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Miniera spirituale
Chissà cosa penseranno manager e imprenditori moderni di questo strano possidente che si preoccupa più degli sfaccendati che dei suoi affari; che trascura i suoi poderi, per tenere d’occhio quanto avviene sulla pubblica piazza; che retribuisce gli operai con criteri a dir poco inusuali, dove di giustizia retributiva sembra essercene davvero poca. La sua frase “Non posso fare delle mie cose ciò che voglio?” fa pensare o alle stravaganze di un ricco sfondato che si può permettere qualsiasi cosa, persino di sovvertire le più elementari leggi di economia e finanza o all’insipienza di un padrone che di questo passo si espone inevitabilmente al fallimento. Ma tutto ciò “sembra” appena: la verità è che, come tutte le parabole di Gesù, anche questa è giocata sul paradosso. Il racconto della parabola, infatti, al momento culminante, prende una piega inattesa che rivela modi di pensare e agire totalmente diversi da quello consueti e ottiene così due risultati: contestare come assai poco normale la “normalità” su cui si regge il mondo e annunciare un evento sorprendente e inatteso che provoca un modo nuovo di vedere la realtà. Non ci vuole molto infatti a capire che con questo Vangelo il Signore dà anzitutto un colpo basso alla meritocrazia che governa e muove il mondo: a chi infatti vanno premi e riconoscimenti da parte dell’opinione pubblica? A chi se li merita ovviamente, perché sa fare più denaro, ha più successo, è più bravo a scuola, più produttivo in fabbrica, più meritevole in condotta, più professionalmente capace, a chi realizza la suprema legge sportiva dell’altius-citius-fortius...Con la parabola odierna, il Signore intende contestare questa mentalità universalmente riconosciuta e accettata che facendo dipendere la ricompensa dai meriti acquisiti e premiando le persone in relazione ai risultati, spacca ancor di più un mondo già diviso di suo, approfondisce e legittima le disuguaglianze, condanna i deboli e i poveri e premia i ricchi e i potenti. E’ la stessa mentalità che spinge la meritevole gente di buon cuore a commuoversi per la sorte dell’innocente cagnolino caduto nel dirupo e promuovere una raccolta fondi per il suo riscatto e a mostrare indifferenza, anzi insofferenza verso le persone colpevoli di minacciare la loro tranquillità, se affondano in mare insieme alle sgangherate carrette che li trasportano…Gesù ci ricorda che se Dio decidesse di applicare rigorosamente un simile modo di pensare e agire all’umanità, non si salverebbe nessuno, perché chi di noi può vantare meriti acquisiti o pretendere qualcosa da Lui? Per fortuna Dio è un padrone insolito che si preoccupa più del bene dei dipendenti che non dell’azienda, anzi ha creato la seconda per i primi e non viceversa come avviene di solito. Un padrone strano che recluta i lavoratori senza imporre test o colloqui di idoneità: infatti sa cogliere subito di ognuno il lato migliore; e non impone limiti di età o clausole contrattuali a chi si mette alle sue dipendenze; se poi assume, non licenzia più, né ha lavoratori in esubero. Il Buon Dio è amministratore scrupoloso che non lascia nessuno dei volenterosi operai della prima ora senza la ricompensa promessa, ma usa una generosità sorprendente verso chi, arrivato all’ultimo momento, rischia di rimanere a mani vuote: come canta Maria nel Magnificat Dio è infatti colui che riempie di beni la vita vuota dei miseri. Se il Padre dei cieli dà all’ultimo quanto al primo, è perché non vuole che nessuno dei suoi figli si senta umiliato al suo cospetto o emarginato rispetto ai più bravi. A questo punto la strana frase “Non posso fare delle mie cose ciò che voglio?” è chiara: se ciò che Dio vuole è solo il bene dell’umanità e di ogni persona, di conseguenza il bene di ognuno e di tutti è questa volontà divina che per fortuna segue criteri così diversi dai nostri nel distribuire i suoi doni. Poiché la vigna di Dio è il mondo di tutti e la vita di ognuno; la chiamata a lavorarvi è la comune vocazione cristiana: sono questi i doni di Dio, così come è dono l’impegno di chi vi lavora e poco importa che abbia sopportato il peso della giornata e il caldo o sia arrivato all’ultimo momento. E la volontà divina altro non è che il dono generoso e immeritato che Dio fa di se stesso perché lo mettiamo in circolazione, perché lo restituiamo a Lui e al prossimo. da “L’Eco di Bergamo”
Dai «Discorsi» di
Sant'Andrea di Creta, vescovo.
Essa è il mezzo
e la via per il ritorno allo stato originale.
"Bisogna che sia innalzato" (Gv. 3,14).
Quel “bisogna” testimonia tutto l'amore e tutta la misericordia di Dio per noi.
Un dio che non si da per vinto al "no" dell'uomo e manifesta tutta la potenza
dell'amore nella croce del Suo unico Figlio. La croce è dunque punto cruciale per dirigere lo sguardo dal basso verso l'alto, dalla terra al Cielo. Morso dal serpente, l'uomo peccatore guarda verso l'alto, verso colui che "si è fatto peccato" per amore ed inchioda sulla croce tutta la miseria umana al fine di riportare in maniera rinnovata l'uomo allo splendore della sua gloria di figlio di Dio.
Bereshit, in principio. Dio ricrea in cristo crocifisso un nuovo e perfetto
inizio. Gesù aveva preannunciato questa reazione, frutto dell'ignoranza (Mt. 28.31), ma questo "scandalo" era nel disegno di Dio. Tutta la Scrittura parla di questo. Lo sa bene San Paolo che entra nel vivo del mistero parlando della Sapienza di Dio che va oltre la logica umana. Gesù appeso al legno della croce ha permesso di inchiodare il peccato nella carne (Rm. 8, 3). In tal modo la sentenza della legge è stata eseguita, ma nello stesso tempo, inchiodandola alla croce, ha distrutto la sua supremazia (Col. 2,14) facendo germogliare la legge nuova dell'amore del Padre (Gv. 17). Sopprimendo le antiche divisioni del peccato ha riconciliato a sé tutto il Creato (Sl. 150). "La pienezza della vita ingoiò la morte, essa fu assorbita dal Corpo di Cristo" (S. Agostino). Ed è la Luce!
Cristo, Via, Verità e Vita svela così il vero volto di Dio, il volto del Padre. Così che quel legno, un tempo abominio, diventa amabile altare dove il vero altare, Cristo Gesù, si dona compiutamente. Qui il Re canta il suo poema verso la sua sposa redenta dal suo "sì" all'uomo e al Padre. La croce diventa "cassa di risonanza" perchè il suono "perfetto della ri-creazione" prenda forma e sostanza e diventi "musica" che genera la "sinfonia" dell'uomo nuovo in Cristo. Sulla Croce la Santissima Trinità si esalta. Padre e Figlio e Spirito Santo sono tutti e tre uno, per dare frutti succosi e sanguigni alla sete infinita dell'uomo, per curare ogni miseria, peccato e ferita. Per sanare ogni dubbio e paura.
Per illuminare ogni cecità e scaldare ogni freddo e ogni cuore gelido e
indurito.
Gesù crocifisso, dunque, educa allo sguardo... quello verso il Cielo.
La morte è vinta da Cristo e il nostro sguardo è guarito.
S. Teodoro Studita, abate, Discorso sull'adorazione della croce; PG 99, 691-694, 695. 698-699
dono preziosissimo della croce! Quale splendore appare alla vista! Tutta bellezza e tutta magnificenza. Albero meraviglioso all'occhio e al gusto e non immagine parziale di bene e di male come quello dell'Eden. E' un albero che dona la vita, non la morte, illumina e non ottenebra, apre l'udito al paradiso, non espelle da esso. Su quel legno sale Cristo, come un re sul carro trionfale. Sconfigge il diavolo padrone della morte e libera il genere umano dalla schiavitù del tiranno. Su quel legno sale il Signore, come un valoroso combattente. Viene ferito in battaglia alle mani, ai piedi e al divino costato. Ma con quel sangue guarisce le nostre lividure, cioè la nostra natura ferita dal serpente velenoso. Prima venimmo uccisi dal legno, ora invece per il legno recuperiamo la vita. Prima fummo ingannati dal legno, ora invece con il legno scacciamo l'astuto serpente. Nuovi e straordinari mutamenti! Al posto della morte ci viene data la vita, invece della corruzione l'immortalità, invece del disonore la gloria.
Perciò non senza ragione esclama il santo Apostolo: «Quanto a me non ci sia
altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della
quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo» (Gal 6, 14).
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