Un pensiero

Raggi

Briciole

Brandelli

Granelli

Miniera

Ritagli

Fractio... nati

Punti saldi

 

 

La strada percorsa in Quaresima

 

Martedì - 13 marzo 2007 -

Sàlvaci, Signore, tu che sei fedele

 La via

Siamo venuti, Signore, popolo del tuo vangelo, per partire con te sulla via della luce che tu hai tracciato, e lungo il cammino inviteremo i nostri compagni di umanità verso l'altra faccia della terra e dei cuori!

Forse saremo feriti, ma passeremo attraverso la compassione che, con muta e tenera presenza, asciuga le lacrime e la disperazione. Forse saremo crocifissi, ma passeremo attraverso il perdono e la pace che, malgrado il fanatismo e l'odio, costruiscono la riconciliazione su tutti i campi della violenza. Forse saremo trafitti, ma passeremo attraverso la condivisione che, in umana e calorosa fraternità, moltiplica la dignità e il pane, su tutte le  tavole della fame! Eccoci, Signore, pronti per il cammino! Sulla lunga via concedici la perseveranza e la gioia!

 

  • Mt 18,21-35

21 Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?». 22 E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette.23 A proposito, il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. 24 Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti. 25 Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito. 26 Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa. 27 Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito. 28 Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: Paga quel che devi! 29 Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito. 30 Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito.31 Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto. 32 Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato. 33 Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te? 34 E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto. 35 Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello».

Medita

Ancora una volta, Gesù insiste sulla pratica del perdono che deve caratterizzare i suoi discepoli. Il nostro perdono deve essere instancabile, ed è forse questo che ci costa di più. Molto spesso, riusciamo a mala pena a perdonare nostro fratello o nostra sorella, facendo peraltro capire che non deve però farlo un’altra volta. Ci risulta molto difficile perdonare sempre di nuovo, come se fosse la prima volta; ci risulta molto difficile avere abbastanza pazienza e abbastanza amore per guardare sempre con la stessa fiducia quella persona a cui bisogna perdonare due volte, dieci volte, mille volte una stessa cosa. Il nostro cuore è fatto così: noi poniamo sempre limiti al nostro amore! L’amore del Padre invece è infinito. Il Padre ci perdona sempre, e noi sappiamo che ha diecimila occasioni di farlo! Il suo desiderio ardente è che noi, dal momento che riceviamo continuamente la sua misericordia, possiamo diventare a nostra volta misericordiosi nei confronti dei nostri fratelli. Le offese che dobbiamo perdonare loro saranno sempre di poco conto di fronte a quelle che Dio ci perdona senza contarcele!

Prega

Signore, devo ammettere davanti a te che non mi è facile perdonare a chi mi fa del male, mi fa in qualche modo soffrire, perché il mio istinto mi porta a chiuder­mi in me stesso e a rispondere agli altri  per quel che si meritano. La tentazione di rifiutare chi si comporta ma­le verso di me è continua.  Eppure, se voglio essere tuo discepolo e figlio di un Dio che è Padre di tutti, devo imparare a perdonare come tu e il Padre perdonate a me; devo cercare i fratelli come tu e il Padre cercate me,  stare con loro e donare a loro, come tu e il Padre state con me, donate a me. Aiutami, Signore, a vivere la comunione fraterna ogni giorno e a saper perdonare. Amen.

 

Vivere la Parola

Riallacciamo i rapporti con una persona con la quale non parliamo da tempo o che abbiamo cessato di fre­quentare perché ci è sembrato che ci abbia offeso o messo in disparte, oppure con qualcuno che da tempo non frequenta più la comunità parrocchiale, forse per qualche litigio o incomprensione.

 


Lunedì - 12 marzo 2007 –

Attingeremo con gioia alle sorgenti della salvezza

 Inatteso

Tu sei il Dio inatteso e ti manifesti in tempi e luoghi imprevisti e non-conformi ai modi divini previsti dagli uomini! Tu ci sorprendi senza prevenire e senza annunciarti nella musica che sale fino al cielo, nel volto rugoso sul letto dell'abbandono, nella preghiera ripetuta, nel rotolare delle nubi, nel grido di rivolta, nelle cattedrali delle foreste, nella misericordia sorridente, nella tomba scavata, nelle parole d'amore, nel sole dell'alba, nella danza della festa, nell'assemblea dei fedeli, nel vento di primavera, nell'oro del grano da mietere sui volti quotidiani e nella rotondità dei frutti e ogni volta, o Signore, dal profondo del nostro cuore sale la nostra adorazione silenziosa: «Grazie, Dio nostro, per tutte le volte che ci visiti!».

 

  • Lc 4,24-30

24 Poi aggiunse: «Nessun profeta è bene accetto in patria. 25 Vi dico anche: c'erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; 26 ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova in Sarepta di Sidone. 27 C'erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo, ma nessuno di loro fu risanato se non Naaman, il Siro».28 All'udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; 29 si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio. 30 Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò.

Medita

Luca ci fa qui intravedere l’ostilità e l’odio che finiranno per far morire Gesù sulla croce. Gesù lo sa bene. Lo sa e dichiara che nessuno è profeta in patria. Eppure, Gesù va verso la passione con una suprema libertà: quando sarà giunta la sua ora, l’ora stabilita dal Padre, si consegnerà alle mani degli uomini, ma fino a quel momento tutta la sua preoccupazione sarà di salvare coloro che vorranno accoglierlo.

Questo episodio deve farci riflettere. Noi che abbiamo la grazia di essere battezzati, di appartenere forse ad una famiglia cristiana, ad una comunità cristiana, noi che viviamo in un paese ancora sensibile al Vangelo, abbiamo abbastanza umiltà e fede per accogliere Gesù? Non rischiamo di essere un po’ come i farisei, come quei giusti che ritengono di non avere bisogno di alcuna conversione? Molto spesso, è la nostra pretesa sufficienza che impedisce a Dio di concederci la sua grazia. Non ci rendiamo abbastanza conto che abbiamo bisogno di essere sempre purificati da Gesù. Non permettiamo abbastanza allo Spirito Santo di “convincerci quanto al peccato”, come spiega Giovanni Paolo II nella sua enciclica sullo Spirito Santo. Solo lo Spirito Santo, dandosi a noi, può darci una giusta coscienza del nostro peccato, non per opprimerci, ma, al contrario, per aiutarci a ricevere il perdono di Gesù, la guarigione e la salvezza!

Prega

Signore, fa’ che la mia carne ridiventi come quella di un bambino, purificami dalla lebbra del peccato che ha oscurato la bellezza originaria della tua creazione, riconciliami con te affinché io, forte della tua forza, interceda, per tutte le lebbre del mondo, perché siano liberati dalla contaminazione del corpo e dell’anima tanti uomini e donne che si sono perduti per aver ascoltato voci diverse dalla tua, per aver abitato ovili diversi da quelli per cui, tu, buon pastore, doni la vita. Pietà per noi, Re del mondo, sole dell’amore, che porti la guarigione nei tuoi raggi.

Vivere la Parola

Presterò molta attenzione questa settimana all'a­scolto della parola di Gesù, alle sue sollecitazioni, alle sue critiche sui miei comportamenti, alle sue pro­poste, soprattutto quelle che mi invitano a spalancare il mio cuore, la mia vita sulla realtà (persone, fatti, situazioni) che mi circonda.

 


11 marzo 2007  -

 III Domenica di Quaresima

Es 3,1-8a.13-15; Sal 102; 1 Cor 10,1-6,10-12; Lc 13,1-9

Il Signore ha pietà del suo popolo

 

In tempo

Non dite genti del mio popolo, che non siete responsabili né colpevoli! La vostra terra era bella quando l'avete ricevuta da lui ed ecco sta diventando una pattumiera! La vostra terra era preparata per l'equa spartizione e voi l'avete munita di punte seghettate e di frontiere. Quando lui ve l'ha affidata la vostra terra era destinata all'armonia e al dialogo e voi l'avete dilaniata con gli odi e con i cannoni. La vostra terra era distribuita per la solidarietà e la condivisione e voi l'avete divisa in pezzi di egoismo e di rifiuto. Che cosa avete fatto, genti del mio popolo? Ascolterete la Parola che cambia i cuori e converte le decisioni? Ascolterete in tempo la Parola che vi spinge a rinnovare la terra della vostra vita e del vostro amore?

 

  • Lc 13,1-9

1 In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. 2 Prendendo la parola, Gesù rispose: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? 3 No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. 4 O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? 5 No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».6 Disse anche questa parabola: «Un tale aveva un fico piantato nella vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. 7 Allora disse al vignaiolo: Ecco, son tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo. Perché deve sfruttare il terreno? 8 Ma quegli rispose: Padrone, lascialo ancora quest'anno finché io gli zappi attorno e vi metta il concime 9 e vedremo se porterà frutto per l'avvenire; se no, lo taglierai».

Medita

L’uomo non è stato creato per rovinarsi la vita. Non si può neanche immaginare che, fornito di ragione, egli lo desideri. E tuttavia tutto sembra svolgersi in modo che ciò avvenga, a tale punto che si arriva a dubitare dei propri desideri di pienezza e perfino a negare la loro possibilità. Un fatto nuovo è accaduto nella storia, che “molti profeti e re hanno voluto vedere e non hanno visto, e udire e non hanno udito”. Una Presenza inevitabile, provocatoria, di un’autorità fino ad allora sconosciuta, che ha il potere di risvegliare nel cuore dell’uomo i suoi desideri più veri; un Uomo che si riconosce facilmente come la Via, la Verità e la Vita per raggiungere la propria completezza. Il momento è quindi decisivo, grave. Quest’uomo chiama tutti quelli che sono con lui a definire la propria vita davanti a lui. Ma c’è un’ultima e misteriosa resistenza dell’uomo proprio davanti a colui di cui ha più bisogno.

Bisogna quindi ingaggiare una battaglia definitiva perché l’uomo ritrovi il gusto della libertà. E Cristo lotterà fino alla morte, per dare “una dolce speranza e per concedere dopo i peccati la possibilità di pentirsi” (cf. Sap 12,19). Ma non tentiamo di ingannarci. Ci troviamo nelle ultime ore decisive. Cristo può, in un ultimo momento di pazienza, prolungare il termine, come fa per il fico della parabola, ma non lo prolungherà in eterno!

Prega

Signore, sappiamo che tu sei poco incline alla collera, che sei ricco di clemenza e paziente con la nostra fragilità, che sai aspettare. Noi abbiamo bisogno di vivere, di approfittare di quel “cento per uno” che ci prometti già in questa vita. Non vogliamo più perdere tempo. Aiutaci dunque a vivere con attenzione, dissipa in noi le ombre del dubbio. Fa’ che la nostra libertà aderisca, senza calcoli e senza ritardi, a te che sei la vita.

 

Per la lettura spirituale

Quando si leggono con attenzione i Vangeli, viene alla luce una convinzione, che si afferma a poco a poco: Cristo è legato alla vita dell’uomo più di quanto non lo sia l’uomo stesso. Tutto quello che egli dice o fa è detto o fatto perché l’uomo dia i suoi frutti, perché conosca una gioia completa. È così che ci spieghiamo l’ammirazione che egli suscitava e i profondi cambiamenti che il suo incontro provocava. Era così duemila anni fa, ed è così ancora oggi. Chi non si è sentito più di una volta commosso da parole o da gesti semplici che lo hanno aiutato a contemplarsi in una luce nuova, che apriva l’orizzonte della sua stessa vita alla possibilità di un’umanità più giusta, più ricca di senso? In realtà, sono parole e gesti con i quali Cristo tocca ancora oggi il cuore dell’uomo. Quando l’uomo, indovinando il bene che gli viene proposto, si lega a lui, e segue la via che ha scoperto, facendo più attenzione - interrogando, chiedendo, fino a mettere in secondo piano ciò che allora gli interessava -, allora dà prova di una attitudine umana, morale. È possibile che fino a quel momento egli abbia vissuto trascurando e dimenticando i doveri che devono essere convenzionalmente rispettati. Ma quando egli incontra qualcosa di grande, non si lascia scappare l’occasione: ha riconosciuto la grande promessa che essa contiene e l’ha seguita. E anche se la fragilità lo accompagna sempre, l’orientamento della sua vita è nel senso giusto. La sua vita darà frutti. Al contrario, si può essere ben consolidati in uno stato dove tutto è talmente calcolato e previsto in anticipo che rimane poco spazio per la libera iniziativa di Dio. È ciò che è accaduto alla maggior parte del popolo di Israele. Ed è ciò che accade, molto spesso, all’uomo che compie i suoi doveri ma che è immorale nel momento decisivo, non riconoscendo o non volendo seguire il fatto nuovo che Dio pone nella sua vita. E si condanna da solo a non portare frutti. Ma Dio non rinuncia mai alla felicità dell’uomo. Non cesserà di dargli la sua occasione, fino a quando ce ne sarà il tempo. CALAVIA BALDUZ

 

Vivere la Parola

Rifletterò sulla situazione della mia fede in Gesù, per far emergere le difficoltà, le chiusure nei suoi confronti. Chiederò con insistenza al Signore il dono del suo Spirito, perché illumini la mia riflessione e guidi la mia libertà nelle decisioni.

 


Sabato - 10 marzo 2007 -

Il Signore è buono e grande nell'amore

 

Meraviglia!

Per amare, unicamente per amare, sei entrato nella paglia umana, ti sei scorticato nella polvere umana, hai mangiato alla tavola degli uomini! Tu hai poggiato la tua mano sulle carni putride, hai strappato i peccatori alle pietre della lapidazione, hai pianto di tristezza davanti alla tomba dell'amico e hai lavato gli spiriti e i cuori dai loro demoni incrostati.

Per salvare, unicamente per salvare, hai spezzato la tua vita in pane per ogni giorno e l'hai versata in vino di giubilo per il futuro. Tu sei stato frantumato sotto i chiodi dell'odio, hai attraverso la tomba dove, per sparire per sempre, sono deposti gli spiriti e la carne. E, oggi, tu non perdonerai i nostri peccati? E tu non sarai, oggi, il nostro sole di speranza? E tu non ci porterai, oggi, attraverso la paura e la morte, fino alla tua dimora di gioia?

 

  • Lc 15,1-3.11-32

1 Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. 2 I farisei e gli scribi mormoravano: «Costui riceve i peccatori e mangia con loro». 3 Allora egli disse loro questa parabola:
11 «Un uomo aveva due figli. 12 Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. 13 Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. 14 Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. 15 Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. 16 Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. 17 Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! 18 Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; 19 non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. 20 Partì e si incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. 21 Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. 22 Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai piedi. 23 Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, 24 perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa.25 Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; 26 chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. 27 Il servo gli rispose: E' tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. 28 Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. 29 Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. 30 Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. 31 Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; 32 ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».

Medita

Oggi Gesù dice questa parabola per ciascuno di noi: noi tutti siamo quel figlio che il peccato ha allontanato dal Padre, e che deve ritrovare, ogni giorno più direttamente, il cammino della sua casa, il cammino del suo cuore. La conversione è esattamente questo: questo viaggio, questo percorso che consiste nell’abbandonare il nostro peccato e la miseria nella quale esso ci ha gettati per andare verso il Padre. Ciò che ci sconvolge in questa parabola, e la realtà la sorpassa di molto, è il vedere che il nostro Padre ci attende da sempre. Siamo noi ad averlo lasciato, ma lui, lui non ci lascia mai. Egli è “commosso” non appena ci vede tornare a lui. Talvolta saremmo tentati di dubitare del suo perdono, pensando che la nostra colpa sia troppo grande. Ma il padre continua sempre ad amarci. Egli è infinitamente fedele. Non sono i nostri peccati ad impedirgli di darci il suo amore, ma il nostro orgoglio. Non appena ci riconosciamo peccatori, subito egli si dona di nuovo a noi, con un amore ancora più grande, un amore che può riparare a tutto, un amore in grado in ogni momento di trarre dal male un bene più grande. Il suo perdono non è una semplice amnistia, è un’effusione di misericordia, nella quale la tenerezza è più forte del peccato. Gesù vuole che noi abbiamo la stessa fiducia anche nei confronti degli altri. Nel cuore di ogni uomo vi è sempre una possibilità di ritorno al Padre, e noi dobbiamo sperarlo senza sosta. Quando vediamo fratelli e sorelle convertiti di recente che ricevono grazie di

intimità con Dio, spesso davvero straordinarie, esultiamo senza ripensamenti, e partecipiamo alla gioia del Padre.

Prega

 “Mi leverò e andrò da mio Padre”. Liberaci dall’orgoglio della vita che ci impedisce di rialzarci dal fango nel quale il peccato ci ha trascinati. Salvaci dall’accecamento suicida che non riconosce la misericordia nella ostinazione e nell’indurimento del cuore. O Cristo, tu hai aperto le porte del Paradiso; là non vi è più l’angelo che ne vietava l’ingresso e per mezzo della tua voce il Padre chiama di nuovo Adamo, che aveva cacciato. Ero piegato, abbattuto dalle mie turpi colpe, ero prostrato e rifiutavo la consolazione, ma ti ho sentito e mi alzerò e andrò da mio Padre.

 

Vivere la Parola

Facciamo una riflessione personale e anche comunitaria domandandoci: siamo le persone e le comunità del  “perché” o siamo le comunità del “come”? Dedichiamo più tempo a discutere sul perché accadono certe cose o a come possiamo fare la nostra parte?

 


Venerdì - 9 marzo 2007 -

S. Francesca Romana  

Ricordiamo, Signore, le tue meraviglie

 Memoria

Il  tuo amore è il nostro inizio, la tua vita in noi come di un padre, come di una madre ai suoi figli.

Ed eccoci, tutti, tuoi prediletti indissolubilmente uniti a te portando la tua immagine e la tua somiglianza e per sempre, tutti, segnati dalla tua divinità. E crei i mondi perché diventino culla delle nostre carezze, il giardino delle nostre creazioni, la terra della nostra uguaglianza, la casa della nostra identica origine, la tavola delle nostre fraterne condivisioni. E ci vedi, tutti, perderci in paesi tristi e vieni a cantare e a piangere sulle nostre strade a rivestire la nostra lebbra a spezzarti nelle nostre sofferenze ad annientarti sulle nostre croci e a innalzarci al di sopra della nostra morte verso la sfolgorante aurora della vita in perpetua risurrezione o Signore del nostro cuore!

 

  • Mt 21,33-43.45

33 Ascoltate un'altra parabola: C'era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l'affidò a dei vignaioli e se ne andò. 34 Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto. 35 Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l'altro lo uccisero, l'altro lo lapidarono. 36 Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono nello stesso modo. 37 Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio! 38 Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l'erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l'eredità. 39 E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l'uccisero. 40 Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli?». 41 Gli rispondono: «Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo». 42 E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartata
è diventata testata d'angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri? 43 Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare. 45 Udite queste parabole, i sommi sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro.

Medita

In questo venerdì la Chiesa ha scelto di farci leggere due testi che ci preparano al mistero del Venerdì Santo, nel quale Gesù viene ucciso per salvare noi. Abele, ucciso dal suo fratello geloso, è la prima immagine di Gesù nell’Antico Testamento. Viene poi la figura di Giuseppe, venduto dai suoi fratelli. Questi passi della Genesi mettono in piena luce la ferita che colpisce il cuore di tutti gli uomini dopo il peccato originale e che ostacola il sorgere dei sentimenti fraterni. La gelosia può assumere molte forme, vi sono modi più o meno eleganti di sbarazzarci di qualcuno che ci infastidisce e bisogna riconoscere che si tratta di una tentazione molto frequente, anche in una comunità cristiana. Abbiamo bisogno di chiedere continuamente a Dio una purificazione più profonda, per non accettare mai volontariamente nei nostri cuori il più piccolo sentimento di ostilità nei confronti di un fratello. L’ostilità diventa così facilmente odio... La parabola dei vignaioli assassini è indirizzata ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo. Ci fa comprendere una particolare sofferenza del cuore di Gesù, e al tempo stesso ci fa penetrare nel mistero della sua Chiesa. Gesù ha sofferto per tutti i nostri peccati, ma in particolar modo ha sofferto per essere stato ripudiato e infine ucciso dai pastori del popolo eletto. Quando consideriamo la storia della Chiesa e del mondo, vediamo che spesso gli uomini hanno veramente voglia di conservare l’eredità del cristianesimo: una nuova visione dell’uomo e della sua dignità personale, un senso della giustizia, della condivisione... Ma essi vogliono sopprimere l’Erede. Si accontentano di una spiritualità senza Dio! Durante questa Quaresima, chiediamo la grazia di attaccarci con fermezza non solo al messaggio, ma anche alla persona di Gesù, e che la nostra unione con lui sia il centro della nostra vita.

Prega

Fra tutti i popoli della terra scegliesti una vigna, Israele, alla quale donasti una terra in cui facesti scorrere latte e miele. La mia vigna non l’ho custodita, le volpi devastatrici l’hanno invasa. Ti ho già respinto abbastanza, Signore, vieni ora a prendere possesso del tuo bene. Nelle mie vene scorre il sangue del Figlio che i vignaiuoli assassini uccisero. Fa’ che la linfa del ceppo trasmetta la vita sino all’estremità dei tralci.

Voglio recare un frutto abbondante che persista, e accetto il torchio della croce affinché la mia vita serva a nutrire la tua gloria.

Vivere la Parola

E’ importante ritrovare momenti di silenzio non solo in occasioni speciali. Facciamo in modo  che in ogni nostra giornata ci sia un breve e semplice momento di silenzio. Quale momento posso valorizzare? Al mattino non accendendo subito la televisione? Alla sera?

 


 Giovedì - 8 marzo 2007 – S. Giovanni di Dio (mf)

Beato chi confida nel Signore

 Groviglio

Tu guardi con benevolenza la matassa dentro la quale tessiamo la nostra esistenza. Partiamo per l'assoluto

del nostro amore e stagniamo nella tiepidezza delle nostre promesse frammentate. Gridiamo e camminiamo

per fare condivisione e cediamo alle futilità dell'egoismo. Cantiamo la benevolenza e fabbrichiamo veleno. Cerchiamo la pura verità e zoppichiamo nei compromessi. Veramente, Signore, siamo persone aggrovigliate! La nostra grandezza non consiste, Signore, nell'essere sempre sul punto di strapparci alle forze oscure, alle mezze tinte e alla mediocrità per tentare con ostinazione di plasmare il nostro essere a tua somiglianza? La nostra bellezza non consiste, Signore, nel modellare, ogni giorno, il nostro essere per imprimervi i lineamenti luminosi del tuo vangelo?

 

  • Lc 16,19-31

19 C'era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. 20 Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, 21 bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe. 22 Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. 23 Stando nell'inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. 24 Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura. 25 Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti. 26 Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi. 27 E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, 28 perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch'essi in questo luogo di tormento. 29 Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. 30 E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno. 31 Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi».

Medita

 “Quant’è difficile, per coloro che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!” (Lc 18,24). Perciò è necessario, dice Gesù, un cambiamento radicale del nostro atteggiamento. È necessario liberarci di tutte le ricchezze che appesantiscono il nostro cuore, è necessario staccarsene, perché esse ci impediscono di vedere il povero che “giace alla nostra porta”. Chi tra noi oserebbe dire che non tiene a nessuna ricchezza? Siamo tutti assai preoccupati di noi stessi, del nostro agio, dei nostri interessi... La vera privazione, la più importante agli occhi di Dio, è quella che libera il nostro cuore dal suo egoismo e che lo apre agli altri. Il Vangelo ci dà modo di conquistare veri tesori che nulla può intaccare: mettendo al servizio dei poveri, con umiltà, tutto ciò che abbiamo in beni materiali, talento, potere, qualità. Allora, coloro che avremo soccorso verranno da questa terra in nostro aiuto: non solamente faranno scaturire ciò che vi è di migliore in noi, la gioia del dare, ma ci faranno ottenere per noi un posto nel regno di Dio, che non appartiene che ai poveri.

Prega

Salvami, Signore, come attraverso il fuoco del più esigente degli amori, da questo mondo presente, affinché io sfugga alle fiamme eterne. Non rinunciare a correggermi come un figlio prediletto; fa’ che impari a vivere secondo il tuo cuore. Concedi che la porta della mia anima si apra alla chiamata del povero e di colui che ha bisogno di tempo, di attenzione o di aiuto materiale. Fa’ che io mi serva di una misura eccessiva per servire i miei signori, i poveri, nei quali tu vieni a visitarmi. 

Vivere la Parola

In questa parte della Quaresima mi verificherò sull’impegno per i poveri. Concluderò la verifica

con qualche decisione concreta riguardo l’uso dei miei beni materiali, del mio tempo.

 


Mercoledì-7 marzo 2007–Ss. Perpetua e Felicita (m)

Sàlvami, Signore: in te confido

 Signore servo

Il vostro Signore e il vostro maestro è nato sulla paglia e non ha mai conosciuto l'oro dei palazzi e i  titoli gloriosi!  Il vostro Signore e il vostro maestro passa in mezzo a voi servendo parole di tenerezza e aprendo le braccia allo sconforto. A piene mani serve il perdono e la guarigione ai peccatori e ai maledetti delle vostre società. Agli affamati di vita serve, a ceste piene, il pane quotidiano della dignità. Per servirvi la sua amicizia si inginocchia, simile ai domestici obbligati a sottomettersi! Il vostro Signore e il vostro maestro

passa in mezzo a voi vestito dell'abito di servizio, offerto unicamente per la vostra gioia. Per dare tutto non bisogna perdere tutto? Il vostro Signore diventa vostro servo, fino all'estrema lacerazione, perché la sua unica passione è di servirvi l'amore del Padre!

 

  • Mt 20,17-28

17 Mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici e lungo la via disse loro: 18 «Ecco, noi stiamo salendo a Gerusalemme e il Figlio dell'uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi, che lo condanneranno a morte 19 e lo consegneranno ai pagani perché sia schernito e flagellato e crocifisso; ma il terzo giorno risusciterà». 20 Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli, e si prostrò per chiedergli qualcosa. 21 Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Dì che questi miei figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». 22 Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». 23 Ed egli soggiunse: «Il mio calice lo berrete; però non sta a me concedere che vi sediate alla mia destra o alla mia sinistra, ma è per coloro per i quali è stato preparato dal Padre mio». 24 Gli altri dieci, udito questo, si sdegnarono con i due fratelli; 25 ma Gesù, chiamatili a sé, disse: «I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere. 26 Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, 27 e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; 28 appunto come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti».

Medita

La croce è sempre presente nel cuore di Gesù. È la meta della sua vita. Sarà un sacrificio liberamente offerto, e non solo un martirio: Gesù ben lo mostra annunciando con precisione ai suoi apostoli che cosa gli sarebbe accaduto. Certo, egli aggiunge che “il terzo giorno risusciterà”, ma si sente che ora è tutto rivolto alla passione che si avvicina. I sentimenti di Giacomo, di Giovanni e della loro madre appaiono molto umani. Questo bisogno di gloria, questo bisogno di apparire, esiste in ciascuno di noi. Il nostro io resta sempre più o meno occupato dal desiderio di dominare. Ma Gesù ci avverte come avverte Giacomo e Giovanni: se vogliamo essere con lui nella sua gloria, dobbiamo bere per intero il suo calice, cioè dobbiamo anche noi morire, fare la volontà del Padre, portare la nostra croce seguendo Gesù, senza cercare di sapere prima quale sia il nostro posto nel suo regno. La reazione di sdegno degli altri dieci discepoli è anch’essa molto umana. E Gesù, seriamente, li invita a un rovesciamento totale di valori. Nella nuova comunità per la quale egli sta per dare la vita, il primo sarà l’ultimo, “appunto come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti”. Chiediamo la grazia di divenire servi, e servi davvero umili, pronti a soffrire e a sacrificarsi. Preghiamo Maria perché interceda per noi: ai piedi della croce, ciò che Maria chiede per i suoi figli è che abbiano parte, come lei e con lei, al sacrificio del suo Figlio.

Prega

Signore, vorrei seguirti proprio come la roccia che si spostava nel deserto, vorrei bere al tuo costato ferito, vorrei succhiare il sangue prezioso dell’amore. Come l’apostolo, vorrei essere sempre con te e solo con te, anche se dovessi versare il mio sangue nell’estrema testimonianza. Voglio seguirti sulla terra ed entrare con te nelle regioni celesti. Non ho rifiutato il calice che il Padre mi ha dato da bere, perciò ricordati di me, Signore, quando verrai nel tuo Regno.

 

Vivere la Parola

Sarò particolarmente attento alle richieste di servizio da parte delle  persone che vivono accanto a me, impegnandomi ad accoglierle senza chiedere nulla in cambio e a esaudirle con grande generosità.

 

Martedì - 6 marzo 2007 -

Mostraci, Signore, la via della salvezza

 

Differenza

In tutto, Signore, anche per dirti la nostra fede e il nostro amore, siamo esagerati! Talvolta preghiamo e lodiamo, insegniamo e scriviamo, discutiamo e catechizziamo, con eccesso, e dimentichiamo di passare ai fatti attraverso i quali il vangelo si fa carne nel mondo. Talvolta organizziamo e facciamo del bene, manifestiamo e diamo, serviamo e condividiamo con eccesso, e dimentichiamo di passare alla celebrazione del tuo amore realmente presente nel mondo!

Permettici, Signore, di guardare con un po' di ironia la nostra oscillazione per eccessi, ma, soprattutto, aiutaci, Signore, a non giudicare nessuno per la sua mancanza di misura, perché, è proprio vero, in ciascuno di noi rimane la differenza, visibile e umana, fra ciò che predichiamo ardentemente e ciò che pratichiamo modestamente!

 

  • Mt 23,1-12

1 Allora Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: 2 «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. 3 Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno. 4 Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito. 5 Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filattèri e allungano le frange; 6 amano posti d'onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe 7 e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare "rabbì'' dalla gente. 8 Ma voi non fatevi chiamare "rabbì'', perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. 9 E non chiamate nessuno "padre" sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. 10 E non fatevi chiamare "maestri", perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo. 11 Il più grande tra voi sia vostro servo; 12 chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato.

Medita

Sin dall’inizio della Quaresima Gesù ci incita a fare l’elemosina, a pregare e a digiunare non “per essere ammirati dagli uomini”, ma solamente per il Padre. Il nostro io cerca sempre di essere approvato, ama tutto ciò che lo mette in mostra, si compiace delle lusinghe. Non abbiamo paura di chiedere la morte di questo io, perché il nostro cuore possa finalmente risuscitare con Gesù. Guardiamo Maria, umile “serva del Signore”, nella quale si è incarnata, in tutta la sua logica d’amore, questa regola misteriosa: “Chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato”. Maria era immacolata, eppure Dio poteva immediatamente “vedere la sua umiltà”. Noi, che siamo peccatori, abbiamo bisogno di essere “abbassati”, e per questo l’umiliazione è un’ottima scuola. Chiediamo allo Spirito Santo di farci amare le umiliazioni. Smettiamo di affliggerci per i nostri difetti, se essi possono contribuire ad umiliarci; rimpiangiamo solamente il peccato che è in noi. Si ama così poco di l’essere umiliati! È una delle pratiche più difficili! Non scegliamo le umiliazioni, non cerchiamole, ma chiediamo a Dio di darci quelle di cui abbiamo bisogno, e sforziamoci di vivere nella gioia! L’umiliazione è una grazia, essa ci “abbassa”, ma, se noi l’accettiamo, essa ci immerge nella misericordia del cuore di Gesù, che ci “innalza” con lui sino al Padre.

Prega

Non condannarmi, Signore, come hai fatto con il fariseo, se il mio cuore accecato mostra durezza e orgoglio. Concedimi l’umiltà del pubblicano e perdonami con la tua dolcezza benevola. Ho fatto di me un idolo, ho infangato e indurito il mio cuore, non ho ascoltato la tua voce e ho disubbidito alla tua parola. Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me, povero peccatore. Guidami sul tuo sentiero, affinché, al tuo seguito, io possa evitare una via fatta di superbia e di cose più grandi di me; fa’ che io possa diventare l’umile servo degli uomini, miei fratelli.

 

Vivere la Parola

Verificherò nella preghiera di fronte al Signore in quali situazioni cerco riconoscimenti, elogi per la mia persona; quali impegni, presi all’inizio della Quaresima, non sono ancora attuati. Non mi limiterò a una verifica ma prenderò decisioni concrete.

 


Lunedì - 5 marzo 2007 -

Perdonaci, Signore, nella tua misericordia

 Alleanza

Perché, genti del mio popolo, sarebbe diventato vostra carne e vostro spirito se non per essere unito a voi nella vostra condizione umana? Perché si sarebbe piegato sotto il fardello delle vostre miserie e gridato sotto i chiodi della vostra sofferenza se non per essere unito a voi nella vostra umana realtà?

Perché, genti del mio popolo, avrebbe posato la sua tenerezza sulla vostra lebbra e sparso il suo perdono sui vostri peccati, se non per consegnarvi la verità del suo amore?Perciò, genti del mio popolo, anche se vi capita di infrangere la parola data, di sviare la vostra fede e anche di smarrirvi nel tunnel del male, non abbiate paura! Per ritrovare la casa della sua alleanza mai revocata vi basta solamente avvicinare a lui il  pentimento del vostro cuore!

 

  • Lc 6,36-38

36 Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro. 37 Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; 38 date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio».

Medita

Gesù ci chiama di nuovo ad imitare il Padre celeste con l’essere misericordiosi. Questa insistenza è dolcissima, poiché noi tutti abbiamo esperienza della nostra miseria e attraverso questa esperienza possiamo capire cosa sia la misericordia. Ma è anche rigorosissima, poiché Gesù ci avverte che vi è una esatta proporzione tra la misericordia che esercitiamo nei confronti dei nostri fratelli e quella che riceveremo dal Padre. Una frase sconvolgente, a pensarci bene! Dio ci ama al punto di mettere nelle nostre mani la “misura” stessa di cui egli si serve per elargire il suo amore. Ma egli vuole che noi ce ne serviamo come lui,

per dare senza misura. Gesù ci indica quattro modi assai pratici di esercitare la misericordia. Primo: non giudicare. Durante questa Quaresima prendiamo la decisione di non giudicare mai. Sforziamoci di fare un digiuno di quei giudizi spontanei che diamo così spesso, in parole o in pensieri. Anche se siamo responsabili di qualcuno, non dobbiamo mai giudicare le sue intenzioni; non sappiamo quali siano i suoi sentimenti profondi, e il segreto del suo cuore non appartiene che a Dio. Condannare è ancor peggio: è dare un giudizio definitivo. Evitiamo la più piccola condanna, nelle nostre parole e nei nostri gesti. Al contrario, sforziamoci

sempre di assolvere, di scusare, di rimettere a ciascuno il suo debito; cerchiamo di perdonare sempre e riceveremo anche il perdono del Padre. È così che verrà il regno di Dio “come in cielo così in terra”.

Prega

Sono sorpreso, Signore, della misericordia di Dio Padre che tu mi fai conoscere e sperimentare.  Ti avvi­cini a me, cercandomi nella mia situazione di pecca­to, perché il Padre mi ama. Ti doni a me  per liberarmi dalla mia condizione di peccato, perché il Padre mi ama. Mi fai dono del tuo Spirito,  che mi guida nel mondo, perché il Padre mi ama. Ti sono grato, Si­gnore, per questo amore fedele  e traboccante. Fa' che sperimenti ogni giorno questo amore misericordioso, fino a sentirmi un perdonato,  un graziato. Poni nel mio cuore tanta misericordia da essere fraterno e ge­neroso con quanti incontro, affinché anch'io riveli la misericordia traboccante di Dio Padre. Amen.

 Vivere la Parola

Nella preghiera esaminerò le mie relazioni con le persone con cui vivo, soprattutto quelle relazioni che mi risultano più faticose in quanto mi richiedono l’impegno di non giudicare e di non condannare.

 

 


II Domenica di Quaresima - 4 marzo 2007  -

Gen 15,5-12.17-18; Sal 26; Fil 3,17-4,1; Lc 9,28a-36 – S. Casimiro (mf)

Il Signore è la mia luce e la mia salvezza

 Credo

Crediamo, Signore! Una volta per sempre hai fatto la scelta della nostra umanità! In essa ti sei gettato corpo e anima interamente offerti! Crediamo, Signore! Per culla hai scelto il suolo della nostra terra legandoti al nostro misero strame e alla polvere dei nostri cantieri per condividere il tutto della nostra esistenza! Crediamo, Signore! Hai preso carne nella tua passione per la nostra umanità, legandoti alla nostra sofferenza e alla nostra morte per rivestire con noi risurrezione e ascensione! Crediamo, Signore, e ci afferra la gioia perché ci benedici e perché, perfino se incombono cupe tempeste e sordide nebbie srotolano le loro matasse mortali attorno alla nostra vita impaurita, verso di noi per sempre ti impegni nel bene!

Crediamo, Signore, e la gioia della nostra fede ci sostiene, fiammeggiando come torcia contro le mura della notte!

 

  • Lc 9,28a-36

28 Circa otto giorni dopo questi discorsi, prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. 29 E, mentre pregava, il suo volto cambiò d'aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. 30 Ed ecco due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia, 31 apparsi nella loro gloria, e parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme. 32 Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; tuttavia restarono svegli e videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. 33 Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quel che diceva. 34 Mentre parlava così, venne una nube e li avvolse; all'entrare in quella nube, ebbero paura. 35 E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo». 36 Appena la voce cessò, Gesù restò solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

Medita

Nella Trasfigurazione, Gesù è indicato come la vera speranza dell’uomo e come l’apogeo dell’Antico Testamento. Luca parla dell’“esodo” di Gesù, che contiene allo stesso tempo morte e risurrezione. I tre apostoli, vinti dal sonno, che rappresenta l’incapacità dell’uomo di penetrare nel Mistero, sono risvegliati da Gesù, cioè dalla grazia, e vedono la sua gloria. La nube, simbolo dell’immensità di Dio e della sua presenza, li copre tutti. I tre apostoli ascoltano le parole del Padre che definiscono il Figlio come l’eletto: “Questi è il Figlio mio, l’eletto, ascoltatelo”. Non c’è altro commento. Essi reagiscono con timore e stupore. Vorrebbero attaccarsi a questo momento, evitare l’attimo seguente della discesa dalla montagna e il suo fardello di abitudine, di oscurità, di passione. La Gloria, Mosè ed Elia, scompaiono. Non rimane “che Gesù solo”, sola verità, sola vita e sola via di salvezza nella trama quotidiana della storia umana. Questa visione non li solleverà dal peso della vita di tutti i giorni, spesso spogliata dello splendore del Tabor, e neanche li dispenserà dall’atto di fede al momento della prova, quando i vestiti bianchi e il viso trasfigurato di Gesù saranno strappati e umiliati. Ma il ricordo di questa visione li aiuterà a capire, come spiega il Prefazio della Messa di oggi, “che attraverso la passione possiamo giungere al trionfo della risurrezione”.

Prega

Padre di bontà, tu che ci hai indicato tuo Figlio Gesù Cristo come la sola speranza di salvezza, facci la grazia di guardarlo continuamente per essere confortati dalla sua luce, che attraversa con sicurezza l’oscurità delle prove e della passione di ogni giorno; concedici di vivere fuori dalle tenebre dell’errore, e di rimanere sempre nello splendore della verità, per raggiungere così con lui la gloria della sua risurrezione.

 

Per la lettura spirituale

Tutto nella vita di Gesù, Verbo incarnato, è pieno di significato. Cristo, se posso esprimermi così, è il grande sacramento della nuova legge. Che cos’è un sacramento? Nel senso ampio del termine, è il segno sensibile di una grazia interiore; si può dunque dire che Cristo è il grande sacramento di tutte le grazie che Dio ha dato all’umanità. Come ci dice l’apostolo san Giovanni, Cristo è venuto ad abitare in mezzo a noi come Figlio unigenito del Padre, “pieno di grazia e di verità”; ed aggiunge: “Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia” (Gv 1,14.16). Gesù Cristo ci concede tutte le grazie come Uomo-Dio, perché egli le ha meritate per noi, e il Padre eterno l’ha costituito unico pontefice e mediatore supremo. Egli ci concede queste grazie in tutti i suoi misteri. Ve l’ho detto: i misteri di Nostro Signore devono essere per noi oggetto di contemplazione, di ammirazione, di culto; essi devono anche essere come sacramenti che producono in noi, nella misura della nostra fede e del nostro amore, la grazia che è insita in loro. E ciò è vero per ognuno degli stati di Gesù, per ognuno dei suoi gesti. Poiché, se Cristo è sempre il Figlio di Dio, se in tutto ciò che egli dice e fa glorifica innanzi tutto suo Padre, egli non ci separa mai dal suo pensiero; a ciascuno dei suoi misteri egli abbina una grazia che deve aiutarci a riprodurre in noi i suoi tratti divini, per renderci simili a lui. Dom MARMION

Vivere la Parola

Le cene comuni sono il cuore della fratellanza, di quella fratellanza che supera la cerchia familiare o delle amicizie. Organizziamo una cena semplice in casa nostra invitando alcuni vicini che non abbiamo mai ospitato, oppure i familiari di qualche compagno di scuola o di lavoro che appartiene ad altri popoli e religioni.


Sabato - 3 marzo 2007 -

 Beato chi è fedele alla legge del Signore

Amore diffuso

Il suo amore è diffuso in voi, per sempre. Ne siete convinti, gente del mio popolo? Se, come il sole su un vasto giardino, lasciate che il suo amore in voi si dispieghi, che il suo calore pervada i vostri sentimenti, rianimi la vostra fede, riaccenda la vostra umanità, renda più intensa la vostra dolcezza e rianimi la vostra compassione, che cosa potrebbe scaturire dal vostro cuore e dalle vostre mani se non comportamenti segnati dalla sua smisurata misericordia? E se, gente del mio popolo, amare diventa viario aspro e lacerante per le piaghe vive per i colpi di malvagità, per le parole di odio inflitti dal vostro prossimo trasformato in nemico, allora ritornate, gente del mio popolo, ritornate sempre al suo amore deposto nel vostro cuore e di nuovo consegnato nelle vostre mani. Esso suscita in voi il desiderio e la forza di camminare con lui fino al perdono che salva il mondo.

 

  • Mt 5,43-48

43 Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; 44 ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, 45 perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. 46 Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? 47 E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? 48 Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.

Medita

Quando leggiamo questo brano di Vangelo, dobbiamo soprattutto pregare, dobbiamo implorare Gesù per poterlo vivere pienamente. Dobbiamo supplicare lo Spirito Santo di cambiare i nostri cuori al punto di poter perdonare e amare come Gesù, che ci ha dato la più grande prova del suo amore per noi sulla croce. È umano, è naturale che noi non possiamo amare i nostri nemici. Possiamo a stento evitare di ripagarli con gli stessi torti, ed è già molto! Ma Gesù ci chiama a molto di più. Egli ci dice di “amarli e di pregare per loro”. Dio ha creato il nostro cuore in modo che esso non possa essere neutrale. Quando restiamo indifferenti nei confronti di qualcuno, siamo incapaci di scoprire ciò che vi è di migliore in lui, siamo incapaci di perdonarlo veramente. Si tratta ancora, quindi, di imitare il nostro Padre celeste, non nella sua potenza, nella sua saggezza, nella sua intelligenza, ma nella sua bontà e nella sua misericordia. Lui che non solo “fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti”, ma che ha sacrificato il suo Figlio, il suo Figlio prediletto, per Giuda come per il buon ladrone, per tutti gli uomini.

Prega

Chi ci farà comprendere l’immenso amore con cui Dio ci ha amati? Chi ci farà penetrare questa follia che è saggezza infinita, chi ci farà accettare l’inaccettabile e credere all’incredibile misericordia divina, pronta con tutte le forze ad amare, a dimenticare, a perdonare? Quando capiremo che Dio ci chiama ad essere suoi figli; immagini perfette, immagini rassomigliantissime del suo amore verso gli uomini? Quando ameremo come tu ami, Signore, dicendo di coloro che ci perseguitano: “Padre, perdonali, non sanno quello che fanno”?

 

Vivere la Parola

Presterò particolare attenzione a non emarginare, a non trattare male persone con le quali, per diverse ragioni, vivo rapporti difficili.


Venerdì - 2 marzo 2007 -

Perdonaci, Signore, e noi vivremo

Baluardo

Ancora una volta, Signore, le potenze della notte si sono avvicinate a me facendo vacillare la fragile impalcatura dei miei giorni. In faccia alla mia speranza gettano la morte dei miei parenti e la sofferenza che trionfa e il mondo che delira e i miei ripetuti fallimenti. Ho paura, Signore! Filamenti tenebrosi si insinuano nella mia fede e nel mio amore. in me le potenze della notte instillano la certezza del mio peccato, il sentimento della mia inutilità e la vanità dei miei impegni. Come un albero sotto un uragano tutto il mio essere vacilla e si piega fino al limite dello strazio. Per resistere, Signore, nient'altro so fare che mormorare il tuo Nome e aggrapparmi alla tua inesauribile tenerezza, perché credo, con assoluta fiducia, che le tue braccia in croce, per sempre, sono il baluardo della mia vita!

 

  • Mt 5,20-26

20 Poiché io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. 21 Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. 22 Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna. 23 Se dunque presenti la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, 24 lascia lì il tuo dono davanti all'altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono. 25 Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione. 26 In verità ti dico: non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all'ultimo spicciolo!

 

Medita

Gesù vuole farci “salire” con lui a Gerusalemme: egli non vuole che noi restiamo nella “pianura”. Vuole che siamo “perfetti come il nostro Padre”! Com’è possibile questo? La perfezione che Gesù ci mostra, non lo capiremo mai abbastanza, non si pone sul piano della giustizia: non si tratta di voler esercitare alla perfezione tutte le virtù morali, di non commettere nessun errore nei confronti della legge di Dio. Ne siamo veramente incapaci! Si tratta piuttosto di imitare prontamente il Padre in ciò che più gli è proprio: il suo amore misericordioso e senza limiti. Si tratta di avere nei nostri cuori i sentimenti di veri figli e figli del Padre. Con ciò, Gesù ci chiede soprattutto una delicatezza estrema nei nostri rapporti di fratellanza. Non arrabbiarsi mai con un fratello, non trattarlo mai da stupido, non fosse che con il pensiero, non è cosa da poco! Ma Gesù che conosce benissimo il cuore del Padre, dà una tale importanza all’amore fraterno da arrivare a raccomandarci di “lasciare il dono davanti all’altare” per andare a riconciliarci con un nostro fratello. Difatti, ci capita talvolta di percepire come un’ombra, come un peso sul nostro cuore, e abbiamo un bel pregare: nostro Padre sembra lontano; è probabilmente perché serbiamo un risentimento, una tentazione di collera, un rancore nei confronti di un fratello. E Dio attende che noi perdoniamo. Tale è la legge costante della misericordia: la riceviamo dal Padre nella misura in cui la professiamo con i nostri fratelli. Ma è l’amore infinito che abita nei nostri cuori che ce ne rende capaci.

Prega

 “O tu, Signore, amico degli uomini, tu che vedi nei cuori e conosci i pensieri segreti, strappa il velo di menzogna da cui sono coperto, consuma con il fuoco della tua verità il peccato che mi attanaglia”. Poiché conosco la tua legge, tu l’hai incisa nel mio cuore, e io ho chiuso gli occhi e mi sono accecato sulle tue vie, ho preteso la giustizia quando tu parlavi di misericordia e ho invocato senza diritto la tua misericordia per sottrarmi alla tua giustizia. La confessione della mia colpa spalanchi le porte alla tua luce.

 

Vivere la Parola

Per noi oggi è difficile chiedere perdono, riconoscere che ci siamo sbagliati, che abbiamo bisogno dell’altro, senza del quale siamo più poveri. La riconciliazione ci risulta spaventosamente impossibile. Come famiglia cerchiamo di individuare una situazione difficile che ci accompagna da molto tempo nelle relazioni con i vicini. Insieme ci impegniamo a iniziare un cammino di riconciliazione.


– 1 marzo 2007 - Giovedì

Ascolta, o Dio, il povero che ti invoca

 Lotta

Quanti sono, Signore, a pianificare freddamente la distruzione dei loro simili per godimento razzista, per volontà di sfruttamento, per odio religioso, per fanatismo imbecille? Quanti governi diplomaticamente cortesi, quanti buoni cittadini, quante nazioni oneste? Quanti siamo, Signore, a chiudere pudicamente gi occhi sul sangue violentemente sparso e a rimanere inerti di fronte all'impoverimento sistematico dei paesi privi di interesse per le nostre economie e i nostri investimenti? Chi può dire, Signore, quanti siamo, uomini e donne, credenti e non credenti, umili e potenti ma tutti affamati di giustizia, a protestare contro l'insostenibile disumanità? Crediamo, Signore, che tu cammini in mezzo a noi, rafforzando il nostro coraggio e lottando con noi per salvaguardare l’umana fraternità!

 

  • Mt 7,7-12

7 Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; 8 perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. 9 Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra? 10 O se gli chiede un pesce, darà una serpe? 11 Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano!
12 Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti.

 Medita

 Bellissimo e consolante il Vangelo di oggi, e an­che molto noto. È veramente un bellissimo Vangelo per le rassicu­razioni che contiene. Dunque, non siamo affatto soli; dunque, Dio si cura di noi; dunque, la via è aper­ta dinanzi al nostro cuore. Nessuno può impedirci di percorrere questa via di supplica; dipende soltanto dalla nostra fede e dalla nostra umiltà.

Chi non è capace di chiedere? Chi non è capace di bussare, cercare? Tutti, e proprio a cominciare dai più poveri. Ci faremo allora forti della nostra povertà e la faremo diventare grido e supplica dinanzi a Dio, sicuri di essere ascoltati. Questo è il primo e grande insegnamento che Ge­sù volle darci con queste bellissime parole. Ma non è tutto. Egli aggiunse che se noi, che siamo cattivi, sappiamo dare cose buone ai nostri figli, ancor più il Padre che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano. Ed ecco che nasce subito un problema. Qualcuno potrebbe dire di avere domandato cose buone al Padre celeste e di non averle ottenute. Il problema è questo: capire secondo quale criterio si debbano giudicare buone le cose che chiediamo.

Secondo il criterio nostro o secondo il criterio del Padre nostro che è nei cieli? Un bambino chiede a suo padre una cosa; il padre sa che la cosa non è adatta al bambino, anche se per il bimbo è l'unica cosa buona che egli desidera; questa cosa non gli sarà data, perché la bontà di essa è stata giudicata secondo il giudizio del padre.

Quando ci rivolgiamo a Dio, non dovrem mai dimenticare questa semplicissima regola di comportamento dell'amore. Con umiltà dobbiamo riconoscere di dover impa­rare a pregare. Non per nulla Gesù ce lo insegnò con la preghiera che ogni giorno diciamo e con la quale ci rivolgiamo al Padre che è nei cieli. Ma se non siamo attenti, è molto facile che non chiediamo ciò che Dio desidera; ed allora ciò che chiediamo non è buono per noi.

Può accadere che ci rivolgiamo a Dio chiedendo­gli delle cose senza la fede, cioè senza aver giudi­cato alla luce della fede l'oggetto della nostra domanda. Ad esempio, chiedere la sanità del corpo è più facile che non chiedere la santità della vita; ma, mentre per la prima non è necessaria la fede, per la seconda sì, perché ogni uomo desidera star bene, ma soltanto nella fede si desidera di essere santi.

Ancora: possiamo rivolgerci a Dio per chiedere giustizia, ed è veramente giusto farlo; ma quanti sono che, al di là della giustizia, valore così radicato in noi e che tutti comprendiamo così bene, si rivol­gono a Dio per chiedergli la grazia di saper perdo­nare le offese ricevute? Ancor più, di avere la gra­zia di poter perdonare qualcuno, di essere miseri­cordiosi per ottenere misericordia? È molto più fa­cile chiedere giustizia che elevarsi nella fede, ap­prezzare la grandezza del perdono e chiedere la gra­zia di imparare a perdonare i propri fratelli, anche quando si ha ragione, al di là della stessa giustizia.

Chi di noi non chiede consolazione a Dio, e chi di noi non chiede conforto? Chi di noi non chiede liberazione dai propri mali? Ma quanti di noi chiedono anche di capire la grazia della Croce e di poter partecipare, come a un sommo bene, alla passione del Cristo di Dio? Quanti di noi sono convinti che è maggior gra­zia vivere i propri dolori in unione con Cristo che esserne semplicemente liberati?

Desiderare di essere liberati dai propri dolori è istintivo, non ci vuol fede per desiderarlo. Ma quan­ta fede ci vuole per desiderare invece di prendere parte al divino dolore del Cristo!

Ecco ciò che intendevo affermando che spesso ci rivolgiamo a Dio chiedendo non le cose illuminate dalla fede, ma quelle che semplicemente ci paiono buone, secondo il nostro giudizio umano.

Allora Dio può esaudirci o no; non sono tuttavia queste le cose buone che egli desidera darci, le cose che ci glorificheranno, che ci garantiscono la bea­titudine suprema. Ecco dunque un altro Vangelo che ci riguarda da vicino. Cercheremo, busseremo, chiederemo. Ma ci sfor­zeremo anche di chiedere le cose buone, quelle che la fede ci suggerisce di chiedere, quelle che i veri figli di Dio chiedono al Padre celeste, conoscendone l'amore, i gusti, il desiderio di farci santi.

Prega

Ti sono grato, Signore, per questa tua Parola che mi invita ad avere fiducia in Dio. Tu conosci bene il suo cuore di Padre e il suo desiderio di dare a tutti i suoi fi­gli cose buone. Per questo insisti perché non mi stanchi di chiedere, di cercare presso di lui le cose buone di cui ha bisogno la mia vita. Insegnami, Signore, ad avere fi­ducia come te quando prego il Padre, ad attendere con pazienza che nella mia vita si compiano le promesse di Dio, ad accogliere le cose buone che il Padre intende offrirmi. Donami un cuore filiale, che chiede senza stancarsi; un cuore fraterno che prega per gli altri, per chi soffre, perché trovi la serenità; per chi non cre­de, perché trovi la fede; per chi è chiamato da te, per­ché sappia dirti di sì. Maestro, insegnami a pregare. Amen.

 Vivere la Parola

Forse molte persone ci stimano e dicono che siamo gente brava, persone di pasta buona. In questa giornata facciamo capire che il nostro modo di agire e il nostro impegno non nascono da noi stessi.

 


- 28 febbraio 2007 - Mercoledì

Tu gradisci, Signore, il cuore penitente

Dolce pendio

Da sempre, Signore, abbiamo coscienza della nostra esistenza inaridita nella mediocrità lontano dalle grandi ispirazioni del tuo vangelo. E’ il dolce pendio ad attirarci, Signore, e ci porta a ristagnare al ritmo sonnacchioso dei nostri comportamenti usuali! E’ soltanto il dolce pendio sul quale scivoliamo senza ritegno, Signore, perché ci permette di organizzare i nostri progetti e le nostre azioni in una penombra confortevole e di coabitare, senza troppi turbamenti, con il nostro peccato. Basta, Signore! Dai nostri errori e dai nostri inganni, dai nostri soli spenti e dalle nostre felicità avvizzite, deposte tutte le maschere, ritorniamo a te. Portaci sulle cime luminose del tuo vangelo dove ci chiami a lodare il tuo Nome e alla condivisione con i nostri fratelli!

 

  • Lc 11,29-32

29 Mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato nessun segno fuorché il segno di Giona. 30 Poiché come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione. 31 La regina del sud sorgerà nel giudizio insieme con gli uomini di questa generazione e li condannerà; perché essa venne dalle estremità della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, ben più di Salomone c’è qui. 32 Quelli di Nìnive sorgeranno nel giudizio insieme con questa generazione e la condanneranno; perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, ben più di Giona c’è qui.

Medita

Gesù è “più di Salomone”, del quale l’Antico Testamento celebra la sapienza. Egli vuole farci penetrare in quella “sapienza di Dio” che è “follia” finché noi la vediamo dall’esterno, cioè nel mistero della sua croce. Di fronte ai giudei che da lui reclamano un segno, Gesù proclama che nella religione che egli istituirà non saranno i segni esteriori i più importanti. Egli compirà ogni genere di miracolo, ma il grande segno, il solo segno che deve essere il sostegno estremo di tutti coloro che credono in lui, è la sua morte e la sua risurrezione. Dio ci concede generalmente molti segni del suo amore, della sua presenza. Ma quando la nostra unione con Gesù diventa più profonda, possiamo conoscere dei momenti di grande debolezza, passare attraverso ogni sorta di purificazione, attraverso delle morti, delle agonie a volte molto dolorose. Ma questi momenti sono sempre seguiti da momenti di grazia, di risurrezione del nostro cuore. Gesù ci insegna a camminare senza timore su questa stretta via che ci unisce a lui nei suoi misteri.

Prega

 “Dal ventre degli inferi, come Giona, grido nella miseria. Tu mi hai respinto nel profondo dei mari e i flutti mi hanno circondato; non respingermi, Signore, ritira la mia vita dall’abisso delle acque. Il diluvio del peccato mi inonda con i suoi flutti mortali. Allunga su di me la tua mano come facesti per Noè, come facesti per Pietro sul mare scatenato”. Poiché io ti ho riconosciuto, o figlio di Dio, tu sei il mio Salvatore e sei il Salvatore di questa generazione perduta e già i miei occhi vedono il tuo corpo disegnare tra cielo e terra il regno della riconciliazione.

 

Vivere la Parola

Oggi verificherò le ragioni che ritardano la mia decisione per Gesù Cristo,  il mio impegno a realizzare la sua Parola.

– 27 febbraio 2007 - Martedì

Is 55,10-11; Sal 33; Mt 6,7-15

Percorso

Amare il prossimo come noi stessi, a pari merito, a identico valore, allo stesso livello, è per noi sempre delicato e normalmente inaccessibile. Tu, solo Signore, sei andato fino questo estremo nello scorrere dei tuoi giorni sulla terra umana! Il tuo vangelo ci muove e ci spinge verso l'amore ma non ci accusa mai se rimaniamo indietro nella perfezione e a mezza strada dalla vetta. Senza il tuo Spirito, Signore, rimarremo sempre chiusi nei nostri angusti limiti e la tiepidezza d'amore ferma alle mezze misure. Perciò, Signore, il tuo Spirito rigeneratore ci conduca sul percorso appassionato del dono di noi stessi per  la gioia del prossimo!

 

  • Mt 6,7-15

7 Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. 8 Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate. 9 Voi dunque pregate così:

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome;
10 venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.
11 Dacci oggi il nostro pane quotidiano, 12 e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,

13 e non ci indurre in tentazione,ma liberaci dal male.

14 Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; 15 ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.

Medita

Il tempo di Quaresima deve essere innanzi tutto un tempo di preghiera, e la Chiesa vuole subito mostrarci la preghiera che deve essere il nostro modello: quella che Gesù ha insegnato ai suoi discepoli per farli entrare nella nuova religione da lui apportata. Ciò che vi è di assolutamente nuovo in questa religione è che essa ci fa guardare a Dio non più solamente come al creatore onnipotente, ma come al Padre nostro. Dio è nostro Padre! Il solo nome di “Padre” può immergere i nostri cuori nell’adorazione. Siamo dunque lontani dalle “ripetizioni dei pagani”. È così liberatorio pensare che Dio è nostro Padre! Non vi è più affanno, paura, preoccupazione: vi è la fiducia! Abbiamo un Padre che conosce tutti i nostri bisogni. Allora, possiamo pronunciare con Gesù le parole del tutto disinteressate della sua preghiera, non pensare più che alla gloria di nostro Padre, al suo regno, alla sua volontà. Ma Gesù precisa subito: Padre “Nostro”. Egli sottolinea così la fratellanza tra tutti gli uomini che egli è venuto a consacrare per mezzo del suo sangue sulla croce. Il “Padre nostro” è una preghiera filiale, ma è anche la preghiera fraterna per eccellenza. È il motivo per cui Gesù insiste tanto sul perdono. Possiamo essere grandi peccatori, possiamo essere criminali, e dire il “Padre nostro”. Ma a condizione di voler perdonare tutti, a condizione di non voler serbare nessun risentimento nel fondo del nostro cuore. Così, così solamente, saremo veramente figli del Padre.

Prega

 “Ho offuscato la bellezza della mia anima, o Creatore; l’oscurità ha invaso il mio cuore e il mio desiderio si è legato alla terra, ho fatto a brandelli i vestiti originari che tu mi avevi tessuto. Ho contemplato la bellezza dell’albero del male e il mio spirito ne è stato sedotto. Mi sono trovato nudo e mi sono nascosto. Non ho risposto, Signore, quando mi chiamavi per nome”. Ma oggi nel deserto di questa Quaresima ho di nuovo sentito la tua voce, e non chiuderò più il mio cuore; entra nella tenda della mia carne affinché da questo tempio spirituale si innalzi il sacrificio di una preghiera continua.

 

Vivere la Parola

Oggi pregherò con insistenza e con grande attenzione la preghiera del Padre nostro, impegnandomi a ripensare il mio rapporto filiale con Dio e i rapporti con le persone che mi sono vicine. Se devo perdonare a qualcuno, lo farò davanti a Dio Padre recitando il Padre nostro.

 

26 febbraio 2007 - Lunedì  

Le tue parole, Signore, sono spirito e vita

Comandamenti

I tuoi comandamenti sono inequivocabili, Signore! Non c'è posto per i sotterfugi e gli arrangiamenti! Sono netti e rigorosi: impossibile mirarli barcamenarsi con astuzia! Tu, Signore, ci conosci perché ci ami! Ci impedisci anche di perderci in inutili discussioni e di esitare tra la vita e la morte quando le strade sono nebbiose e le nostre decisioni oscillano tra il tremolio della luce e il fascino torbido delle tenebre. Tu, Signore, ci ami, ed è nostra gioia, la tua tenerezza ci è data interamente. Non è forse per questa ragione che hai posto i tuoi comandamenti davanti alla nostra intelligenza e al nostro cuore, perché ci indichino, attraverso il caos della nostra esistenza quotidiana, la strada su cui possiamo camminare e dispiegare la misura piena della nostra umanità?

 

  • Mt 25,31-46

31 Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si sederà sul trono della sua gloria. 32 E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, 33 e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. 34 Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. 35 Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, 36 nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. 37 Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? 38 Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? 39 E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? 40 Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. 41 Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. 42 Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; 43 ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. 44 Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? 45 Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. 46 E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».

Medita

Questo brano del Vangelo è chiaro: saremo giudicati sull’amore. Gesù ci mostra molti modi di esercitare la carità fraterna. E aggiunge queste parole straordinarie: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Lui, il Figlio di Dio, che ha voluto nascere, vivere e soprattutto morire in una povertà estrema, si identifica in tutti i poveri, in tutti i più piccoli. Il cristiano che vuole prendere sul serio questo brano del Vangelo, vede con occhi nuovi ogni povero che incontra sul suo cammino. Spesso noi ci preoccupiamo molto per un membro della nostra famiglia che è disoccupato, per esempio, oppure che si trova in prigione. Ma siamo afflitti nello stesso modo quando, leggendo il giornale o ascoltando le notizie, apprendiamo le sofferenze terribili che colpiscono tanti altri uomini? Riusciamo almeno a pregare per loro come faceva Teresa di Lisieux per quel criminale di cui ottenne, da lontano, la conversione? Gesù dice: “questi miei fratelli” e non “vostri”. Durante questa Quaresima, se vogliamo essere fedeli al nostro battesimo, ricordiamoci che la Chiesa è la nostra prima famiglia, la Chiesa non soltanto dei battezzati, ma di tutti gli uomini, poiché Gesù è morto per tutti. Almeno nella preghiera, cerchiamo di essere più aperti ad ogni miseria dei nostri fratelli. Facciamo dei sacrifici per tutti coloro che soffrono. Sappiamo essere il buon Samaritano per il prossimo che Gesù mette sul nostro cammino.

Prega

Signore, non sono riuscito a distinguere il volto del Figlio dell’uomo nel carcerato a cui nessuno fa visita, non ho considerato i più piccoli degli uomini come il vero tesoro della Chiesa. Non ho diviso i miei averi con colui che ha un misero salario; mi sono dunque allontanato da te pur continuando a cercarti. Dio, Padre onnipotente, perdona i nostri peccati: perdona tutte le ore passate senza coscienza del tuo amore, tutte le energie sprecate perché non ci siamo curati di trasmettere il tuo amore, tutti i legami fraterni deteriorati perché non ci siamo preoccupati di restare nel tuo amore. Perdonaci se non abbiamo saputo osservare il comandamento d’amare il nostro prossimo perché non abbiamo amato te che ci hai mandato come prossimo il tuo stesso Figlio Gesù.

 

Vivere la Parola

Di fronte alla pagina evangelica penserò al mio incontro definitivo con Gesù, Signore della storia;

programmerò gesti concreti e costanti di solidarietà e una generosa pratica dell’elemosina.

25 febbraio 2007 - I Domenica di Quaresima

Resta con noi, Signore, nell’ora della prova

 Deserto

I miei amici sono occupati altrove e non vengono più numerosi a casa mia per confidarsi e chiedere il mio aiuto. I miei amici sono sovraccarichi di preoccupazioni e lavoro quotidiani e mi passano accanto senza le carezze di un tempo. Mi invade la fatica, il mio corpo invecchia e il mio cuore è pieno di smarrimento! È finita la mia esistenza rigogliosa! È il deserto, signore; e chi mai ha ancora bisogno di me? Perché, Signore, è necessario il deserto? Per riconoscere la mia fragilità? Per prendere coscienza che nulla mi è dovuto ma che tutto mi è donato gratuitamente? Per capire che ho tutto da ricevere da te, Dio mio, e dai miei fratelli? 

  • Lc 4,1-13

1 Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto 2 dove, per quaranta giorni, fu tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni; ma quando furono terminati ebbe fame. 3 Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, dì a questa pietra che diventi pane». 4 Gesù gli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo». 5 Il diavolo lo condusse in alto e, mostrandogli in un istante tutti i regni della terra, gli disse: 6 «Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio. 7 Se ti prostri dinanzi a me tutto sarà tuo». 8 Gesù gli rispose: «Sta scritto: Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai». 9 Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul pinnacolo del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, buttati giù; 10 sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordine per te, perché essi ti custodiscano; 11 e anche: essi ti sosterranno con le mani, perché il tuo piede non inciampi in una pietra».12 Gesù gli rispose: «E’ stato detto: Non tenterai il Signore Dio tuo». 13 Dopo aver esaurito ogni specie di tentazione, il diavolo si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato.

Medita

La Quaresima si apre con il racconto delle tentazioni di Gesù. Poste alla soglia del suo ministero pubblico, esse sono in qualche modo l’anticipazione delle numerose contraddizioni che Gesù dovrà subire nel suo itinerario, fino all’ultima violenza della morte. In esse è rivelata l’autenticità dell’umanità di Cristo, che, in completa solidarietà con l’uomo, subisce tutte le tentazioni tramite le quali il Nemico cerca di distoglierlo dalla sua completa sottomissione al Padre. “Cristo tentato dal demonio! Ma in Cristo sei tu che sei tentato” (sant’Agostino). In esse viene anticipata la vittoria finale di Cristo nella risurrezione. Cristo inaugura un cammino - che è l’itinerario di ogni essere umano - dove nessuno potrà impedire che il disegno di Dio si manifesti per tutti gli uomini: la sua volontà di riscattarlo, cioè di recuperare per l’uomo la sovranità della sua vita in un libero riconoscimento della sua dipendenza da Dio. È nell’obbedienza a Dio che risiede la libertà dell’uomo. L’abbandono nelle mani del Padre - “Io vivo per il Padre” - è la fonte dell’unica e vera libertà, che consiste nel rifiutare di venire trattati in modo diverso da quello che siamo. Il potere di Dio la rende possibile.

Prega

Manifestati a noi, Signore, in questo tempo di grazia affinché, trovandoti, il nostro giudizio si risvegli. Il nostro cuore non sia ingannato dalla capacità seduttrice del mondo, né intimidito dalla sua violenza. Fa’ che conosciamo la tua vittoria sul nemico, perché, quando hai trionfato nel deserto, tutti gli uomini - che ti appartengono - hanno superato la prova. Fa’ che viviamo con te per conoscere e poter scegliere in ogni momento il cammino che conduce alla libertà.

 

Per la lettura spirituale

Probabilmente nessuno di noi, nemmeno uno tra gli uomini, oserebbe gridare “no” di fronte a Dio. Eppure esistono mille modi di sottrarsi alla sua sovranità sulla storia. Esiste una fondamentale tentazione dovuta alla concezione che l’uomo ha del tempo - cioè, del susseguirsi dei minuti e delle ore, nella sua propria storicità - e dello spazio. O noi utilizziamo il tempo e lo spazio come circostanze all’interno delle quali l’uomo può realizzare il suo progetto fantastico sulla vita (di potere, di vanità ed anche di perfezione), oppure concepiamo il tempo e lo spazio come dimensioni fisiche nelle quali Dio rivela il suo progetto di amore sulla nostra esistenza, il progetto che permette all’uomo di scoprire il gusto della vita, il senso ultimo delle cose. La prima scelta, seguire le proprie fantasie, finisce inevitabilmente per soffocare e degradare fino al cinismo il cuore dell’uomo. Quello che è grave, è che il successo può essere ottenuto, all’inizio, con relativa facilità. Ed è grave perché questo successo iniziale ci mantiene nell’errore menzognero della nostra concezione. Vivere nel falso, significa perdere il proprio tempo, perdere la libertà. Nel secondo caso, l’uomo riconosce la relazione tra tutto quello che esiste e il proprio cuore. Tempo e spazio non soffocano il cuore ma diventano il luogo di una Presenza che commuove il cuore dell’uomo, che fa avanzare la sua libertà, felice, nella giusta direzione. Guardare e avanzare nella giusta direzione. Ecco la vera conversione.

D. JAVIER CALAVIA BALDUZ

Vivere la Parola

Francesco d’Assisi ha parlato con il lupo e il lupo ha cominciato a convivere con le persone.  Forse il lupo di Francesco non era un animale, ma una persona che si approfittava degli  altri creando miseria  e disperazione. Come famiglia e come comunità approfittiamo di questa domenica per dialogare e scoprire quali lupi in noi devono essere ammansiti e così avremo la prova più bella che il battesimo ci salva


24 febbraio 2007  - Sabato dopo le ceneri

Is 58,9-14; Sal 85; Lc 5,27-32

Insegnaci, Signore, la tua via

 Fratello

Non ho il potere di eliminare la tua sofferenza. Di fronte a te, sono povero e senza forza, non aspettarti nulla da me. Ma ciò che posso, è fermarmi e guardarti occhi negli occhi, uguale a me, ascoltarti e parlarti e forse anche sorriderti per condividere, come un pane fragrante, un boccone di amicizia. Ciò che posso, è riconoscere la tua condizione perché tu percepisca che la tua miseria diventa la mia lotta e che la mia forza diventa la tua speranza, che il tuo abbandono diventa il mio sconforto e che il mio calore diventa il tuo riparo.

Non ho il potere di eliminare la tua sofferenza né di  guarirti. Ma posso dirti: «fratello mio!»

 

  • Lc 5,27-32

27 Dopo ciò egli uscì e vide un pubblicano di nome Levi seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi!». 28 Egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì. 29 Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C’era una folla di pubblicani e d’altra gente seduta con loro a tavola. 30 I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangiate e bevete con i pubblicani e i peccatori?». 31 Gesù rispose: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; 32 io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi».

Medita

Questo passo del Vangelo ci mostra la conversione che Gesù aspetta da ciascuno di noi, ed è molto dolce: si tratta di riconoscerci peccatori, e di andare a lui come al nostro Salvatore; si tratta di riconoscerci malati e di andare a lui come al nostro medico... La peggiore cosa che possa capitarci è di crederci “giusti”, cioè di essere contenti di noi stessi, di non avere nulla da rimproverarci: perché noi ci allontaneremmo irrimediabilmente, per questo semplice fatto, dal nostro Dio di misericordia. Ma quando ci consideriamo peccatori, possiamo entrare subito nel cuore di Gesù.

Gesù non aspetta che siamo perfetti per invitarci a seguirlo. Ci chiama sapendo benissimo che siamo poveri peccatori, molto deboli. Egli potrà lasciarci per tutta la vita molti difetti esteriori; ciò che importa è che il fondo del nostro cuore resti unito a lui. I nostri peccati non saranno mai un ostacolo alla nostra unione con Dio, se noi saremo dei poveri peccatori, cioè dei peccatori penitenti, umili, che si affidano alla misericordia di Dio e non alle proprie forze. È a questa conversione d’amore e di umiltà, a questo incontro con il nostro Salvatore, che siamo tutti invitati durante la Quaresima. Tutti abbiamo bisogno di conversione e di guarigione, e Gesù ci prende così come siamo. Con lo stesso sguardo di misericordia dobbiamo guardare ogni nostro fratello, senza mai scandalizzarci, come il primogenito nella parabola del figliol prodigo, dei tesori di tenerezza che nostro Padre impiega per i suoi figli più perduti.

Prega

Ho peccato più di Matteo il pubblicano, perché da sempre conosco il tuo Nome. Ma tu mi chiami di nuovo a seguirti. Come lui voglio alzarmi, rovesciare la tavola della mia vita quotidiana, carica di false ricchezze e di commercio con lo spirito del mondo; come Levi, io ti dico: Entra da me e che la tua saggezza immoli la vittima sull’altare della mia vita. Che io divenga l’ostia dell’azione di grazie per la vita ritrovata. O Gesù, per la tua bontà, degnati di chiamarmi con il mio nome.

 

Vivere la Parola

Oggi cerchiamo di dialogare rispondendo a questa domanda: che cosa succederebbe nella nostra vita se prima di dare la nostra adesione alla comunità parrocchiale o civile invece di domandarci quanto ci guadagniamo sapessimo domandarci quanto siamo disposti a perdere, quanto siamo disposti a pagare di persona?


23 febbraio 2007  - Venerdì dopo le ceneri

Tu gradisci, Signore, il cuore penitente

 

Digiuno

Il digiuno, quello autentico, consiste nell'eliminare in modo sistematico dalle vostre labbra, le parole riprovevoli. Il digiuno, quello del vangelo, porta a pronunciare soltanto parole che, anche in momenti di conflitto, anche in periodo di disaccordo, si mantengono rispettose delle persone e rimangono cariche della più semplice benevolenza. Il  digiuno, quello vero, consiste nell'eliminare dal cuore la gelosia, talmente maligna, che pianta in voi l'invidia e il rancore nei confronti del prossimo. Il  digiuno, quello che piace a Dio, converte le vostre labbra e il vostro cuore!

  

Medita

Quando Gesù si dona a noi nella preghiera, non è il momento di digiunare. Bisogna ricevere appieno il suo amore, lasciargli una libertà completa, sapendo che il regno di Dio può realizzarsi molto bene in noi in quel momento. Non ci lasceremo mai colmare troppo da una gioia che viene direttamente dalla presenza di Gesù. Perché colui che entra nell’intimità del cuore di Gesù conosce sofferenze interiori molto profonde: sofferenze per il suo peccato e per il peccato del mondo, prove, assilli, tentazioni e dolorosissimi digiuni spirituali nel momento in cui Gesù si nasconde, e non fa più percepire la propria presenza...

La Chiesa sa che le nostre forze sono limitate, e che noi dobbiamo essere disponibili alle sofferenze più intime, più profonde, che vengono direttamente da Gesù. È questo il motivo per cui essa ha ridotto i digiuni che un tempo erano d’obbligo. Essa ne dispensa i vecchi, i malati: se il digiuno impedisce loro di pregare, se essi hanno appena la forza per restare vicino a Dio, che restino con lo Sposo: è questo l’importante!

Prega

Ecco che è venuto il tempo del digiuno, perché lo Sposo mi è stato sottratto, io non avevo lavato il mio vestito per il banchetto, e poiché guardavo indietro ho trovato la stanza del banchetto nuziale chiusa. Digiunerò, pregherò sino a quando si apriranno le porte della misericordia, fino a quando si illuminerà il volto di colui che il mio cuore ama, fino a quando potrò di nuovo contemplare la sua gloria. Non ho riempito la mia lampada dell’olio dello Spirito Santo; spogliata di buone azioni, la mia nudità davanti a te mi rende vergognoso. O mio Salvatore, salvami.

 

Vivere la Parola

Indagherò per verificare quale spazio occupa il Signore nelle decisioni riguardanti l’uso del mio tempo, le mie relazioni, i beni materiali, i miei impegni


22 febbraio 2007  - Giovedì dopo le ceneri 

Ancora

Tu, Signore, non alzi la voce contro il denaro come noi che, di fronte a esso, corrughiamo di disgusto la nostra coscienza tanto pura. Non alzi la voce contro il possesso dei beni, soltanto ci metti in guardia, Signore! Chiunque si lascia sedurre dalle ricchezze si ritrova asservito il cuore, lo spirito e il futuro, e incapace di rivolgersi verso Dio e il prossimo fissando il desiderio unicamente su se stesso. Sveglia, Signore, il nostro discernimento, perché in te e nel tuo vangelo aggrappiamo l'ancora della nostra esistenza. Allora il denaro e il possesso dei beni staranno al loro posto e avranno la sola funzione di realizzare i progetti di un’umanità fraterna e solidale creata per la felicità da condividere.

Medita

La gente parla di Gesù; essa è d’accordo sul fatto che egli sia potente, come i profeti che Dio ha mandato un tempo. È l’opinione della gente che giudica da sé, senza lasciarsi condurre dallo Spirito di Dio.

Un sondaggio tra i discepoli - Simon Pietro è il loro portavoce - dà un altro risultato: No, Gesù non è un semplice profeta! Egli è il Messia, colui che si attendeva fin dall’antichità, è il santo Salvatore. Non è un uomo, ma il Figlio di Dio. Questa risposta supera tutto ciò che gli uomini sono in grado di concepire da soli. La professione di fede di Pietro è la rivelazione di Dio. Questa risposta dettata dalla fede vale a Pietro il privilegio di diventare il fondamento della Chiesa di Gesù Cristo. Essa vive ancora oggi grazie a coloro per i quali la parola della rivelazione di Dio ha più valore di ogni conoscenza umana. Simon Pietro è il primo al quale Dio affidi la chiave della fede: ciò che egli farà o disferà sulla terra, ciò che riceverà o rifiuterà, sarà anche in Cielo. Così egli è responsabile della salvezza di molti uomini: perché cresca una comunità sulla quale le potenze degli inferi non abbiano presa.

Prega

Preghiamo lo Spirito Santo affinché la Chiesa sia pronta su questa terra ad offrire la sua vita per gli uomini e a lasciarsi ferire come ha fatto il Signore. Pronta ad offrirsi per la miseria del mondo; affinché venga il regno di Dio. Noi ti preghiamo: fa’ che giunga presto il giorno in cui potremo indirizzarti le nostre preghiere e servirti d’un solo cuore e d’un solo spirito nella pace e nell’amore del corpo di Cristo. Amen

 

Vivere la Parola

In questi primi giorni di Quaresima identificherò con chiarezza i settori della mia vita dove mettere in pratica la parola del Signore.

 


21 febbraio 2007  - Mercoledì delle ceneri

Segnati

Con le ceneri sulla nostra fronte, viene tracciato il segno, Signore, di coloro che, alla tua chiamata, partono gioiosamente per condividere. Perché, anche se essa ci conduce su strade impervie, la nostra condivisione sarà gioiosa perché generata dalla nostra misericordia e dalla nostra compassione, e trasmetterà ai nostri fratelli la gioia della nostra calda presenza prima ancora di trasmettere pane o vino o denaro o altri beni materiali! Il nostro condividere sarà certamente gioioso poiché attraverso di noi, sei tu, Signore, che delicatamente ti prendi cura degli abitanti della terra!

 Medita

Il mercoledì delle Ceneri, la cui liturgia è marcata storicamente dall’inizio della penitenza pubblica, che aveva luogo in questo giorno, e dall’intensificazione dell’istruzione dei catecumeni, che dovevano essere battezzati durante la Veglia pasquale, apre ora il tempo salutare della Quaresima.

Lo spirito comunitario di preghiera, di sincerità cristiana e di conversione al Signore, che proclamano i testi della Sacra Scrittura, si esprime simbolicamente nel rito della cenere sparsa sulle nostre teste, al quale noi ci sottomettiamo umilmente in risposta alla parola di Dio. Al di là del senso che queste usanze hanno avuto nella storia delle religioni, il cristiano le adotta in continuità con le pratiche espiatorie dell’Antico Testamento, come un “simbolo austero” del nostro cammino spirituale, lungo tutta la Quaresima, e per riconoscere che il nostro corpo, formato dalla polvere, ritornerà tale, come un sacrificio reso al Dio della vita in unione con la morte del suo Figlio Unigenito. È per questo che il mercoledì delle Ceneri, così come il resto della Quaresima, non ha senso di per sé, ma ci riporta all’evento della Risurrezione di Gesù, che noi celebriamo rinnovati interiormente e con la ferma speranza che i nostri corpi saranno trasformati come il suo. Il rinnovamento pasquale è proclamato per tutta l’umanità dai credenti in Gesù Cristo, che, seguendo l’esempio del divino Maestro, praticano il digiuno dai beni e dalle seduzioni del mondo, che il Maligno ci presenta per farci cadere in tentazione. La riduzione del nutrimento del corpo è un segno eloquente della disponibilità del cristiano all’azione dello Spirito Santo e della nostra solidarietà con coloro che aspettano nella povertà la celebrazione dell’eterno e definitivo banchetto pasquale. Così dunque la rinuncia ad altri piaceri e soddisfazioni legittime completerà il quadro richiesto per il digiuno, trasformando questo periodo di grazia in un annuncio profetico di un nuovo mondo, riconciliato con il Signore.

Prega

Noi ti benediciamo, o Dio, per il periodo santo della Quaresima, che tu ci concedi in preparazione alla Pasqua. Portaci, attraverso il digiuno, ad avere fame di te e a non essere schiavi delle creature. Insegnaci, attraverso la pratica dell’astinenza, a dividere i nostri beni con coloro che ne hanno bisogno. Aiutaci, attraverso la preghiera e il silenzio, a trovare nella croce di tuo Figlio il nostro riposo e la nostra gioia. Amen

 

Vivere la Parola

All' inizio del cammino quaresimale mi accosterò al sacramento della riconciliazione per purificare il cuore e per imparare a vivere da figlio di Dio.

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