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Punto
Gianfranco Ravasi
INTERPRETARE LA BIBBIA
Gianfranco Ravasi con il suo libro “Interpretare la Bibbia” propone un
percorso, un itinerario per chiunque voglia avvicinarsi alla Parola di Dio.
Interessante è la metafora che usa: per imparare a nuotare, occorre entrare nel
mare ed imparare a galleggiare. Così, chi ha il primo approccio al testo sacro
deve passare per la strada esegetica, tecnico-scientifica ed approdare alla
fede.
Per interpretare la Bibbia l’uomo quindi deve passare attraverso tre
livelli:
1)
quello umano: delle scienze storiche e letterarie
2)
quello divino: della teologia e senso della fede
3) quello umano e divino: del lettore che legge
in questa comunità credente.
Il testo è diviso in tre conferenze:
Nella prima conferenza: viene spiegato il
rapporto tra Bibbia e Tradizione, tra divino e umano, tra logos e sarx:
importante è il passaggio del logos “Dio”, trascendenza e sarx “carne”, Dio che
si fa carne per entrare nella storia dell’uomo e trasformarLo. Un altro aspetto
affrontato è la violenza presente nelle Scritture, quasi ci trovassimo di
fronte ad un Dio violento e vendicatore.
Nella seconda conferenza: viene ripreso il tema
della violenza di Dio ma alla luce di una corretta interpretazione, inoltre
vengono spiegati i vari metodi usati per avvicinarci alla lettura del testo
sacro.
Nella terza conferenza:viene affrontata
l’interpretazione della Bibbia al di là delle scienze storiche-letterarie
attraverso una lettura teologica.
Si passa dal
senso letterale allo spirituale per finire al sensus plenior cioè al senso più
pieno mosso da Dio che conduce al grande momento della rivelazione.
I conferenza: Conflitti e
armonie nell’interpretazione biblica.
-
Parola di Dio e
tradizione: Il Concilio Vaticano II è stato un evento eccezionale, esso ha
cambiato radicalmente il tipo di insegnamento che l’università gregoriana
offriva. Uno dei documenti più significativi e più belli è il Dei verbum, la
parola di Dio, o meglio “Constitutio dogmatica de divina revelatione”. Questo
documento ha avuto un cammino molto travagliato e solo nel 1965 è stato
approvato. Un’ espressione significativa del documento dice “Verbum Dei
scriptum vel traditum” cioè le Scritture sono parola di Dio, Dei verbum, ma
non esauriscono tutta la parola di Dio, cioè c’è un ‘unica parola di Dio,
all’interno della quale troviamo la parola di Dio scritta, profondamente
connessa con la parola di Dio trasmessa, proclamata nella storia della
comunità dei credenti. Importante è capire che la parola di Dio non è solo il
testo scritto e cristallizzato ma una realtà viva, un seme fecondo che genera
qualcosa che va oltre il seme stesso. San Gregorio Magno, nel commentare il
profeta Ezechiele dice “Scriptura cum legente crescit” cioè la Scrittura
cresce con chi legge. Il lettore legge la Bibbia ed illuminato e guidato
dallo Spirito diventa egli stesso tradizione.
-
La presenza nella parola
di Dio: Autore, Autori, Lettore, Lettori.
Nella lettura credente della
parola di Dio sono insite 2 presenze: l’autore con la A maiuscola cioè Dio e
quella degli autori umani ispirati. Da una parte dunque c’è Dio d’altra gli
autori che conservano la propria identità, sensibilità personale e rispecchiano
il momento storico in cui vivono. Un’altra presenza coinvolta nel testo è la
figura del lettore: cum legente crescit. Il lettore è colui che traduce il
testo, capisce le espressioni proprie del passato e le cala nell’oggi che vive.
Egli è colui che deve testimoniare, vivere la Parola e per far questo è
importante l’azione dello Spirito che agisce, che fa cogliere le bellezze e le
sfumature della S. Scrittura. Il lettore per eccellenza è la Chiesa. E’ la
lettura della Bibbia che tiene insieme le Sacre Scritture e Tradizione: la
Parola genera la tradizione e la tradizione interpreta la Parola.
-
L’incarnazione della Parola e della tradizione.
Il testo della Scrittura e la
tradizione hanno la struttura tipica dell’incarnazione cioè hanno due dimensioni
una umana, l’altra trascendente. Le troviamo magnificamente espresse nel prologo
del Vangelo di Giovanni I 1 e 14: in principio c’era il logos, cioè la Parola,
il Verbo; in principio vuol dire fuori dal tempo e dallo spazio, il logos quindi
non ha né luogo né tempo perché il logos è Dio. Ma il logos, dice Giovanni, si
fa sarx, cioè carne, entra nella storia dove c’è un prima ed un poi, un inizio
ed una fine. Ci troviamo di fronte alla storicità del Verbo, si fa storico e
diventa Gesù di Nazaret, uomo calato nel suo tempo. Così in Gesù troviamo le 2
dimensioni del logos e di sarx ed egli attraverso le sue parole ci fa conoscere
il mistero di Dio padre. La Scrittura riporta la Parola di Dio che è eterno ed
è espressa in
parole che riguardano la
lingua di un popolo e la sua cultura. L’Antico Testamento ad esempio è scritto
in ebraico, lingua del deserto, una lingua di nomadi, mentre il Nuovo Testamento
è scritto in greco parlato in cui traspaiono le forme semitiche di chi pur
conoscendo la lingua ha un’altra lingua madre d’origine. Inoltre gli autori
sacri neotestamentari trasmettevano un messaggio formulato da Gesù in un’altra
lingua. La stessa cosa accade per il lettore: egli è guidato dallo Spirito Santo
ma usa anche un suo filtro personale, le sue conoscenze e a volte riesce a
deformare anche la realtà stessa che viene esaminata. La Parola di Dio quindi è
fatta di logos e logoi ecco perché è importante e necessaria l’interpretazione,
essa ha come compito quello di superare il limite tra eterno e quotidiano per
cogliere il significato più autentico. E’ importante che il lettore parte dalla
conoscenza del testo, cresca attraverso lo studio e con la guida dello Spirito
consideri quelle parole, perché non avrebbe nulla senza di esse. La Scrittura è
fondamentale: senza questa sorgente non si riesce ad arrivare alla Parola di Dio
che in essa è contenuta. Ma dobbiamo fare i conti con 3 esempi di conflitti: a)
Tradizioni b) Scienza e fede c) Dio biblico
a)
Tradizioni : spesso si confonde la Tradizione con le tradizioni, a
volte si aggiungono elementi folcloristici, allegorici e apocrifi che non hanno
attinenza con le Scritture. Ci sono luoghi comuni a volte anche tra i credenti
che sono privi di fondamento e che rivelano una conoscenza della Bibbia molto
approssimativa. Se si dicesse a una persona di media cultura che Gesù non è nato
proprio il 25 dicembre, che non è nato proprio in una grotta e che i Magi non
erano 3 griderebbe allo scandalo perché è come se si toccassero verità
fondamentali della fede. In realtà molti elementi sono frutti di tradizioni che
non hanno fondamento storico e che non appartengono al dettato delle Scritture.
Non è aggiungendo elementi folcloristici, allegorici e popolari che si scopre il
messaggio della Parola di Dio.
b)
Scienza e fede : altro problema è quello che c’è tra scienza e
Parola di Dio. Nel Dei verbum non compare più la parola “inerranza” della
Bibbia cioè la convinzione che la Scrittura non sbaglia mai. In realtà dal punto
di vista scientifico la Bibbia sbaglia ripetutamente. Gli autori sacri ad
esempio credevano nella visione geocentrica cioè la terra al centro di tutto, il
mondo è visto come una grande piattaforma, retta da colonne che lo sospendono
sull’abisso, una specie di oceano, simbolo del nulla. Tutte queste immagini sono
espresse con vocaboli ebraici adattati ed allargati nelle traduzioni successive.
Il Concilio Vaticano II abbandona il termine “inerranza” mentre vuole farci
riflettere su quali verità la Bibbia vuole insegnarci. Bisogna interrogarci sul
perché ed il chi cioè perché c’è il mondo, l’uomo ed il senso
della vita e non sul quando e sul come. Tanti sono i conflitti tra scienza e
fede perché nati dall’equivoco che le parole e la Parola fossero talmente
identiche da essere l’una e l’altra, elemento di verità e quindi negare la
verità scientifica della Bibbia equivalesse a negare la verità teologica. E’
necessario perciò dividere i due approcci al testo sacro: quello dello
scienziato e quello del credente anche se non è facile mantenere i confini
perché l’uomo considerato dal teologo è lo stesso uomo considerato dallo
scienziato. Il teologo che studia il mistero dell’uomo ha bisogno di elementi
presi dalla scienza, così lo scienziato non può negare la dimensione spirituale
tipica dell’uomo.
c)
Dio biblico: violento e vendicativo? Una delle obiezioni più
ricorrente che viene fatta è “perché tanta violenza nell’Antico Testamento?”
YHWH è un Dio violento e il tema dell’ira di Dio si ritrova quasi in tutto
l’Antico Testamento. Prendiamo il salmo 149 scritto dai giuristi d’Israele che
combattevano per la libertà del popolo ebraico sotto il potere siro-ellenistico
“Le lodi di Dio sulla loro bocca, le spade a doppio taglio nelle loro mano….”:
nella loro gola c’è la lode di Dio, nella loro mano invece la spada per far
vendetta, vincere ed incatenare i re. Tanti sono gli esempi che si trovano
nell’Antico Testamento di giuristi presentati come sacerdoti della guerra santa,
dediti ad una santa violenza tent’è che proprio da questa violenza sono
scaturite nel tempo varie eresie tra cui quella di Marcione che parla di un Dio
negativo e violento nell’Antico Testamento contro un Dio d’amore nel Nuovo
Testamento. Un altro problema sono i salmi imprecatori: la preghiera non è più
solo descrizione di battaglia ma diventa prima invocazione di aiuto di Dio
contro il nemico e poi si trasforma in vera e propria maledizione. Nel salmo 58
si legge “ Dio, spezza loro i denti in bocca; si dissolvano come acqua…..li
strappino via rovi spinosi, o belve, o incendio. Gioisce il giusto nel vedere la
vendetta, lavi i suoi piedi nel sangue degli empi” : tutto ciò che è in
contrasto con la dottrina cristiana e con la civiltà perché tutte le guerre
sono solo opera di barbarie operata dall’uomo e allora come sciogliere questo
contrasto tra Dio guerriero e vendicativo col Dio d’amore? Solamente ritornando
al punto di partenza cioè il logos che diventa sarx. Questa sarx fatta di
carne, tempo, mentalità è per il lettore di oggi anche se credente veramente
pesante. Bisogna però comprenderla per capire la sostanza del messaggio genuino
che la Bibbia vuole comunicare per cui c’è bisogno di nuovi metodi di
interpretazione biblica.
II Conferenza: I nuovi metodi
dell’interpretazione biblica.
1)
Corretta interpretazione: La Bibbia è nella storia, essa non è
solitaria presenza di Dio che parla da solo ma c’è un continuo dialogo tra Dio
che parla, si incontra e si scontra con l’uomo. La Bibbia non è quindi solo Dio
ma è la storia di una incarnazione, storia progressiva della Parola di Dio che
si intreccia con la parola dell’uomo. Nell’interno delle vicende confuse della
storia dell’uomo, Dio scende con la sua Parola come una luce, un seme e la sua
Parola s’intreccia e si incrocia con le nostre parole, il nostro tempo, a tal
punto che per l’uomo Dio diventa lui stesso uomo, vive, soffre e muore… prova
cioè tutto il peso del limite della creatura umana.
2)
Il senso della violenza:
a) Dio è sempre presente anche nei lati oscuri della umanità,:
la storia è fatta di uomini che generano sangue, sofferenze,
sopraffazioni, prepotenze. Dio entra nella vita dell’uomo, nella sua storia,
vuole cancellare l’uomo peccatore e condurlo ad un orizzonte più alto. La
presenza di Dio nella vita dell’uomo la si comprende nei salmi: quando l’uomo
prega, Dio opera in lui. Dio è presente nei momenti di difficoltà, di crisi
dell’uomo quindi anche nei momenti di dolore e di tenebre ed è presente anche
nell’uomo sofferente come Giobbe che sperimenta dentro di sé il silenzio di
Dio.
b)
L’accompagnamento pedagogico: Dio entra nella storia dell’uomo ed
opera in essa, non lascia mai solo l’uomo e la sua miseria perché vuole portarlo
oltre. Sant’Agostino parla della Bibbia come del libro della pedagogia di Dio,
dell’educazione di Dio: Dio è entrato nella quotidianità, Gesù è il livello
estremo di questo ingresso perché è venuto a salvarci. Dio entra anche nella
vita di chi non lo cerca e risponde anche a chi non lo invoca (Rm 10, 20) perché
vuole la salvezza dell’uomo ma il Signore non prescinde dalla libertà umana ed è
pronto anche ad accettare il suo rifiuto.
c)
La libertà dell’uomo. Le pagine bibliche di violenza sono anche
le pagine della nostra storia, delle nostre violenze e prevaricazioni. Dio
entra in questa situazione, sta vicino all’uomo, lo lascia più libero, non lo
obbliga, soffre con lui ma cerca di portarlo verso un altro orizzonte. Ecco
quindi la storicità e progressività che diventano i principi interpretativi
fondamentali della Bibbia
3)
Il linguaggio: La Bibbia è inserita in coordinate storiche ben
precise ed in una situazione socio-culturale circoscritta, bisogna entrare
quindi nella mentalità dell’uomo che vive in un determinato tempo per capire
cosa vuol dire l’espressione esteriore e non confonderla con la Parola di Dio.
Ad esempio nella Bibbia nel descrivere la violenza contro il nemico nelle guerre
sante, si cerca soprattutto di tutelare la purezza delle fede della propria
identità religiosa. Era prassi comune, quando si vinceva, di conquistare oltre i
nemici anche i loro dei per porli al loro servizio. Israele non poteva fare ciò
perché avrebbe significato andare contro il primo comandamento del Decalogo “Non
avrai altro Dio”. Un’altra considerazione riguarda il linguaggio: le lingue
orientali per la loro struttura amano l’eccesso, usano parole dure, immagini
ridondanti e barocche. Grazie alla pscolinguistica oggi si può comprendere la
psicologia che è alla base di ogni lingua. Le lingue orientali amano il
concreto, il simbolo visibile e così la realtà concreta diventa immagine di
qualcos’altro: Dio ha orecchie e ascolta, ha la mano che ci difende, si arriva a
dire che Dio ha il naso. Il semita non parlerà di male che è una cosa
astratta ma di nemico che è molto più concreto. Inoltre per rappresentare
la figura di Dio che difende e giustifica il suo popolo, il semita non lo
rappresenta come un fato, un’energia negativa e pericolosa ma come una persona
che parla, agisce e come lo rappresenta? Come un condottiero che combatte i
nemici per affermare che Dio combatte contro il male, quindi Dio viene
presentato come una persona.
Le correnti interpretative:
Diverse sono le scuole interpretative facendo attenzione (cosa è avvenuto nel
passato!) a non rigettare la storicità della Parola ed il suo significato più
profondo. Dio non se ne sta solo, ma entra nella vita delle sue creature, le
condivide ed il culmine di questa vicinanza divina si raggiunge con Cristo, Dio
incarnato, che soffre, si addolora e poi muore. San Girolamo primo traduttore
della Scrittura già nel IV secolo diceva che l’interpretazione è un evento
delicatissimo ma necessario; ognuno cerca di interpretare la Scrittura secondo
il proprio livello ma il più delle volte essa viene straziata e insegnata prima
di averla imparata. In realtà le pagine sacre sono fatte di parole concrete
calate in un mondo che è anche il nostro e che è fatto di splendori e miserie.
L’interpretazione per essere tale deve avere metodi, guide e tecniche ben
precise che si sono evolute nei secoli. Il principio di base per ogni metodo è
che si faccia “esegesi” da ex “da” ed egeomai “condurre fuori”: bisogna cioè
trarre fuori dal testo. In realtà succede che la degenerazione del metodo buono
porti “all’eisegesi” da eis “condurre dentro” cioè mettere dentro il testo le
mie idee, opinioni, sensazioni ed emozioni, cioè anziché cogliere il senso io
metto ciò che vorrei far dire io alla Parola.
Vari sono i metodi
interpretativi:
1)
Metodo storico-letterario
2)
Metodo retorico
3)
Metodo narrativo
4)
Metodo semiotico
5)
Metodo canonico e tradizionale
6)
Metodo sociologico e psicologico
7)
Metodo liberazionista e femminista

1) Metodo storico-letterario: si cerca di
individuare la trama storica di un testo, la sua formazione,
l’autore, il redattore, le fonti, la lingua ma anche i generi letterari
che esprimevano gli eventi in
un certo modo. Si fa quindi una analisi storico-critica, ci si comporta
come un archeologo che
toglie i vari strati per vedere cosa c’è scritto sotto senza però
perdere ciò che si è accumulato nel
corso dei secoli.
2) Metodo retorico: parte dal presupposto che la Bibbia non è solo
racconto asettico di eventi
accaduti ma abbia finalità cioè le cose
narrate in essa non servono solo per informare il lettore
di cosa Dio avesse detto e a chi ma perché il
lettore ascoltando la Parola la mettesse in pratica.
3) Metodo narrativo: per trasmettere la
verità nella Bibbia non si usa un concetto o un ragionamento filosofico
ma un racconto. Quando Gesù vuole spiegare il regno di Dio dice: “è simile a …
un seminatore che uscì a seminare” cioè usa parabole.
4) Metodo semiotico: parte dall’idea che
la pagina del testo così com’è scritta segue una struttura obbligata così come
quando scriviamo una lettera usiamo forme e parole ben precise. Si scoprono i
meccanismi sottesi al testo e così trovando tutte le pedine si riesce a capire
il meccanismo del gioco e quindi il suo messaggio.
5) Metodo canonico e tradizionale: la
Bibbia è formata da 73 libri, alcuni più lunghi altri di poche pagine ma tutti
sono entrati all’interno di un disegno che va dalla Genesi all’Apocalisse,
insomma tante opere per un’unica Opera. La lettura canonica parte da lontano,
approda a Gesù Cristo e termina con l’Apocalisse.
6) Metodo sociologico e psicologico: nel
primo viene analizzata la Bibbia tenendo conto dei meccanismi di evoluzione
della società, ad esempio il tedesco Gard Theissen ha analizzato la società
palestinese del I secolo, l’ambiente, le classi sociali per capire alcuni
aspetti del messaggio di Gesù, il suo comportamento, l’originalità e la
continuità di Gesù con il suo ambiente. I Vangeli sono stati sottoposti anche
all’analisi psiconalitica ottenendo risultati molto interessanti.
7) Metodo liberazionista e femminista: il
primo è il metodo della teologia della liberazione nato nel sud dell’America. E’
un metodo legato al contesto sociale, politico, “liberazionista” con forte
attenzioni alle questioni socio-esistenziali. Il secondo metodo tiene conto che
la Bibbia è stata scritta in un contesto maschilista. Questo metodo cerca di
cogliere il senso della Parola adottando un linguaggio meno esclusivo della
visione maschile.
III Conferenza: L’interpretazione biblica nella
vita della Chiesa.
Per una lettura teologica:
è necessaria una particolare lettura per scoprire, nell’interno delle Scritture,
quei significati e quei sensi che sono ulteriori rispetto a quelli rilevati con
la sola strumentazione scientifica. Da tenere presente: a) Il senso letterale.
b) Il senso spirituale. c) Il sensus plenior
a)
Il senso letterale:bisogna cogliere il senso letterale ma non
letteralistico. Ciò si può spiegare con un esempio: prendiamo Lc 12,35, Gesù
dice “Abbiate le cinture ai fianchi”; se io leggo letteralisticamente immagino
che Cristo vuole che i suoi seguaci portino la cintura come segno di
riconoscimento. Ma il senso letterale è diverso: il semita portava una tunica
lunga ma quando si metteva in viaggio si cingeva i fianchi per accorciare la
veste che gli impediva i movimenti. “Abbiate la cintura” simboleggia
l’atteggiamento del credente che deve essere pronto nella marcia verso il Regno,
quindi disponibilità e prontezza.
b)
Il senso spirituale: questa lettura è la scoperta di un
significato ulteriore, all’interno di quello letterale. Nell’esempio della
cintura ai fianchi il significato spirituale è evidente in altri invece bisogna
cercarlo. Nei testi monarchici dell’Antico Testamento si parla ad esempio di
“intronizzazione”, incoronazione del sovrano indirizzate al re davidico: ora se
il re era il “consacrato”, il messia, la sua figura evoca un’altra figura quella
del Consacrato per eccellenza che noi chiamiamo il Messia.
Sensus plenior: ma chi
conduce il grande movimento della rivelazione? Dio stesso. Ora mentre
nell’Antico Testamento quando Isaia canta l’Emmanuele fa riferimento ad un re
giusto, nel Nuovo Testamento l’Emmanuele non è più la figura di un sovrano
concreto ma quella di un Messia trsascendente e glorioso (Mt 1,23). Questo senso
più sotterraneo e mosso da Dio è stato definito “Sensus plenior”, senso più
pieno, un senso che ancora non è contenuto ma è inteso da Dio stesso anche se
ancora non esplicitato. Quasi tute le profezie dell’Antico Testamento che sono
assunte dal Nuovo Testamento sono illuminate dalla figura di Cristo e tutte le
profezie dell’Antico Testamento acquistano significato ulteriore che il profeta
non riusciva ad intuire con precisione. Ad esempio: Mt 1’23 “La Vergine
concepirà e darà alla luce un figlio”: Matteo fa capire la divina maternità di
Maria perché Colui che nasce da lei non è frutto di carne e sangue ma è dono
dello Spirito Santo che entra nella donna, la quale poi genera e darà alla luce
il figlio. Isaia nel capitolo 7,14 nel suo tenore originario non parla di
vergine (in ebraico si dice betulah) ma di “almah” “giovane donna”. Il profeta
qui fa riferimento alla giovane moglie del re che si spera dia alla luce un
sovrano giusto che sarà chiamato Ezechia. Allora cos’ha fatto Matteo? Ha
illuminato il passo del profeta con la figura di Cristo, passando da una
speranza storica ad una più piena: la salvezza offerta da Cristo.
Concludendo bisogna
considerare i 3 aspetti:
a)
Senso letterale: che è pure inteso da Dio
b)
Senso spirituale: significato più ricco intuito dal profeta o dal
sapiente
c)
Sensus plenior: senso illuminato quando tutta la rivelazione si è
compiuta.
2. L’interpretazione biblica nella vita della
Chiesa
La Chiesa, la comunità dei credenti, deve
scoprire nella Scrittura questi sensi ulteriori che non si svelano solo con
l’analisi scientifica. Per raggiungere tali sensi sono necessari: a) Spirito di
verità b) La funzione dello Spirito c) Il dove e il come dello Spirito
a)
Spirito di verità: importante e necessario dello Spirito Santo “lo
Spirito di verità” come dice Giovanni, intesa come rivelazione divina. Cristo
dice “Io sono la verità” (Gv 14,6) cioè io sono venuto a portare la Parola piena
di Dio, del Padre. Sempre in Giovanni 16,13 Gesù afferma “Quando verrà lo
Spirito di verità, vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé
ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future”: compito dello
Spirito è farci intuire tutta la rivelazione, mostrare il destino finale della
storia dell’uomo e la sua salvezza. Compito grande dello Spirito è illustrare
la parole di Cristo che non devono essere conservate come gemme preziose in uno
scrigno ma devono essere intese come realtà vive e sempre presenti nella nostra
esistenza.
b)
Funzione dello Spirito: essa si manifesta all’interno della
comunità dei credenti. Essa si manifesta a) nei pastori: attraverso il magistero
b) nei teologi c) nelle comunità cristiane delle Chiese locali d) nel singolo
credente. Ma lo scopo è unico: Farci “ricordare”, far sì che le parole diventino
sempre vive e ci guidino verso la pienezza della Verità stessa.
Il dove e il come dello Spirito: per
ricercare il dove ed il come della presenza dello Spirito è importante
ascoltare, leggere e meditare la Parola di Dio attraverso: a) liturgia :
attraverso di essa cogliamo la profondità della Parola b) lectio divina: quando
si fa la lettura dello Spirito attraverso la riflessione comunitaria e personale
c) catechesi: altro modo per illustrare la Parola di Dio d) omelia: nella
celebrazione eucaristica.
3 La Strada di Neemia 8
Un limpido esempio di attualizzazione della
parola di Dio ci viene dal profeta Neemia: Esdra il sacerdote, porta davanti a
uomini, donne e a coloro che erano in grado di comprendere cioè i ragazzi le
tavole della legge di Mosè. Si recita il libro della legge e nel capitolo 8 ci
sono sette verbi o immagini che rappresentano il percorso della lettura
teologica e spirituale della Bibbia nella comunità dei credenti.
1)
Leggevano a brani distinti: si comincia con il senso letterale.
2)
Davano delle spiegazioni del senso: lettura scientifica, letterale
cioè si decifrano il significato delle parole nel loro contesto.
3)
E così facevano comprendere la lettura:dopo il significato
letterale si va oltre, la parola deve essere il messaggio di Dio che c’inquieta
e ci trasforma.
4)
Tutto il popolo porgeva l’orecchio ad ascoltare: nel linguaggio
biblico ascoltare non è solo sentire ma anche obbedire.
5)
Neemia, Esdra… ammaestravano il popolo… non piangete: gli occhi
velati di lacrime sono il segno tangibile della conversione perché la Bibbia
ascoltata tormenta la coscienza e la fa cambiare.
6)
Tutto il popolo andò a mandare porzioni ai poveri: la carità,
l’amore, la comunione con gli altri e l’attenzione verso i poveri. La parola di
Dio ascoltata diventa per il credente principio di carità e donazione verso gli
altri.
La grande liturgia delle Capanne: si fa festa e
la Parola di Dio è l’anima della liturgia, essa sostiene, alimenta e dà valore
alla celebrazione liturgica.
Riscoprire la Parola : E’ fondamentale
riscoprire la Parola di Dio, la Dei Verbum, come centro nella comunità
cristiana. Il Concilio Vaticano II afferma “La Parola di Dio è saldezza della
fede: dice che cosa si deve credere, cibo dell’anima: dice a chi si deve credere
perché la fede non è solo un insieme di verità da sapere ( fides quae) ma anche
adesione della fiducia alla persona di Dio, al suo rivelarsi, alla sua Parola (fides
quae).
Insomma la lettura della Bibbia non è stata fatta solo perché fossimo
informati sui suoi contenuti
colori letterari, simboli e storia di un popolo ma perché attraverso
queste parole e simboli si
scoprisse il filo continuo della Rivelazione di Dio.

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