i conflitti tra scienza e fede perché nati dall’equivoco che le parole e la  Parola fossero talmente identiche da essere l’una e l’altra, elemento di verità e quindi negare la verità scientifica della Bibbia equivalesse a negare la verità teologica. E’ necessario perciò dividere i due approcci al testo sacro: quello dello scienziato e quello del credente anche se non è facile mantenere i confini perché l’uomo considerato dal teologo è lo stesso uomo considerato dallo scienziato. Il teologo che studia il mistero dell’uomo ha bisogno di elementi presi dalla scienza, così lo scienziato non può negare la dimensione spirituale tipica dell’uomo.

c)      Dio biblico: violento e vendicativo? Una delle obiezioni più ricorrente che viene fatta è “perché tanta violenza nell’Antico Testamento?” YHWH  è un Dio violento e il tema dell’ira di Dio si ritrova quasi in tutto l’Antico Testamento. Prendiamo il salmo 149  scritto dai giuristi d’Israele che combattevano per la libertà del popolo ebraico sotto il potere siro-ellenistico “Le lodi di Dio sulla loro bocca, le spade a doppio taglio nelle loro mano….”: nella loro gola c’è la lode di Dio, nella loro mano invece la spada per far vendetta, vincere ed incatenare i re. Tanti sono gli esempi che si trovano nell’Antico Testamento di giuristi presentati come sacerdoti della guerra santa, dediti ad una santa violenza tent’è che proprio da questa violenza sono scaturite nel tempo varie eresie tra cui quella di Marcione che parla di un Dio negativo e violento nell’Antico Testamento contro un Dio d’amore nel Nuovo Testamento. Un altro problema sono i salmi imprecatori: la preghiera non è più solo descrizione di battaglia ma diventa prima invocazione di aiuto di Dio contro il nemico e poi si trasforma in vera e propria maledizione. Nel salmo 58 si legge “ Dio, spezza loro i denti in bocca; si dissolvano come acqua…..li strappino via rovi spinosi, o belve, o incendio. Gioisce il giusto nel vedere la vendetta, lavi i suoi piedi nel sangue degli empi” : tutto ciò che è in contrasto con la dottrina cristiana  e con la civiltà perché tutte le guerre sono solo opera di barbarie operata dall’uomo e allora come sciogliere questo contrasto tra Dio guerriero e vendicativo col Dio d’amore? Solamente ritornando al punto di partenza cioè  il logos che diventa sarx. Questa sarx fatta di carne, tempo, mentalità è  per il lettore di oggi anche se credente  veramente pesante. Bisogna però comprenderla per capire la sostanza del messaggio genuino che la Bibbia vuole comunicare per cui c’è bisogno di nuovi metodi di interpretazione biblica.

II Conferenza: I nuovi metodi dell’interpretazione biblica.

1)      Corretta interpretazione:  La Bibbia è nella storia, essa non è solitaria presenza di Dio che  parla da solo ma c’è un continuo dialogo tra Dio che parla, si incontra e si scontra con l’uomo. La Bibbia non è quindi solo Dio ma è la storia di una incarnazione, storia progressiva della  Parola di Dio che si intreccia con la parola dell’uomo. Nell’interno delle vicende confuse della storia dell’uomo, Dio scende con la sua Parola come una luce, un seme e la sua Parola s’intreccia e si incrocia con le nostre parole, il nostro tempo, a tal punto che per l’uomo Dio diventa lui stesso uomo, vive, soffre e muore… prova cioè tutto il peso del limite della creatura umana.

2)      Il senso della violenza:

a) Dio è sempre presente anche nei lati oscuri della umanità,:

      la storia è fatta di uomini che generano sangue, sofferenze, sopraffazioni, prepotenze. Dio entra nella vita dell’uomo, nella sua storia, vuole cancellare l’uomo peccatore e condurlo ad un orizzonte più alto. La presenza di Dio nella vita dell’uomo la si comprende nei salmi: quando l’uomo prega, Dio opera in lui. Dio è presente nei momenti di difficoltà, di crisi dell’uomo quindi anche nei momenti di dolore e di tenebre ed è presente anche nell’uomo sofferente come Giobbe che sperimenta dentro di sé il silenzio di  Dio.

b)      L’accompagnamento pedagogico:  Dio entra nella storia dell’uomo ed opera in essa, non lascia mai solo l’uomo e la sua miseria perché vuole portarlo oltre. Sant’Agostino parla della Bibbia come del libro della pedagogia di Dio, dell’educazione di Dio: Dio è entrato nella quotidianità, Gesù è il livello estremo di questo ingresso perché è venuto a salvarci. Dio entra anche nella vita di chi non lo cerca e risponde anche a chi non lo invoca (Rm 10, 20) perché vuole la salvezza dell’uomo ma il Signore non prescinde dalla libertà umana ed è pronto anche ad accettare il suo rifiuto.

c)       La libertà dell’uomo.  Le pagine bibliche di violenza sono anche le  pagine della nostra storia, delle nostre violenze e prevaricazioni. Dio entra in  questa situazione, sta vicino all’uomo, lo lascia più libero, non lo obbliga, soffre con lui ma cerca di portarlo verso un altro orizzonte. Ecco  quindi la storicità e progressività che diventano i principi interpretativi fondamentali della Bibbia

3)      Il linguaggio: La Bibbia è inserita in coordinate storiche ben precise ed in una situazione socio-culturale circoscritta, bisogna entrare quindi nella mentalità dell’uomo che vive in un determinato tempo per capire cosa vuol dire l’espressione esteriore e non confonderla con la Parola di Dio. Ad esempio nella Bibbia nel descrivere la violenza contro il nemico nelle guerre sante, si cerca soprattutto di tutelare la purezza delle fede della propria identità religiosa. Era prassi comune, quando si vinceva, di conquistare oltre i nemici anche i loro dei per porli al loro servizio. Israele non poteva fare ciò perché avrebbe significato andare contro il primo comandamento del Decalogo “Non avrai altro Dio”. Un’altra considerazione riguarda il linguaggio: le lingue orientali per la loro struttura amano l’eccesso, usano parole dure, immagini ridondanti e barocche. Grazie alla pscolinguistica oggi si può comprendere la psicologia che è alla base di ogni lingua. Le lingue orientali amano il concreto, il simbolo visibile e così la realtà concreta diventa immagine di qualcos’altro: Dio ha orecchie e ascolta, ha la mano che ci difende, si arriva a dire che Dio ha il naso. Il semita non parlerà di male che è una cosa astratta ma di nemico che è molto più concreto. Inoltre per rappresentare la figura di Dio che difende e giustifica il suo popolo, il semita non lo rappresenta come un fato, un’energia negativa  e pericolosa ma come una persona che parla, agisce e come lo rappresenta? Come un condottiero che combatte i nemici per affermare che Dio combatte contro il male, quindi Dio viene presentato come una persona.

Le correnti interpretative: Diverse sono le scuole interpretative facendo attenzione (cosa è avvenuto nel passato!) a non rigettare la storicità della Parola ed il suo significato più profondo. Dio non se ne sta solo, ma entra nella vita delle sue creature, le condivide ed il culmine di questa vicinanza divina si raggiunge con Cristo, Dio incarnato, che soffre, si addolora e poi muore. San Girolamo primo traduttore della Scrittura già nel IV secolo diceva che l’interpretazione è un evento delicatissimo ma necessario; ognuno cerca di interpretare la Scrittura secondo il proprio livello ma il più delle volte essa viene straziata e insegnata prima di averla imparata. In realtà le pagine sacre sono fatte di parole concrete calate in un mondo che è anche il nostro e che è fatto di splendori e miserie. L’interpretazione per essere tale deve avere metodi, guide e tecniche ben precise che si sono evolute nei secoli. Il principio di base per ogni metodo è che si faccia “esegesi” da ex “da” ed egeomai “condurre fuori”: bisogna cioè trarre fuori dal testo. In realtà succede che  la degenerazione del metodo buono porti “all’eisegesi” da  eis “condurre dentro” cioè mettere dentro il testo le mie idee, opinioni, sensazioni ed emozioni, cioè anziché cogliere il senso io metto ciò che vorrei far dire io alla Parola.

Vari sono i metodi interpretativi:

1)      Metodo storico-letterario

2)      Metodo retorico

3)      Metodo narrativo

4)      Metodo  semiotico

5)      Metodo canonico e tradizionale

6)      Metodo sociologico e psicologico

7)      Metodo liberazionista e femminista

 

1) Metodo storico-letterario: si cerca di individuare la trama storica di un testo, la sua formazione,

    l’autore, il redattore, le fonti, la lingua ma anche i generi letterari che esprimevano gli eventi in

    un certo modo. Si fa quindi una analisi storico-critica, ci si comporta come un archeologo che

    toglie i vari strati per vedere cosa c’è scritto sotto senza però perdere ciò che si è accumulato nel

    corso dei secoli.

2) Metodo retorico: parte dal presupposto che la Bibbia non è solo racconto asettico di eventi

    accaduti  ma abbia finalità cioè le cose narrate in essa non servono solo per  informare il lettore

    di cosa Dio avesse detto e a chi ma perché il lettore ascoltando la Parola la mettesse in  pratica.

3) Metodo narrativo:  per trasmettere la verità nella Bibbia non si usa un concetto o un          ragionamento filosofico ma un racconto. Quando Gesù vuole spiegare il regno di Dio dice: “è simile a … un seminatore che uscì a seminare”  cioè usa parabole.

4) Metodo semiotico:  parte dall’idea che la pagina del testo così com’è scritta segue una struttura obbligata così come quando scriviamo una lettera usiamo forme e parole ben precise. Si scoprono i meccanismi  sottesi al testo e così trovando tutte le pedine si riesce a capire il meccanismo del gioco e quindi il suo messaggio.  

5) Metodo canonico e tradizionale: la Bibbia è formata da 73 libri, alcuni più lunghi altri di poche pagine ma tutti sono entrati all’interno di un disegno che va dalla Genesi all’Apocalisse, insomma tante opere per un’unica Opera. La lettura canonica parte da lontano, approda a Gesù Cristo e termina con l’Apocalisse.

6) Metodo sociologico e psicologico: nel primo viene analizzata la Bibbia tenendo conto dei meccanismi di evoluzione della società, ad esempio il tedesco Gard Theissen  ha analizzato la società palestinese del I secolo, l’ambiente, le classi sociali per capire alcuni aspetti del messaggio di Gesù, il suo comportamento, l’originalità e la continuità di Gesù con il suo ambiente. I Vangeli sono stati sottoposti anche all’analisi psiconalitica ottenendo risultati molto interessanti.

7) Metodo liberazionista e femminista:  il primo è il metodo della teologia della liberazione nato nel sud dell’America. E’ un metodo legato al contesto sociale, politico, “liberazionista” con forte attenzioni alle questioni socio-esistenziali. Il secondo metodo tiene conto che la Bibbia è stata scritta in un contesto maschilista. Questo metodo cerca di cogliere il senso della Parola adottando un linguaggio meno esclusivo della visione maschile.

 

III Conferenza: L’interpretazione biblica nella vita della Chiesa.

Per una lettura teologica: è necessaria una particolare lettura per scoprire, nell’interno delle Scritture, quei significati e quei sensi che sono ulteriori rispetto a quelli rilevati con la sola strumentazione scientifica. Da tenere presente: a) Il senso letterale. b) Il senso spirituale. c) Il sensus plenior

 

a)      Il senso letterale:bisogna cogliere il senso letterale ma non letteralistico.  Ciò si può spiegare con un esempio: prendiamo Lc 12,35, Gesù dice “Abbiate le cinture ai fianchi”; se io leggo letteralisticamente immagino che Cristo vuole che i suoi seguaci portino la cintura come segno di riconoscimento. Ma il senso letterale è diverso: il semita portava una tunica lunga ma quando si metteva in viaggio si cingeva i fianchi per accorciare la veste che gli impediva i movimenti. “Abbiate la cintura” simboleggia l’atteggiamento del credente che deve essere pronto nella marcia verso il Regno, quindi disponibilità e prontezza.

b)      Il senso spirituale: questa lettura è la scoperta di un significato ulteriore, all’interno di quello letterale. Nell’esempio della cintura ai fianchi il significato spirituale è evidente in altri invece bisogna cercarlo. Nei testi monarchici dell’Antico Testamento si parla ad esempio di “intronizzazione”, incoronazione del sovrano indirizzate al re davidico: ora se il re era il “consacrato”, il messia, la sua figura evoca un’altra figura quella del Consacrato per eccellenza che noi chiamiamo il Messia.

Sensus plenior: ma chi conduce il grande movimento della rivelazione? Dio stesso. Ora mentre nell’Antico Testamento quando Isaia canta l’Emmanuele fa riferimento ad un  re giusto, nel Nuovo Testamento l’Emmanuele non è più la figura di un sovrano concreto ma quella di un Messia trsascendente e glorioso (Mt 1,23). Questo senso più sotterraneo e mosso da Dio è stato definito “Sensus plenior”, senso più pieno, un senso che ancora non è contenuto ma è inteso da Dio stesso anche se ancora non esplicitato. Quasi tute le profezie dell’Antico Testamento che sono assunte dal Nuovo Testamento sono illuminate dalla figura di Cristo e tutte le profezie  dell’Antico Testamento acquistano significato ulteriore che il profeta non riusciva ad intuire con precisione. Ad esempio: Mt 1’23 “La Vergine concepirà e darà alla luce un figlio”: Matteo fa capire la divina maternità di Maria perché Colui che nasce da lei non è frutto di carne e sangue ma è dono dello Spirito Santo che entra nella donna, la quale poi genera e darà alla luce il figlio. Isaia nel capitolo 7,14 nel suo tenore originario non parla di vergine (in ebraico si dice betulah) ma di “almah” “giovane donna”. Il profeta qui fa riferimento alla giovane moglie del re che si spera dia alla luce un sovrano giusto che sarà chiamato Ezechia. Allora cos’ha fatto Matteo? Ha illuminato il passo del profeta con la figura di Cristo, passando da una speranza storica ad una più piena: la salvezza offerta da Cristo.

Concludendo bisogna considerare i 3 aspetti:

a)      Senso letterale: che è pure inteso da Dio

b)      Senso spirituale: significato più ricco intuito dal profeta o dal sapiente

c)      Sensus plenior: senso illuminato quando tutta la rivelazione si è compiuta.

 

    

2.  L’interpretazione biblica nella vita della Chiesa

La Chiesa, la comunità dei credenti, deve scoprire nella Scrittura questi sensi ulteriori che non si svelano solo con l’analisi scientifica. Per raggiungere tali sensi sono necessari: a) Spirito di verità b) La funzione dello Spirito c) Il dove e il come dello Spirito

a)      Spirito di verità: importante e necessario dello Spirito Santo “lo Spirito di verità” come dice Giovanni, intesa come rivelazione divina. Cristo dice “Io sono la verità” (Gv 14,6) cioè io sono venuto a portare la Parola piena di Dio, del Padre. Sempre in Giovanni 16,13 Gesù afferma “Quando verrà lo Spirito di verità, vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future”: compito dello Spirito è farci intuire tutta la rivelazione, mostrare il destino finale della storia dell’uomo e la sua salvezza. Compito  grande dello Spirito è illustrare la parole di Cristo che non devono essere conservate come gemme preziose in uno scrigno ma devono essere intese come realtà vive e sempre presenti nella nostra esistenza.

b)      Funzione dello Spirito: essa si manifesta all’interno della comunità dei credenti. Essa si manifesta a) nei pastori: attraverso il magistero b) nei teologi c) nelle comunità cristiane delle Chiese locali d) nel singolo credente. Ma lo scopo è unico: Farci “ricordare”, far sì che le parole diventino sempre vive e ci guidino verso la pienezza della Verità stessa.

Il dove e il come dello Spirito: per ricercare il dove ed il come della presenza dello Spirito è importante ascoltare, leggere e meditare la Parola di Dio attraverso: a) liturgia : attraverso di essa cogliamo la profondità della Parola b) lectio divina: quando si fa la lettura dello Spirito attraverso la riflessione comunitaria e personale c) catechesi: altro modo per illustrare la Parola di Dio d) omelia: nella celebrazione eucaristica.

 

3 La Strada di Neemia 8

Un limpido esempio di attualizzazione della parola di Dio ci viene dal profeta Neemia: Esdra il sacerdote, porta davanti a uomini, donne e a coloro che erano in grado di comprendere cioè i ragazzi le tavole della legge di Mosè. Si recita il libro della legge e nel capitolo 8 ci sono sette verbi o immagini che rappresentano il percorso della lettura teologica e spirituale della Bibbia nella comunità dei credenti.

1)      Leggevano a brani distinti: si comincia con il senso letterale.

2)      Davano delle spiegazioni del senso: lettura scientifica, letterale cioè si decifrano il significato delle parole nel loro contesto.

3)      E così facevano comprendere la lettura:dopo il significato letterale si va oltre, la parola deve essere il messaggio di Dio che c’inquieta e ci trasforma.

4)      Tutto il popolo porgeva l’orecchio ad ascoltare: nel linguaggio biblico ascoltare non è solo sentire ma anche obbedire.

5)      Neemia, Esdra… ammaestravano il popolo… non piangete: gli occhi velati di lacrime sono il segno tangibile della conversione perché la Bibbia ascoltata tormenta la coscienza e la fa cambiare.

6)      Tutto il popolo andò a mandare porzioni ai poveri:  la carità, l’amore, la comunione con gli altri e l’attenzione verso i poveri. La parola di Dio ascoltata diventa per il credente principio di carità e donazione verso gli altri.

La grande liturgia delle Capanne: si fa festa e la Parola di Dio è l’anima della liturgia, essa sostiene, alimenta e dà valore alla celebrazione liturgica.

Riscoprire la Parola : E’ fondamentale riscoprire la Parola di Dio, la Dei Verbum, come centro nella comunità cristiana. Il Concilio Vaticano II afferma “La  Parola di Dio è saldezza della fede: dice che cosa si deve credere, cibo dell’anima: dice a chi si deve credere perché la fede non è solo un insieme di verità da sapere ( fides quae) ma anche adesione della fiducia alla persona di Dio, al suo rivelarsi, alla sua Parola (fides quae).

     Insomma la lettura della Bibbia non è stata fatta solo perché fossimo informati sui suoi contenuti

     colori letterari, simboli e storia di un popolo ma perché attraverso queste parole e simboli si

     scoprisse il filo continuo della Rivelazione di Dio.

 

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